LO STEMMA
Troncato, nel 1° d’azzurro al Santo di carnagione, mitrato d’oro, impugnante con la destra un pastorale pure d’oro ; nel 2° d’argento al castello di rosso, murato di nero, torricellato di tre torri, quella centrale più elevata, merlate ciascuna di tre alla guelfa. Ornamenti esteriori da Comune.
IL GONFALONE
Drappo troncato, di bianco e d’azzurro, riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dello stemma sopra descritto con la iscrizione centrata in argento : Comune di San Mauro Marchesato. Le parti di metallo ed i cordoni saranno argentati. L’asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d’argento.
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Nel parlare di San Mauro si legge (annuario scolastico “La scuola in Calabria”, Istit. Edit. “La scuola Campana”, Napoli, 1926, p.383):
“La sua fondazione si fa risalire alla sconfitta toccata da Annibale presso la città di Cotrone (odierna Crotone), 196 anni avanti Cristo, per opera dei componenti di una colonia della Mauritania, sfuggiti all’orrenda carneficina di Annibale, e che si rifugiarono sul monte Chibano presso Seberina, mettendosi sotto la sua protezione. La colonia conservò per molti secoli il nome Mauritania; indi si disse Maurum e nell’era cristiana San Mauro, a cui venne aggiunto l’appellativo di Marchesato perché situato nel centro dell’antico Marchesato di Cotrone.”
Mettendo da parte la poco chiarezza sintattica del brano e sorvolando sulla presunta sconfitta di Annibale presso Crotone che non ci fu, da quanto se ne sa l’efferata strage ordinata dal duce cartaginese nei pressi di Crotone prima di lasciare per sempre il suolo dell’Italia ebbe come vittime le bande italiote che si erano rifiutate di seguirlo in Africa. Non vi è cenno, nel racconto liviano (XXX libro) che un qualsiasi reparto dei Mauri si fosse sottratto all’imbarco.
Lo storico latino aggiunge:
“Dispersa l’inutile turba di militi sotto aspetto di presidi nei borghi più importanti dell’agro bruzio, i quali in piccolo numero erano trattenuti più dalla paura che dalla fedeltà, trasporto in Africa i reparti migliori che erano nell’esercito, dopo avere ordinato di uccidere iniquamente nel tempio di GiunoneLacinia, inviolato fino a quel tempo, molti di stirpe italica che, rifiutandosi di seguirlo in Africa, vi si erano ritirati.” Correva l’anno 2003 avanti Cristo e non il 196…
Volendo aderire ad ogni costo alla tesi dei Mauri fondatori di S.Mauro, occorrerebbe pensare che Annibale avesse inviato a Siberene o “Severiana”, “un oscuro villaggio ignoto alle fonti classiche”, per custodirla, ma col segreto proposito di sbarazzarsene, un piccolo contingente di Mauri ammalati o feriti irrecuperabili, e che poscia la cittadina li avesse relegati a San Mauro.
La tradizione, così come ci è stata presentata, ha tutta l’aria di essere stata montata dalla fantasia di un noto arciprete, studioso di classici. In effetti l’autentica tradizione popolare afferma tuttora e con semplicità che il paese venne fondato dagli Africani che negli antici tempi invasero le nostre terre e che il loro capo, tal Mauro, avrebbe dato il suo nome al paese.
Adesso tentiamo una ricostruzione storica più dettagliata.
Nel IX secolo, troviamo Siberene, in seguito detta S.Severina, sede di un emirato arabo per circa mezzo secolo.
Verso l’anno 840, salvatasi a stento Crotone, cadde anche Leonia, piccola fortezza più a valle di S. Severina. Essa fu rasa al suolo ed è da pensare che che una fine simile facessero i piccoli vicinissimi villaggi. Dopo tanti tentativi fatti dai Bizantini di scacciare gli arabi da S.Severina, correndo l’anno 885 arrivò il valoroso Nicodemo Foca che riuscì nell’impresa.
