LO STEMMA
Immagine su campo azzurro di San Nicola Vescovo vestito di bianco, mitrato con una lunga stuola fregiata sopra la veste, che tiene nella mano destra un Pastorale
IL GONFALONE
Drappo partito di bianco e di blu, riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dello stemma con l’ìiscrizione centrata in argento “Comune di Scandale”. Le parti di metallo ed i cordoni sono argentati. Cravatta con nastri ricolorati dai colori nazionali frangiati d’argento.
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Scandale è un paese di remote origini. Nel suo territorio sono stati trovati vari reperti archeologici risalenti al Neolitico, che si possono ammirare nel museo di Crotone. Alla fine dell’Ottocento il marchese Lucifero trovò una ventina di tombe che gli studiosi collocano tra il VI e il III secolo a.C.
Il vecchio paese, che si trovava poco distante, dal XIII al XV secolo fu feudo della famiglia Sanfelice. L’attuale Scandale, che per un certo periodo fu chiamata anche Gaudioso, fu fondata nel 1555 dal principe Galeotto Carafa, sulla collina dove c’era una volta la chiesa della “Pietà”.
Il paese si estese poi nella parte bassa. Da allora passò a far parte integrante del territorio di Santa Severina, assieme a San Mauro, quindi ebbe come feudatari i Ruffo, i Carafa, gli Sculco di Crotone e infine i Grutther.
Nel periodo della spedizione del Cardinale Fabrizio Ruffo, nella primavera del 1799, gli scandalesi furono molto attivi sia nell’assedio di Crotone, che nella confisca dei beni dei cosiddetti giacobini. A queste confische, risale l’arricchimento di molte famiglie scandalesi.
Nel luglio del 1806, il Comune di Scandale rispose negativamente alla richiesta di viveri fatta dalle truppe francesi comandate dal generale Reynier. Questi, per vendetta, mandò vari reparti di cavalleria e fanteria a saccheggiare il paese. Nello scontro che seguì morirono molti scandalesi ed un numero imprecisato di soldati francesi.
Nel terremoto del 1832 crollarono decine di case, tre persone morirono e molte rimasero ferite. Nel 1960 il regista Renato Castellani girò alcune scene del film Il Brigante: molte persone del paese parteciparono come comparse, .
Poco distante dal paese, in quella che ora è la masseria Galloppà, c’era fino al 1571 il piccolo vescovado di San Leone, distrutto dagli arabi nell’840. Secondo lo storico Pericle Maone, ciò che è rimasto del muro di cinta, sarebbe l’ultimo relitto della antica Cattedrale.
Oltre all’insediamento principale esiste anche una frazione di nome Corazzo, situata nella zona pianeggiante antistante il fiume Neto, nata negli anni Cinquanta grazie alla riforma agraria e su iniziativa dell’Opera Valorizzazione Sila (OVS). Prese questa denominazione nel 1225, quando Federico II assegnò tutto il territorio che va dal fiume Neto fino a Fota, all’abate Milo dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo. Di questa abbazia adesso rimangono solo i ruderi in provincia di Catanzaro. Va ricordato che nel 1276, ma anche nei secoli precedenti e successivi, la zona più abitata sulla riva destra del Neto era la contrada Turrutio di Corazzo che aveva all’epoca 904 abitanti, cioè il doppio di quelli di Scandale.
Il Medioevo è il periodo della storia europea successivo al declino dell'impero Romano d'Occidente. Convenzionalmente se ne fa coincidere la fine con la "scoperta" dell'America da parte di Cristoforo Colombo nel 1492; altrettanto convenzionalmente si fissa anche la sua data d'inizio nel 476, anno in cui venne deposto Romolo Augustolo, ultimo sovrano dell'impero Romano d'Occidente. È un periodo in cui ci furono degli enormi avvenimenti che segnarono il corso della storia e Scandale fu investita da quest’ondata di trasformazioni. È soprattutto l’epoca del feudalesimo con il quale si intende un sistema politico, economico e sociale, su cui si reggeva il Sacro romano impero, incardinato sul feudo, trasformazione del beneficio da temporaneo a permanente. Il feudo era un bene o un diritto concesso da un'autorità sovrana (la prima era l'imperatore stesso) a un vassallo per ricompensarlo della fedeltà contro i nemici o di un servizio prestato, o per obbligarlo per il futuro a tali comportamenti. A sua volta il vassallo poteva fare altrettanto con suoi sottoposti (valvassori e valvassini). Il feudo consisteva perlopiù nel dominio personale su un'area territoriale e sulla sua popolazione. Per lungo tempo i feudi furono a carattere personale, in quanto il signore manteneva la proprietà del bene, il diritto di toglierlo e, al momento della morte del beneficiario, di concederlo ad altri. E così per molti secoli, quella che era l’antica “Magna Grascia”, fu considerata solo come una grande e ricca torta, divisa in tante fette da spartire.
Sulla Scandale Medioevale ci dobbiamo accontentare di poche ed incerte notizie. Sappiamo che fu, sin dalla sua nascita ed insieme a San Mauro Marchesato, feudo di Santa Severina fino a poco più di due secoli fa; perciò fino al (1464) soggetto ai Conti di Catanzaro, poi ai Carafa (1496), ai Ruffo Scilla(1608), alla famiglia Sculco(1655)ed infine ai Grutter, che lo tennero dal 1691 all’eversione della feudalità(1806). Secondo gli studi dello storico Pericle Maone, Scandale, nell’anno 1303-1304 risulta ancora (dal 1269) nelle mani di Giordano San Felice.