C’è chi dice che l’esercito di bizantini fosse un’accozzaglia di predoni, peggiori degli stessi arabi, e che nel loro passaggio ghermirono nelle campagne migliaia di Italiani fra i sudditi fedeli all’imperatore. Niceforo, sicuro di incontrare nelle sue milizie altro che disobbedienza ed indisciplina, lasciò fare. Quando fu richiamato in patria, egli ricondusse il suo esercito a Brindisi per imbarcarlo, trascinandosi dietro il miserabile gregge dei prigionieri pronti ad essere venduti sui mercati dell’Oriente. Ma lì Niceforo diede l’ordine preciso che i soldati fossero i primi ad imbarcarsi. Non appena le truppe furono tutte sulle navi, fece tirare le ancore e spiegare le vele lasciando sulla riva i prigionieri italiani ed arabi, tutto ad un tratto restituiti della libertà.
Potrebbe darsi che, una tribù moresca, ormai dimentica della terra d’origine ed affratellata dalla lunga convivenza e dai comuni pericoli corsi,col beneplacito del popolo severinate e consenziente le autorità bizantine, sia rimasta nelle vicinanze della città e vi abbia fondato o ripopolato il casaletto che, col suo nome arabo “Mawru”, poscia grecizzato e latinizzato,avrebbe conservato il ricordo imperituro dell’evento. Da notar che il fatto non era insolito, se si considera che i Normanni, allorché s’impadronirono della Calabria, trovarono da noi abitatori delle più varie estrazioni: greci, latini, arabi, slavoni, ungari, longobardi, ebrei. E’ a questo stato di cose che risale la vera tradizione popolare sammaurese.
Secondo alcune fonti, non molto dopo la conquista di Niceforo Foca, a causa della caduta di tutta la Sicilia sotto il dominio degli Arabi, arrivarono in Calabria, dalla vicina isola, numerosi profughi cristiani trovandosi buona accoglienza nella diocesi di S.Severina e in quelle vicine. Il paesello dei Mauri, secondo la consuetudine bizantina di dare il nome dei Santi ai luoghi di recente fondazione, fu detto “S.Mauro”, evidentemente per una ragione di omofonia. L’attuale nostra S.Mauro si può tranquillamente considerare, con al sua ubicazione su una collina circondata da valli e dirupi, un tipico “castello” bizantino;. L’insediamento in loco di una popolazione greco-bizantina o la bizantinizzazione della popolazione raccogliticcia ivi residente è resa manifesta soprattutto dalla toponomastica rurale. Si sa che i nomi dati ai terrini sfidano i secoli. Nei documenti del ‘500 e del ‘600 ed ancora oggi sono stati rilevati: “Caravà”, “Ramadà”, Caladìa”, “Varvariti”, Castellace” e tanti altri.
Sopra tutti i toponimi emerge il più antico e il più noto di essi, “Caravà”, che servì a distinguere la nostra Sa.Mauro dall’altra presso Corigliano: “San Mauro de Carava” èinciso sul sigillo dell’Università e lo si legge spesso nei registri Angioni ,Aragonesi e successivi. Gli arabi o Mauri, ai quali abbiamo attribuito il diritto di priorità nella fondazione della cittadina attuale, è noto come essi abbiano poco influito sulla toponomastica dei nostri luoghi.
Personaggi
Famiglia Bisbiglia
Famiglia nobile, tra le più ricche del paese. Tra i suoi membri si ricordano Don Stefano, sacerdote vissuto nel XVIII secolo, e Don Scipione rettore delle congregazioni delle chiese del Santo Rosario e dell’ Immacolata (XVIII).
Nella propria della famiglia c’era anche il fondo chiamato Destre di Stranges che confinava con il territorio di Roccabernarda. In questo terreno nel XIX secolo fu edificato un oleificio.
Famiglia Salerno
Originaria di Catanzaro, La famiglia sostituì i Bisbiglia nell’egemonia del paese agli inizi dell’800. Don Francesco Falerno il 5 maggio 1821 fu eletto consigliere distrettuale.
Famiglia Poerio
Di origine settentrionale, arrivarono in Calabria nel XV secolo. I membri di questa famiglia furono quasi tutti professionisti e diversi sono stati sindaci del paese.
Leonardo Gallucci
Perito agrario, nacque nel 1911. Tenente dell’esercito italiano, combattè sul fronte greco-albanese. Dopo la sua morte, fu onorato della medaglia d’oro al valore militare. Morì a Pleu I Kieve il 2 dicembre 1940.
Rosario Marescalco
Cavaliere ufficiale. Fu podestà di San Mauro Marchesato dal 1927 al 1937. Durante il suo mandato arrivarono in paese per la prima volta la luce elettrica e l’acqua alle fontane pubbliche.
Raffaele Poerio
Medico e uomo di cultura, nacque il 5 aprile 1897. Amministrò il comune di San Mauro Marchesato nel 1926. Venne nominato nel 1966 presidente nazionale dell’auto club medico d’italia. Morì il 23 settembre 1979.
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Le Feste:
S.Giovanni Battista (patrono) 24 Giugno
Per il giorni dedicato al patrono di S. Mauro sono previsti soltanto riti religiosi
Madonna del Soccorso Ia domenica di Giugno
E’ la festa più partecipata che si svolge in paese. Per l’occasione si accendono le luminarie e le strade vengono invasate dai colori delle bancarelle. Oltre ai tradizionali riti religiosi sono previsti intrattenimenti folcloristici, giochi popolari, concerti e lo spettacolo dei fuochi d’artificio.
San Francesco di Paola 14 Agosto
La festa è preceduta da un triduo. Dopo la celebrazione della messa si accompagna la statua del santo in processione. Il rientro nella chiesa madre è salutato da alcuni botti beneaugurati.
Le Manifestazioni:
Estate Sanmaurese in Agosto
Nelle piazze principali del paese, nel mese di Agosto, si svolgono concerti di musica leggera con artisti di fama internazionale. Ma le serate più partecipate sono quelle in cui si tiene il “festival della canzone inedita” e la “festa dell’emigrante”
I Proverbi
:
S’è figghju i gatti surici piggja, sundi piggja figgjiu unnè
Se prende i topi è figlio di gatti, se non ne prende non lo è.
U pede che anda cchiu perda ca guadagna
Il piede che va più perde che guadagna (la persona che cammina, andando dove non dovrebbe, ha più da perdere che da guadagnare)
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Il territorio Sammaurese presenta un alto rilievo paesaggistico e mostra quelle caratteristiche tipiche della vegetazione meridionale fatta di macchia mediterranea, estesi campi di grano, uliveti antichi, querceti secolari, antichi boschi tradizionali e più recenti boschi di eucaliptus che provocano un evidente contrasto col caratteristico paesaggio che siamo soliti ammirare nel marchesato. I calanchi, poi, presenti nel nostro territorio, sono tra i più tipici paesaggi collinari calabresi e caratterizzano vaste aree del territorio Crotonese. Sono luoghi particolarissimi, che sembrano avvolgere il visitatore e proiettarlo a grande distanza dalle aree abitate creando una sensazione di solitudine e lontananza che è legata all'aspetto desertico di questi singolari scenari. Al contrario, per chi ne sa apprezzare la luminosità, l'ampiezza degli orizzonti, le minute sculture orografiche, sono in realtà luoghi di grande interesse e suggestione, dove a ogni passo, oltre ogni cresta, sul fondo di ogni solco si scoprono angoli sempre mutevoli nelle forme e nei colori.
San Mauro da sempre è stato un paese agricolo ecco perché il paesaggio è strettamente legato all’agricoltura. Pertanto tipici paesaggi forestali, come i boschi, la macchia mediterranea, si legano e si confondono con i paesaggi agrari, quali i seminativi, gli uliveti, gli agrumeti e i vigneti, e creano un mosaico armonioso di vegetazione che muta colorazione all’alternarsi delle stagioni.
Il paesaggio Sammaurese oltre a restituire sensazioni visive piacevoli e a testimoniare la nostra storia è anche una manifestazione funzionale dell’ambiente pertanto per coglierne l’essenza necessita di una discriminazione del territorio in classi di qualità dal punto di vista ecologico – ambientale (suolo, seminativo, uliveto, vigneto, agrumeto ecc.).
Non si può certo dubitare della grande religiosità che, in ogni epoca, fu propria degli abitanti di San Mauro Marchesato. Nulla si può dire circa le Chiese e le istituzioni religiose che di sicuro esistettero nella cittadina nei secoli che precedettero il suo spopolamento, avvenuto, come si sa, nella seconda metà del ‘400 e protrattosi per circa un secolo. Solo verso la meta del ‘500 il casale di S.Mauro sorse a nuova vita conservando l’antico appellativo di “de Carava”. Non sappiamo dire quali e quante chiese vennero costruite poiché successivi terremoti ed altre calamità spesso gravemente danneggiarono la cittadina radendone al suolo gli edifici. E’ documentato che “Alfonso de Rasis della città di Santa Severina” ricopriva le cariche di “arciprete di S. Mauro” e di “notaro apostolico” quindi questo lascia presupporre l’esistenza di una chiesa parrocchiale.