È sul finire dell’anno 1546, con la conclusione, cioè, della dominazione aragonese, Re Federico, per i servizi da lui prestati, donava ad Andrea Carafa la città di Santa Severina assieme ad altri paesi dei dintorni fra essi, Scandale e San Mauro. Nel 1526 muore Andrea Carafa , senza lasciar figli, la sua eredità andrà al nipote Galeotto Carafa il quale nel 1555 diede luogo al ripopolamento del paese sulla collina che allora era conosciuta col nome di Gaudioso e che noi chiamiamo la Pietà.
Nel 1564, dopo la morte di Galeotto Carafa, l’intero stato di Santa Severina fu sequestrato e venduto all’asta: riuscì a farselo aggiudicare, per 54.000 Ducati, Jeromina Carafa, facendone erede il figlio Vespasiano. Vespasiano stesso moriva senza lasciare eredi e l’intero stato di Santa Severina veniva venduto per, 82.000 ducati, a Vincenzo Ruffo.
Successivamente i casali di San Mauro e di Scandale furono comprati da un nobile Crotonese , duca Carlo Sculco, che nel 1599 aveva ottenuto l’investitura di signore della città di S. Severina. Nel 1687, per effetto della morte del duca Domenico Sculco, avvenne la seconda devoluzione dei casali che passarono nelle mani di Antonio Grutter, sotto del quale, divennero liberi comuni. I feudatari ricorrevano ad ogni mezzo per fronteggiare la nascita della libertà dei comuni. In questo periodo si ha, poi come, una trasformazione dei feudi, che comunque tendono a moltiplicarsi,sempre sotto il controllo dei pochi signori, attraverso le aste di compravendite di terra.
Nascono cosi nuove Baronìe e la nuova figura del Barone , legata soprattutto ad un fondo, baronìa appunto, acquistando il quale si aveva il diritto di titolarsene. Nascevano in quel periodo anche i piccoli proprietari terrieri, o agricoltori, fittavoli e coloni che coltivavano il terreno preso in affitto dal barone, lasciandone una parte ad erba per il pascolo del bestiame. Si affermò in quel periodo la pratica della Mezzadria ovvero un contratto agrario con il quale una persona proprietaria di un fondo (concedente) e un coltivatore (mezzadro) decidono di unirsi per coltivare insieme il fondo e per dividere gli utili e i prodotti della terra. Il concedente mette a disposizione il podere, cioè il terreno e la casa colonica, mentre il mezzadro conferisce l'esperienza e il lavoro proprio e della propria famiglia. Ciò permise di avviare un lento sviluppo, soprattutto agricolo, e di debellare del tutto il feudalesimo. Dopo la scomparsa del feudalesimo, decretata da Giuseppe Bonaparte nel 1806, quasi tutto il territorio intorno a Scandale passò ai baroni Drammis, padroni incontrastati della zona per tutto l'Ottocento.
Nel territorio del comune di Scandale sorgeva il piccolo vescovado di San Leone, anticamente conosciuto col nome di Leonia. Fondato dai bizantini, fu elevato a sede vescovile dal patriarca di Costantinopoli.
Nell' 840 fu saccheggiato assieme a Santa Severina dalle orde musulmane dell'emiro Al Abbas Ibn Al Fadl. Gli abitanti si rifugiarono su una collina nei pressi di Scandale, che da allora prese la denominazione San Leo. Qui, tra gli anni Cinquanta e Settanta, durante i lavori di rimboschimento, vennero alla luce monete d'oro e d'argento del periodo greco-romano, e un'abbondante quantità di cocci di vasetti fittili con figure colorate in rosso su sfondo nero. Questi ritrovamenti sono la prova che la collina era abitata dai tempi più remoti.
Passata la paura delle incursioni saracene, una parte della popolazione ritornò a valle nel vecchio paese di San Leone, che riprese vigore nel periodo normanno-svevo. Infatti, nel 1215, al IV Concilio Lateranense, venne segnalata la presenza del vescovo di San Leone.
Al tempo di Roberto il Guiscardo San Leone era feudo della famiglia Pristerà; nel 1269 passò, assieme a Scandale, ai fratelli Berlingerio e Giordano Sanfelice.
Essendo ormai San Leone divenuta una diocesi ombra, il Vaticano decise di sopprimerla una prima volta nel maggio del 1449: non si conoscono i motivi per cui tale decisione non fu eseguita. Vero è che il 7 novembre 1571, Papa Pio V, la soppresse definitivamente aggregandola a Santa Severina.
Del vescovado di San Leone sono scomparse anche le rovine. Dove sorgeva, in contrada Galloppà, sulla strada che da Scandale porta a Crotone, nella prima metà dell' Ottocento il barone Nicola Drammis costruì un palazzo e, sulla destra del cancello del muro di cinta, fece mettere una piccola lapide con queste parole:
Fermati e versa lacrime
Leonia qui fu,
attento, attento, mirala:
ah ! la ravvisi tu ?
Sì, sì, Nicola Drammis
l’ombra ne rinnovò
Decaduta la famiglia Drammis, la contrada Galloppà-San Leone passò al barone Zurlo di Crotone.
Curiosando qua e là, scopriamo che il nome Leonia non scomparve definitivamente. In America, a nord-est dello Stato del New Jersey nella contea di Bergen, 3 miglia a est di Hackensack, situato vicino al ponte George Washington sul fiume Hudson, esiste un comune di 8365 abitanti chiamato Leonia. Fondato nel 1668 da coloni europei, era conosciuto come English Neighborhood (Distretto, Vicinato inglese). Prese il nome di Leonia nel 1865. Gli storici del luogo non danno una spiegazione chiara ed esauriente sull'origine del nome e sui motivi per cui prese tale denominazione.