Brevi e spesso poco chiare iscrizioni, rilevate nelle chiese attuali, risalgono ai principi del ‘600, ma non si può affermare che campane e lapidi che le ostentano siano sempre appartenute alle chiese che oggi le conservano.
I Sammauresi tribolarono parecchio durante la loro esistenza plurisecolare poiché, oltre a soggiacere al dominio di governi e di feudatari esosi, dovettero subire, quasi indifesi, guerre, invasioni, scorrerie piratesche, malannate, pestilenze, terremoti. Era particolarmente grande la fede dei poveri, dei derelitti, dei perseguitati, che costituivano la stragante maggioranza della popolazione. Venivano fatte molte donazioni non solo dai ricchi ma anche dai poveri. Le donazioni dei poveri avevano due finalità: crearsi meriti per l’aldilà e sottrarre i beni all’avidità e alla rapacità dei loro padroni e signori. La Chiesa, incline ai sensi di umanità, dietro la corresponsione di un lieve canone conservava loro, e spesso ai loro figli, l’uso della terra, la cui coltivazione era allora l’unica fonte di vita. I sacerdoti amministravano tutti quei beni e, dalla sapiente manipolazione di tutte quelle rendite, trassero grandi benefici le loro famiglie, dal cui grembo ebbe origine quella piccola borghesia paesana che costruì la croce e la delizia dei loro concittadini. Negli Onciari settecenteschi di tutti i paesi della nostra Calabria pullulano i nomi di arcipreti e sacerdoti straricchi, i quali trasmisero le loro ricchezze ai “nipoti”, dando origine a Casati che ancora oggi vanno per la maggiore.
San Mauro Marchesato, tra i suoi tanti beni culturali e preziosità antiche, è gelosa custode del pur modesto Santuario della Madonna del Soccorso e, a quanti visiteranno questo luogo sacro per tutto l’arco dell’anno giubilare, convenientemente preparati, sarà concessa l’indulgenza plenaria appunto perché tappa del Giubileo del 2000 e ciò per volontà dell’Arcivescovo di Crotone - Santa Severina, vista la Bolla "Incarnationis Mysterium" e il Decreto della Penitenzieria Apostolica. E nel territorio della Chiesa crotonese, assieme al nostro Santuario del Soccorso, sono tappe per l’acquisto delle indulgenze giubilari anche la Basilica Minore del capoluogo, la Concattedrale di Santa Severina, il Santuario di Capo Colonna, l’ex cattedrale di Belcastro, il Santuario della Madonna Greca di Capo Rizzuto, l’ex cattedrale e la chiesetta della Madonna di Vergadoro di Strongoli, l’ex Cattedrale di Umbriatico, i Santuari francescani dell’Ecce Homo di Mesoraca, del Crocifisso di Cutro e della Santa Spina di Petilia Policastro,, la Madonna di Manipuglia di Crucoli, della Madonna d’Itria di Cirò, della Madonna delle Grazie di Caccuri, quella di Setteporte di Rocca di Neto, San Michele di San Nicola dell’Alto, l’Eremo della Santa Croce di Corazzo e il Monastero delle Carmelitane di Campione sopra le alture di Capo Colonna.
Alle porte di San Mauro Marchesato, all’incrocio della strada per il centro cittadino con la statale 109 per Santa Severina e San Giovanni in Fiore, sorge il Santuario detto della Vergine del Soccorso. Si tramanda che al posto dell’attuale sacro sito crescesse un foltissimo roveto dove sarebbe stato trovato un quadro della Madonna e portato in paese nella chiesa parrocchiale(di cui diremo più avanti) e da qui sparisse e a più riprese venisse ritrovato nel primario luogo del rinvenimento. Da ciò ne discese che la Madonna volesse eretta una chiesa nel punto preciso dove ora è venerata. La zona circostante il Santuario è denominata "le forche" ed ha sempre suscitato paure ed ansie fra la gente e la tradizione ci dice che durante le tante guerre vi si nascondevano soldati e orde turche ed il titolo dato alla Vergine fa pensare al soccorso dato alla popolazione. Il Santuario fu costruito in data molto remota e comunque nel 1745 fu ricostruito a seguito di un terremoto, come si ricava dalla scritta sul portale.
Di notevole interesse artistico è la cupola della chiesetta poggiante su pianta quadrata con tamburo rotondo, ricoperta di tessere ovoidali variopinte alla maniera mosaicale. Scrive P. Maone:" vista da lontano, la cupola dà un’intonazione orientale al paesaggio, apparendo depressa e schiacciata nella calotta a turbante, mentre il tamburo che la sostiene appare alto e slanciato. Non potendosi pensare ad un lavoro molto antico, c’è da supporre che gli artisti che la costruirono abbiano avuto per modello la chiesetta bizantina di Santa Filomena detta anche del Pozzolio di Santa Severina . Sull’altare centrale policromo è sostenuto da due colonne appare il quadro della Vergine del Soccorso, probabilmente del ‘700 e protetto da una cornice vitrea offerta nel 1949 dai dipendenti delle Ferrovie Calabro Lucane, probabilmente per un licenziamento in massa miracolosamente scongiurato. La sacra icona è festeggiata solennemente la prima domenica di giugno con grande concorso di fedeli dei paesi limitrofi.
E San Mauro Marchesato non è solo il Santuario della Vergine del Soccorso, vi è anche dell’altro. Tra le antiche strade del centro abitato incontriamo la chiesa parrocchiale della Matrice intitolata a San Giovanni Battista. Questa sorge su pianta rettangolare a tre navate con la navata centrale sopraelevata sulle altre ed un campanile, originariamente alquanto basso e, nell’ultimo dopoguerra, elevato ma non tanto rispetto al tetto della chiesa e che conserva una seicentesca campana. All’interno tra le tante pregevoli o meno opere d’arte notiamo: una statua lignea di San Francesco di Paola dell’800; un quadro raffigurante San Mauro; sul soffitto, l’Ultima Cena tela proveniente da una antica chiesetta di Santa Severina; sopra il portale interno la cantoria in legno con quadro della Deposizione proveniente dalla scomparsa chiesa di Santa Maria la Nova; infine il litico fonte battesimale seicentesco proveniente, con molta probabilità, dalla, ormai scomparsa, limitrofa ed antichissima Leonia o San Leone sede vescovile suffraganea della metropolia di Santa Severina; tra gli arredi sacri ben custoditi: un calice d’argento dell’800 di un tal Bisceglia; un ostensorio argenteo voluto dall’arciprete Fortunato Bernardi nel 1839 ed altro ostensorio sempre della famiglia Bisceglia.
Le Chiese:
SANTUARIO MADONNA DEL SOCCORSO
E’ un antichissimo tempio che sorge all’ incrocio della strada provinciale per S.Mauro con la SS 109, a circa un chilometro dal centro abitato, nella località chiamata “le forche”. Sembra sia stato edificato in epoca bizantina. E’ caratterizzato dalla presenza di una grande cupola rivestita con tegoline disposte a livelli concentrici.- Nella facciata principale si apre il portale ad arco in pietra sormontato da motivi ornamentali costituititi da conchiglie e teste di bimbi. In alto un rosone centrale, che insieme a quattro monofore laterali donano luce all’interno. Sulla destra c’è un piccolo campanile sopraelevato.
Nella chiesa, a pianta rettangolare e a unica navata, sono custoditi alcuni quadri rappresentati la Madonna del Carmine, San Domenico, la Madonna della Catena. Presenti anche le statue di Santa Lucia e della Vergine del Soccorso (quest ’ultima fu restaurata nel 1933). La zona absidale è dotata di balaustra. L’altare è in marmo policromo e dietro di esso campeggia l’antico quadro della Madonna del Soccorso sorretto da due colonnine.