Personaggi
Antonio Audia
Definito in Rughe di Pietra "il fotografo che fa cultura" in quanto con la sua macchina da presa riesce a raccontare angoli, pietre, volti e tradizioni di Scandale, Antonio Audia ha pubblicato:
La caduta dell’albero della scienza (stampato in proprio). Un racconto che parla della vecchia mafia che non volle macchiarsi del commercio della droga;
Nitriti e grida (stampato in proprio). Una storia che si cala nello scenario incantevole delle colline calabresi che scendono dolcemente verso le bianche spiagge ioniche. Il racconto, nonostante un omicidio ed un rapimento, lascia ampio spazio ai sentimentimettendo due mondi a confronto, quello semplice calabrese e quello imponente della California.
Iginio Carvelli
E’ nato a Scandale il 20.3.38, dove vive.
Ha pubblicato:
"Danuta" - Edizioni Lavoro Roma - 1990 - Storia di una clandestina di Solidamosc sullo sfondo di una Varsavia che l’onnipresenza impalpabile del regime rende grigia e impenetrabile;
"Rughe di Pietra" - Rubbettino Editore - 1995 - Racconta piccole storie di Scandale, immagini di gente semplice e laboriosa, protagonista di un cammino di riscatto. A riguardo, scrive L’Arcivescovo Giuseppe Agostino: "Queste piccole storie sono rilevatrici di una vicenda tipica di un paese del crotonese. Ci sono ansie, amori, tensioni sociali, attese, delusioni, figure nobili, semplici; ci sono fatti e persone che hanno inciso nell’umanità dell’autore che rivede, risente, con commovente pathos, il silenzioso e dignitoso vivere della nostra gente di Calabria”. Per questo libro, l’autore ha ricevuto il Premio Il Pino d’oro - 1996 - Giornalismo letterario;
"Donna d’onore" - Stango Editore Roma - 1999 " Romanzo. Una donna del nord vive in Calabria l’esperienza dell’impatto con la"ndrangheta" e riscopre il gusto della lotta che la vide in prima linea nei giorni caldi del ‘68. E’ una storia che pone l’eterna questione del sud in una visione di riscatto sociale da conquistare con la forza morale della gente, chiamata a rischiare sulla propria pelle senza nascondersinell’attesa dell’intervento di uno Stato sempre più lontano e senza anima;
"Scende la sera" - le prediche di don Renato - Rubbettino editore- 200l - Un maestro e un discepolo con un lungo percorso di vita insieme. Il maestro è un prete di periferia, di campagna che varcando la soglia del 50° di sacerdozio avverte il bisogno sincero dell’anima di chiedere perdono al suo popolo - L’autore raccoglie il pensiero spirituale del suo parroco don Renato Cosentini: discorsi di ieri per i giovani di oggi.
"Uguali ma diversi" - Edito dalla Rubbettino, è il nuovo libro, fresco di stampa,di Iginio Carvelli. Sono dieci racconti per denunciare la giustizia negata,le vittime del sopruso, il degrado sociale e ambientale;per esaltare la generosità del sapersi perdere per gli altri senza rinunciare al sogno di una società migliore;per cantare l'amore nella sua purezza, l'amore che non spegne emozioni e sentimenti nell'uomo con l'avanzare dell'età lungo la strada della vita;per affermare la pace come unica arma per vincere la logica della guerra. Sogni diversi ma uguali, immagini di persone uguali ma diverse s'intrecciano o si sfiorano in metafore e ironie, in passioni e tensioni nella fantasia sbrigliata che racconta attingendo a un vissuto sociale che ha forgiato la mente e il cuore dell'autore.
Francesco Citriniti
Nato a Scandale nel 1943, vive e lavora a Cinisello Balsamo (Milano). Ha seguito studi di carattere umanistico e teologico.
Ha pubblicato:
Fra Giovanni degli Schiavi - 1990 - Edizioni Pentarco Torino: racconta la vita di san Giovanni di Matha;
L’Ordine della Santa trinità e degli schiavi - 1998 - Edizioni Trinitas - parla dell’origine e delle finalità dell’Ordine dei Padri Trinitari.
Pasquale Minniti
E’ nato a Scandale nel 1950, autodidatta, vive nella provincia di Avellino.
Ha pubblicato:
"Dritti Repressi Scontenti e Accontentati" - Slam Città di castello - 1975 -Romanzo - Storie di mafie paesane;
"Non ammazzare" - Edizioni Effe Emme - 1978 - Romanzo - “La mafia calabrese e le sue collusioni col potere, in un intrecciodal ritmo serrato in cui agiscono personaggi reali e figure dalla personalità e dai connotati immaginari, tutti inseriti in un contestodi umanità, passioni e interessi che oggi è cronaca e domani sarà storia";
"Pianeta Rosso Sole Nero" - Stampa sud - 1985 - "E’ la sintesidi una lunga analisi politica rivolta al nostro secolo e simboleggia l’impossibilità dell’uomo contemporaneo a realizzare il Comunismo mondiale - Una domanda finale: che senso ha dunque il terrorismo?";
“Il tetto” - Stampa sud - 1985 - Tenta una rispostaa questa domanda: "La nostra società politica cosa sta facendo di importante per salvarci dal pericolo delle esplosioni atomiche ?”;
"Est Ovest" -1988 - stampato in proprio - Romanzo - ispirato e proiettato nella storia della guerra fredda;
"L’alto commissario" - Santabarbara editore - 1990 - Romanzo su mafia e giustizia;
"La Rabbia degli impotenti" - Edizioni cronache italiane - 1992 - Romanzo - storie di mafie;
Nicola Paparo
Nato a Scandale il 27. 7.32 ha insegnato presso le scuole elementari di Scandale.
Nel 1975 pubblica "Suspiru e Cantu" - Edizioni Centro Studi Villa Condoleo, un volumetto di poesie in dialetto ed in lingua (...) stile colorito e sobrio, a volte saporoso, sempre essenziale, non concede nulla ad abbandoni stilistici.
Luigi Scalise
E’ nato a Scandale il 5.10.1926. Poeta e scrittore.
Ha pubblicato:
"Sui fiumi di Babilonia" cento canti in terra straniera - 1976 - Fasano Editore - Raccolta di poesie;
"Poesie e vita" - Agnesotti Viterbo - 1979 - raccolta di poesie;
"Canti popolari religiosi di Calabria" - stampato in proprio - 1986;
"Gli uomini hanno bisogno di Cristo" - Edizioni cronache italiane - 1993 " Dramma;
"Dove Cristo soffre" - Edizioni cronache italiane - 1993 - fenomeni mistici in Calabria;
"Come Medjugorje Crosia (e altre apparizioni in Europa) alla luce di Fatima (fenomeni minori in Calabria)" - Edizioni cronacheitaliane - 1993 - fenomeni mistici in Calabria;
"Scandale e Leonia" Edizioni cronache italiane - 1999 - Riportiamo stralci di una recensione scritta da Iginio Carvelli: "Nel pubblicare la storia sociale, civile e religiosa degli antichi centri di Scandale e Leonia , Luigi Scalise porta a compimento una fatica costata lunghi anni di accurata ricerca, resacertamente agile dalla sua nota passione nel raccontare usi e costumi, vicende passate e presenti del suo borgo natio". Egli scrive, infatti, in premessa "L’amore sincero e irriducibile per la gente e per i luoghi in cui sono nato e vissuto mi ha indotto a scrivere questo volume di storia su Scandale e Leonia". Questo impegno di raccontare il suopaese lo svolge da anni con netto spirito di servizio verso una comunità civile, consegnandole periodicamente costruzioni di memorie riguardanti tradizioni e storie locali che altrimenti andrebbero perdute nell’oblio del tempo. L’opera, tratta nella prima parte la storia civile socialee religiosa di Scandale dalle origini etniche ed etimologiche finoal risveglio sociale e al nuovo assetto agrario del territorio in seguito all’occupazione delle terre e della riforma agraria; nella seconda parte, la storia religiosa ed ecclesiale, in particolare, le antiche strutture del vescovado di san Leone nella vecchia Leonia,soppresso da Pio V nel 1571 che "rimane uno dei punti oscuri della nostra storia civile ed ecclesiastica" perché la città "quando sorse?da chi fu fondata? dove era sita? che importanza ebbe? (...) sono domande che ci poniamo tutti, ma una risposta che nasca da una criticaseria, sino ad oggi, nessuno ha saputo darla" e non la dà nemmenoScalise la cui ricerca si ferma con tanti dubbi nella contrada Gallopà di Scandale dove su di un muro che si ritiene appartenesse alla cattedraledi san Leone, qualche spirito bizzarro - come lo definisce Pericle Maone che fornisce questa notizia ha inciso i seguenti versi:
Fermati e versa lacrime
Leonia qui fu,
attento, attento, mirala:
ah ! la ravvisi tu ?
Sì, sì, Nicola Drammis
l’ombra ne rinnovò
Ma la peculiarità dell’opera meritoria di Scalise è quella di aver raccolto con certosina pazienza una numerosa documentazione storica che poi con garbo ha tentato di assemblare costruendo così una narrazione avvincente che lo vede timidamente esposto nel giudizio conclusivo, volendo dare voce unicamente alle fonti anche se, in un quadro di avvenimenti, congiunture e di analisi tanto complesse, non dovrebbe mancare, pur rischiando, l’autorevolezza critica del ricercatore. Scalise lascia al lettore la ricerca della verità per quanto possibile stimolandolo a rincorrere le numerose note bibliografiche, a scavare tra i frammenti di notizie e curiosità.Il nostro autore si cementa con accanimento a fare luce sulla origine etimologica del toponimo di Scandale, scomodando la terminologia greca e riferimenti geografici come l’isola di Lesbo dove esisterebbe un paese con il nome Skandali. Ma ogni tesi non sembra convincente e resterebbe più accreditata quella della derivazione da "un nome greco facente parte di una popolazione asiatica trasmigrata in Italia; alcuni membri di essa, non si esclude, potrebbero aver fondato il paese o, comunque, dato vita a una comunità, quella forse di Scandale, come alcuni ritrovamenti archeologici, nei dintorni del paese farebbero supporre. Diversamente, bisognerebbe pensare a dei greci residenti nella stessa zona, il nome dei quali, o la cui patria, aveva le proprie origini nell’Asia minore e, forse, da un insediamento ittita "Siamo in presenza di tempi tanto lontani che rendono difficilmente carica di certezza ogni supposizione anche se suffragata da una rigorosa ricostruzione logica. In tempi più ravvicinati, le fonti diventano più attendibili e il salto dall’immaginario alla realtà è fin troppo evidente. E così siamo certi che Scandale era un casale denominato Gaudioso nel territorio feudale di Santa Severina, più volte distrutto e ricostruito in siti diversi. "in zona certamente abitata nella preistoria".