( Santuario Madonna del Soccorso )
LA CHIESA DELL’IMMACOLATA
Nella parte più antica del centro abitato troviamo l’imponente torre campanaria dell’antica chiesa dell’Immacolata, già evidenziata nel Catasto Onciario del 1743, con pianta rettangolare e due navate, addossata alla vecchia chiesa di Santa Caterina, dalla quale è divisa da uno spesso muro; ma, una volta praticata un’apertura in detto muro, le due chiese si sono rese comunicanti. Questa chiesa conserva ingenti opere d’arte che vanno dal ‘700 a tutto il 1800
CHIESA DI MARIA SANTISSIMA ANNUNZIATA
L’edificio sacro, che si trova nel cimitero del paese, fu gestito dalla famiglia Modio di Crotone. Nel 1983 subì un importante restauro e fu aggiunto l’alto campanile che si trova a sinistra della sobria facciata. Le campane qui custodite risalgono al 1914 e un tempo erano sistemate nell’ex orologio comunale.
CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA (CHIESA MADRE)
L’attuale chiesa fu edificata tra il 1837 e il 1838, anche se notizie di un edificio sacro posto in questo stesso luogo risalgono al ‘600.
La parrocchiale ha subito nel tempo numerose modifiche e rifacimenti. Si presenta con un corpo centrale più alto posto tra due ali ribassate. Nella sobria facciata principale si aprono tre portali ,quello centrale ha un arco in pietra. La chiesa è affiancata da una torre campanaria a base quadrata con orologio. L’interno è a tre navate. L’altare maggiore risale agli anni ’70. AL centro, in una cornice marmorea sormontata da un timpano spezzato, è posto un grande crocifisso ligneo fatto arrivare da Lecce nel 1914. Nella navata sinistra è collocato un altare dedicato a San Nicola di Bari, mentre in quella destra è visibile una statua in legno di San Vincenzo Ferreri. Sono custodite in oltre, la statua professionale di San Giovanni Battista e le sculture lignee di S. Michele Arcangelo e di S. Francesco di Paola. Quest’ ultima realizzata con il legno di un pero selvatico, si trova nella navata di sinistra.
PALAZZO SALERNO
Edificato in epoca settecentesca, si eleva su due livelli, l’ultimo dei quali caratterizzato dalla presenza di balconi con ringhiere in ferro battuto. Il palaza è affiancato da un arco in pietra che poggia su piedritti lavorati e che ha un decoro alla chiave di volta. Introduce in una corte interna a cielo aperto.
PALAZZO POERIO
Affaccia sulla chiesa dell’Immacolata. Formato da due livelli, al primo è rivestito da bugne squadrate. Il portale d’acceso ha un arco a tutto sesto.
PALAZZO NICOTERA BARBUTO
E’ un lungo edificio in piazza Carrera che si eleva su due piani e ha un ampio giardino annesso. La facciata principale è in pietra a faccia vista con balconcini in ferro battuto. Il portale ha un’ arco in pietra.
MONUMENTO AI CADUTI
In Largo Soccorso, in un grande giardino, c’è un monumento eretto in ricordo dei sanmauresi caduti durante la prima e la seconda guerra mondiale. E’ costituito da una colonna sovrastata da un’acquila di Bronzo con le ali spiegate.
( Monumento ai caduti )
( Campanile Chiesa Immacolata )
CASA GIULIANI
La casa, che fu del notaio Francesco Giuliani, fu edificata nel 1810 nel rione Torre.
CASA COMUNALE
L’edificio si trova in piazza del Popolo ed è sede del comune dal 1867. La struttura un tempo ospitava la Chiesa del Purgatorio, formata da un'unica navata. Conserva ancora un orologio sulla facciata esterna.
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LA CUCINA
Varia è la cucina locale che conserva i sapori della tradizione contadina. Ottimi i salumi come la soppressata, la salsiccia e la 'nduja ottenuta con gli organi del maiale. Abbondanti i latticini, il formaggio, la ricotta e il caciocavallo, prodotti ancora con metodi artigianali. Preparati in vari modi sono i fichi secchi (con il miele, le noci, lo zucchero).
Frittata di frittuli
Ingredienti: Uova, frittuli (cotiche di maiale che si cuociono nella caldaia di rame insieme al grasso e a tutti i resti dell'animale), pecorino grattugiato, olio d'oliva.
Procedimento: Amalgamare le uova sbattute con abbondante pecorino grattugiato. Friggere quindi in una padella con olio aggiungendo i frittuli. Tagliare poi la frittata a striscioline da condire, se si vuole, con la salsa di pomodoro aromatizzata con foglie di basilico.