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E’ tradizione, a Scandale, la vigilia di S.Giuseppe -18 Marzo - accendere, in ogni rione dei falò (U Luminariu ), con molta legna(frasche) raccolta nelle campagne circostanti. Una tradizione che dura ancora nel tempo affondando le sue radici in antiche consuetudini, che se hanno perduto la sacralità di un tempo, restano ancora radicate nella memoria della nostra gente. Ragazzi, giovani ed anche donne ed uomini, negli ultimi giorni che precedevano la festa , iniziando dal mese di Febbraio, se non prima, andavano ogni giorno nelle vicine campagne a “fare i fraschi d’u luminariu”. Fra rione e rione si faceva una vera e propria gara, a chi avrebbe fatto il “luminariu” più grande, “u capitanu” come veniva definito, tra tutti quelli rionali. Tutto ciò determinava, soprattutto fra i ragazzi, un forte impegno nella raccolta delle frasche ma anche una rivalità, che a volte sfociava in guerra (rubare le –frasche- nei rioni vicini) tra i gruppi di ragazzi dei vari rioni. Molti ragazzi facevano, quindi, la “veglia alle frasche”, nascondendosi in grotte ben mimetizzate, nel grande mucchio di frasche e ne sbucavano all’improvviso, bastone in mano. Erano giorni e settimane di intenso lavoro e divertimento, erano momenti di gioia comune, seppure espressa separatamente, rione per rione. La gente, in ogni rione, era intenta a preparare “U Cumbitu ” una minestra piccante di pasta e ceci che si offriva ai vicini come segno di comunione; era la mensa dell’amore e della solidarietà. Era tutta lì, la gente di Scandale, la sera del 18 Marzo, che pregava , che cantava, intorno ai luminari, e si divertiva. La gente ballava al suono della fisarmonica, ricordando i vecchi zampognari, pastori di Betlemme; e dimenticava, anche se solo per pochi istanti, la situazione di tormentosa tristezza, che affliggeva il Sud dell’emigrazione. Il canto per eccellenza, allora, era quello di seguito riportato (Da: Canti Popolari Religiosi In Calabria di Luigi Scalise) , dedicato a San Giuseppe -Lu Vecchiarellu-.
SAN GIUSEPPE LU VECCHIARELLU
Patriarca immaculatu,
di Gesù custodiu amatu,
tu sì sposu di Maria
e putretturi di l’anima mia.
San Giuseppe lu vecchiarellu
a manu porta lu santu bastoni,
a ra capu lu santu cappellu,
San Giuseppe lu vecchiarellu.
San Giuseppe vua siti lu patri,
vergini siti cumpresu a ra matri
e di li santi vua sit’u maggiori
e siti lu patri di nostru Signori.
San Giuseppe lu vecchiarellu
a manu porta lu santu bastoni,
a ra capu lu santu cappellu,
San Giuseppe lu vecchiarellu.
San giuseppi nù durmiri
ca Maria àddi parturiri
àddi fari nu beddhru figghiuolu
E l’ àddi mintiri Sarvatori.
L’àddi mintiri subba l’ataru
ccu tre d’anciuli a cantari,
a cantari ccu beddrha vuci,
o, Maria, quantu si duci.
E su dici e ‘nzuccarata,
Maria Cuncetta immacolata.
San Giuseppe lu vecchiarellu
a manu porta lu santu bastoni,
a ra capu lu santu cappellu,
San Giuseppe lu vecchiarellu.
Ideologia della morte
Quello della morte è un tema che spesso viene evitato, ma che comunque costituisce un punto cardine della cultura “folklorica” del nostro paese e per questo motivo abbiamo deciso di dedicare un breve spazio a quella ideologia della morte le cui tracce sono ancora presenti, seppur solo in piccolissima parte, nella coscienza e nelle credenze della gente più anziana. La nostra vuole essere solo una descrizione delle modalità con cui si affrontava e si superava l’evento luttuoso. Il nostro punto di partenza è quello secondo il quale i morti hanno nostalgia del mondo dei vivi ma anche i vivi hanno nostalgia di recuperare un rapporto perduto con chi è morto.
L’organizzazione territoriale del nostro paese si presenta, quindi, segnata da una ideologia della morte che porta alla creazione di due ordini di rapporti: vivi-morti e morti-vivi. Quello dei vivi e dei morti sono due mondi teoricamente opposti (ma non è così) perché sono visti come un continuum, come un passaggio, come due mondi che hanno, nell’orizzonte folklorico punti di incontro e se è vero che i morti hanno nostalgia del mondo dei vivi, è anche vero che i vivi hanno nostalgia di recuperare un rapporto perduto con chi è morto. Quindi, secondo le credenze popolari Scandalesi, la morte non è vista come fine di tutto ma bensì come il passaggio da un mondo storico ad un mondo mitico, dal mondo dei vivi al mondo dei morti appunto. La morte stessa è intesa come viaggio, vediamo come.
La casa è lo spazio protetto che consente l’identità familiare, luogo e centro di vita , per questo a Scandale , al “non c’è più nulla da fare “dei medici, si vuole ritornare nella propria casa e morirvi. La casa è, quindi, il luogo in cui si consuma l’evento luttuoso e il rapporto casa- morte era scandito in passato, da alcuni momenti che vanno dall’agonia fino all’uscita di casa del cadavere. La casa subiva, specie se si trattava del capofamiglia, una profonda trasformazione che tendeva alla liberazione e all’allontanamento dell’anima a “l’atru mundu” e quindi al suo allontanamento dalla casa ma anche alla reimpostazione di un nuovo ordine familiare. Si riorganizzava la casa in funzione del morto ed è come se essa stessa moriva, momentaneamente, col morto:
Mobili addossati alle pareti : i mobili venivano addossati alle pareti affinché l’anima del morto non fosse più stata in grado riconoscere quella che era la sua casa e così abbandonarla per sempre.
Finestre o porte socchiuse : almeno una finestra o una porta dovevano restare socchiuse per la loro funzione di soglia, per permettere all’anima di uscire senza intralci dalla casa. La porta socchiusa era anche l’aprirsi della casa al paese e della liturgia funebre domestica a quella pubblica e collettiva.
Letto: veniva posto il letto verso la soglia della porta per indicare all’ anima del defunto la via per uscire.
Specchi velati : gli specchi spesso venivano coperti con dei drappi neri perché esso , in passato, costituiva un oggetto inquietante in quanto a volte si poteva vedere riflessa l’immagine del morto.
Fuoco spento : il fuoco è segno di vita e di luce, tutto ciò è in opposizione alla condizione di morte e per questo esso veniva spento e non acceso fino alla fine del periodo di lutto.
Oggetti del defunto : l’usanza di deporre degli oggetti nella bara del defunto, ancora presente a Scandale, è una usanza antichissima già presente in culture a noi lontanissime. Nella bara sono deposti gli oggetti del morto perché sono “i suoi” oggetti ed è come se in realtà fossero morti con lui. Quegli oggetti consentivano al morto, secondo le antiche credenze, la ricostruzione nell’aldilà di una nuova domesticità.
Pane e acqua : i superstiti avevano il compito di agevolare il viaggio dell’anima all’altro mondo ed è per questo che molte volte veniva lasciato del cibo e dell’acqua per permettere al morto di ristorarsi e riposarsi.
Vestirsi di nero : a Scandale è usanza tenere : “u luttu”. Il nero è un colore tenebroso, oscuro, grottesco, è il colore della morte ed esso stesso è indice di morte. L’usanza di vestirsi di nero è ancora oggi presente a Scandale, ma pochi sanno darsi una spiegazione del perché ci si veste, in particolare con indumenti di questo colore. In realtà, vestirsi di nero, è una tecnica di risoluzione dell’evento luttuoso che, da una parte, avvicinava il superstite alla condizione di morto, mentre dall’altra, facilitava l’allontanamento dell’anima dalla casa e dai familiari. Quindi, il vestirsi di nero, è una tecnica di risoluzione simbolica dell’evento luttuoso.
Dopo la morte ed il suono delle campane, alla sera aveva inizio la veglia che era il tempo della pietà, della solidarietà comune a tutti perché era l’intera comunità a partecipare al dolore. All’indomani la salma usciva di casa e la sua sofferta espulsione scandiva il passaggio dalla dimensione privata del lutto a quella pubblica. Nel percorso casa-chiesa il cadavere, dunque, diveniva gradualmente morto pubblico, man mano che si intensificava la partecipazione collettiva. La salma veniva così consegnata alla dimensione sacra della chiesa in cui il dolore era protetto e ritualizzato nella figura di Gesù Cristo, Uomo-Dio e della Mater Dolorosa ( Maria). Eseguiti i riti funebri, riprendeva il viaggio del morto, al suo passaggio si chiudevano le porte e le finestre delle casa e si abbassavano le saracinesche dei negozi. La motivazione prevalente era quella del rispetto per il defunto e della compartecipazione al dolore dei familiari; accanto ad essa era presente il timore del contagio di morte. Infine la salma giungeva, trasportata da familiari e parenti, al cimitero dove veniva sotterrata, (oggi nei cunicoli ). Col passare del tempo si arrivava alla risoluzione dell’evento luttuoso ed il morto veniva interiorizzato nella memoria dei familiari , e tutto allora come ora diveniva “nostalgico ricordo”.
Nella coscienza folklorica Scandalese è presente la credenza del ritorno dei morti, questo almeno è quanto emerge dai racconti -fantastici e fantasiosi- della gente che non ha più una giovane età. Il mondo dei morti e quello dei vivi non sono quindi due mondi che stanno agli antipodi, l’uno all’opposto dell’altro, ma hanno dei punti di intersezione, di contatto, di incontro e ciò rende possibile il ritorno dei defunti. In passato la presenza nel mondo di uno spirito costituiva fonte di pericolosità e richiedeva, pertanto, un’opera di controllo e di disciplina ; l’imperativo categorico da seguire era: …….stai lontano da……..in particolar modo alla sera o durante le ore notturne.
Cimitero: era un luogo pericoloso perché poteva divenire scena dell’apparizione dei morti. Numerosi aneddoti, ampiamente diffusi in paese, testimoniano la paura del passarvi dinanzi, specialmente di notte.
Case diroccate o disabitate: luoghi tetri e pericolosi per l’apparizione degli spiriti.
Crocicchi: i crocicchi rappresentavano un punto critico perché nell’ideologia popolare l’anima si fermava in prossimità dei crocicchi perché indecisa sulla strada da intraprendere.
Sorgenti, fiumi e fontane.
Boschi e luoghi ombrosi.
Grotte.
Luoghi di "mala morte".
Il sogno
Nell’ideologia popolare Scandalese il sogno appare come una manifestazione dell’invisibile ( di Dio, del destino, della fortuna, del futuro, dell’aldilà), luogo di scambio tra la morte e la vita, in cui appaiono morti o santi per avvertire, consolare o orientare i superstiti. Il sogno dei morti, come luogo di apparizione dei morti secondo uno specifico schema onirico, può essere sollecitato con preghiere ed invocazioni. Il rapporto vivi-morti si svolge soprattutto nell’ambito familiare, recuperando la visione a un’antica domesticità perduta che postula anche un “reciproco” desiderio di ricongiungimento.
Attraverso il sogno c’è la possibilità di proseguire un rapporto interrotto per sempre; il recupero mitico di una domesticità perduta. Il sogno è, quindi, uno spazio intermedio che congiunge la vita e la morte, luogo di comunicazione fra il mondo reale dei vivi e il mondo mitico dei morti, fra il mondo storico ed il mondo metastorico, fra aldilà e aldiquà. In passato la cultura contadina scandalese aveva individuato alcune conseguenze, prodotte nel corpo del dormiente dall’apparizione in sogno degli spiriti; infatti, i contadini credevano che quei lividi che apparivano sulla carne ( prodotti molte volte dalla dura giornata di lavoro) erano - pizzicati d ’ì muarti-, cioè prodotti dagli spiriti dei defunti comparsi in sogno. A volte nei sogni convenzionalmente definiti oracolari, in cui cioè non ricorre soltanto l’immaggine come segno del mondo dei morti, ma interviene un messaggio verbale, il senso delle parole è capovolto, perché i morti -parranu ’a la ’mberza – cioè parlano alla rovescia.
I sogni sono controllati dalla regola del capovolgimento o dell’inversione ed è per questo che possiamo parlare di sogni simbolici, non c’è un messaggio verbale esplicito ma un qualcosa che sta in luogo di un avvenimento reale. L’inversione, permette di decifrare il linguaggio Onirico, attraverso il capovolgimento di quello dei vivi.
Ecco alcuni esempi:
Arrivo di persone arrivo di lettere.
Asino diavolo.
Baci tradimenti.
Baciare un morto fortuna.
Bara con morto guadagno prossimo.
Carbone cattivo augurio.
Carne omicidio.
Case sporche situazione favorevole.
Cavallette insidie.
Chiesa cattivo auspicio.
Cipolle cattivo augurio.
Coltello sesso.
Comete brutti avvenimenti.
Erba spinosa guai.
Erba di prato sciagure.
Escrementi soldi.
Fichi buon augurio.
Fiori cattivo augurio.
Frutta abbondanza.
Funerale buon augurio.
Impastare pane dispiacere.
Latte grazie in arrivo.
Letto cattivo augurio.
Maiali guadagno.
Maltempo dolore.
Morto che chiede qualcosa ha bisogno di suffragi .
Morto che mangia ha bisogno di suffragi .
Mosche fastidi.
Neonati che allattano grazie.
Oro inganno.
Pane abbondanza.
Pane fresco gloria.
Parenti disgrazia vicina .
Patate liti nel tempo di tre giorni.
Pidocchi soldi.
Preti tentazioni cattive.
Sangue buon augurio/ sesso.
Serpenti male lingue/ invidia/ gente cattiva.
Spine preoccupazioni.
Sporcizia denaro in arrivo.
Sposa cattivo augurio.
Topi soldi.
Uova lite vicina.
Uccelli cose buone.
Uva lacrime e dispiacere.
Vino buon augurio.
Vitelli mala gente.
Zingara carità.
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LA LINGUA
Canti Popolari:
CANTU I DI' BONI FESTI CANTO DELLE BUONE FESTE
Caru cumpari ti sugnu vinutu, Caro compare ti sono venuto,
ti sugnu vinutu, ti sono venuto,
e ppi' mill'anni ti sia ru bontruvatu e per mille anni tu sia il benvenuto
...e torna sonala ... e risuonala
(si ripete a ogni strofa)
E li boni festi ti li manda Dia, E le buone feste te le manda Dio,
ti li manda Dia: te le manda Dio:
Natali, Capudannu e Bifania, Natale, Capodanno ed Epifania
...e torna sonala ...e risuonala
E li boni festi venanu cantandu, E le buone feste vengono cantando,
venanu cantandu, vengono cantando,
Natali, Bifania e Capudannu. Natale, Capodanno ed Epifania.
Ammienzu sa casa penda nu zippuni, In mezzo a questa casa pende un ceppo,
penda nu zippuni, pende un ceppo,
a(nome capo famiglia) lu viju nu baruni a (nome capo famiglia) lo vedo un barone...
Ammienzu sa casa penda na lumera, In mezzo a questa casa pende una lumiera,
penda na lumera, pende una lumiera,
a...(nome moglie) la viju na bandera... a...(nome moglie) la vedo una bandiera...
Ammienzu sa casa penda na catina, In mezzo a questa casa pende una catena,
penda na catina, pende una catena,
a...(figlia) la viju na rigina... a...(figlia) la vedo una regina...
Ammienzu sa casa penda na pettinissa, In mezzo a questa casa pende un fermaglio per i capelli,
penda na pettinissa, pende un fermaglio per i capelli,
a...(altra figlia) a viju na principessa... a...(altra figlia) la vedo una principessa...
Ammienzu sa casa penda nu spatinu, In mezzo a questa casa pende uno spadino,
penda nu spatinu, pende uno spadino,
a...(figlio) u viju nu principinu... a...(figlio) lo vedo un principino...
E d'u primu figghju mi 'nd'avia scurdatu, E del primo figlio mi sono dimenticato,
mi 'nd'avia scurdatu, mi sono dimenticato,
patruni chi lu viju di milli Stati... che lo vedo padrone di mille Stati...
Sentu lu strusciu di lu 'ntavulatu, Sento il rumore della tavola,
di lu 'ntavulatu, della tavola,
è ra patruna chi pija ru vucciddhatu... è la padrona che prende la ciambella...
A ra cammisa mia nu' cce' cuddhraru, Alla mia camicia non c'è collo,
nu' cce' cuddharu, non c'è collo,
ija mi cuntentu ccu' 'nu vuhjularu... io mi accontento con un guanciale di maiale...
A ra cammisa mia nu' cce' puzinu, Alla mia camicia non c'è polsino,
nu' cce' puzinu, non c'è polsino,
ija mi cuntientu ccu' 'na buttiggja i vinu... io mi accontento di una bottiglia di vino...
E Sant'Antuoni mia faccilla agh-jari, E Sant'Antonio mio falla entrare,
oj faccilla agh-jari, si falla entrare,
la chiaviceddhra di li mastazzola... la chiave dei mostaccioli....
Haju fattu nu vutu a Santu Ruoccu, Ho fatto un voto a Santo Rocco,
ohj, a Santu Ruoccu, oh, a Santo Rocco,
a piddrha m'è arrivata a ru jnuocchiu... la pelle mi è arrivata al ginocchio...
E faciti priestu e nu' tardati cchiudi, E fate presto e non tardi chiudi,
nu' tardati cchiudi, non tardi chiudi,
ca di lu friddu 'ndi su' morti dua... che dal freddo ne sono morti due...
E canta ru gaddrhu sc-cotula ri pinni, E canta il gallo scuote le penne,
sc-cotula ri pinni, scuote le penne,
lassamu u bonasira e yamunindi. lasciamo la buona sera e ce ne andiamo.
...e torna sonala
NINNA NANNA A GESU' BAMBINO
Si panni e fasci tu nun hai Se vestiti e fascie tu non hai
u' d'è corpa di tua matri; non è colpa di tua madre;
ma vuliri di Dia patri ma volere di Dio padre
e ppi' ra misira povirtà; e per la misera povertà;
fai la ninna e la nanna fa', fai la ninna e la nanna fa,
fai la ninna e la nanna fa'. fai la ninna e la nanna fa.
S'hai friddu e nun hai fuocu Se hai freddo e non fuoco (riscaldamento)
u' d'è corpa di tua matri; non è colpa di tua madre;
ma vulirti di Dia patri ma volere di Dio padre
e ppi' ra misira povirtà, e per la misera povertà;
fai la ninna e la nanna fa', fai la ninna e la nanna fa,
fai la ninna e la nanna fa'. fai la ninna e la nanna fa.
Si palazzi tu nun hai Se palazzi tu non hai
u' d'è corpa di tua matri; non è colpa di tua madre;
ma vuliri di Dia patri ma volere di Dio padre
e ppi' ra misira povirtà, e per la misera povertà;
fai la ninna e la nanna fa', fai la ninna e la nanna fa,
fai la ninna e la nanna fa'. fai la ninna e la nanna fa.
EVVIVA MARIA VIVA MARIA
A quattro spuntunari Ai quattro angoli
tre d'anciuli calaru, tre angeli scesero,
Maria l'incurunaru incoronarono Maria
ppi' tutta l'eternità. per tutta l'eternità.
(ritornello) (ritornello)
Evviva Maria Viva Maria
Maria ch'è sempre viva; Maria che è sempre viva;
e senza Maria e senza Maria
stari non si pò. stare non si può.
Quantu su belli st'uocchi, Quanto sono belli questi occhi
paranu dua stiddrhi, sembrano due stelle,
matri mia, si' a cchiù beddrha, madre mia, sei così bella,
ppi' tutta l'eternità. per tutta l'eternità.
(ritornello) (ritornello)
Evviva Maria... Viva Maria...
Quantu su belli si capiddrhi, Quanto sono belli questi capelli,
paranu fili d'oru, sembrano fili d'oro,
matri si' nu tesoru madre sei un tesoro
ppi tutta l'eternità. per tutta l'eternità.
(ritornello) (ritornello)
Evviva Maria... Viva Maria...
Quantu è beddrha sa faccia, Quanto è bella questa faccia,
para na menza luna, sembra una mezza luna,
matri mia, curuna madre mia, corona
di tutta l'eternità. per tutta l'eternità.
U BOMBINUZZU QUANDO SI LIVAVA... IL BAMBINELLO QUANDO SI ALZAVA...
(dialogo Gesù - San Giuseppe) (dialogo Gesù - San Giuseppe)
U bombinuzzu quando si livava Il bambinello quando si alzava
subitu la sua matri lu vestia, subito sua madre lo vestiva,
a faccia e ri manuzzi ci lavava: la faccia e le manicine gli lavava:
va 'nduvi san Giuseppi anima mia. va da san Giuseppe anima mia.
E san Giuseppi cumi lu vidìa: E san Giuseppe come lo vedeva:
Bonavinutu, figghhju di Maria; Benvenuto, figlio di Maria;
a serruzzeddrha a manu li dunava la sega a mano gli donava
a cchi' durci sirrari chi facìa! a quel dolce segare che faceva!
Tutti li regghhjuzzeddrhi chi cacciava, Tutti i pezzetti di legno che toglieva,
signi di cruci, iddrhu, li facia, segni di croci, lui, ne faceva,
e san Giuseppi chi l'addumandava: e san Giuseppe gli domandava:
chi'ti 'ndi fa', i chisti, anima mia? cosa te ne fai, di questi, anima mia?
Iddrhu si vota ccu' 'nu durci parrari: Lui rispose con un dolce parlare:
cca' subba l'anima mia àddi spirari. qua sopra la mia anima deve spirare.
LU VENNARI DI MARZU
NU' SI CANTA IL VENERDI' DI MARZO
NON SI CANTA
- Mamma nu' mi sunari lu martuoru, Mamma non suonare per me le campane a morto,
nemmenu mi ciaciri, vavattindi. e non piangermi, vattene.
- Cuomi lu puozzu fari, figghjuma d'uoru - Come lo posso fare, figlio mio d'oro
i ti' lassari 'ncruci e mi ,ndi yiri? di lasciarti in croce e andarmene?
- Vestitivi donni ccu' nighuri panni - Vestitevi donne con le vesti migliori
e tutti appriessu a mia venitivindi, e tutti con me venite,
ch'avija nu figghju di trentatré anni che ho un figlio di trentatré anni
ch'era ru spassu i da' vita mia. che era la ragione della mia vita.
Mo mi lu viyu a na' cruci ch'affanna: Ora lo vedo su una croce che affanna:
gioia di chissu piettu, anima mia. gioia di questo petto, anima mia.
Vieni Giuvanni, vieni ca ti vuogghju, Vieni Giovanni, vieni che ti voglio,
aiutami a cianciri lu miu figghju: aiutami a piangere il mio figlio:
di luttu lu purtaru a ru combuogghju: di lutto lo portarono al convoglio:
tu ha' pirdutu u Mastru, iya lu figghhju. tu hai perduto il Maestro, io il figlio.
Lu vennari di marzu nu' si canta Il venerdì di marzo non si canta
ch'è muortu Gesù Cristo 'mpassioni, perché è morto Gesù Cristo in passione,
ad'abbuscatu nu corpu di lanza ha preso un colpo di lancia
alla parti sinistra di lu cori. alla parte sinistra del cuore.
Curra Maria e mintati lu mantu, Corri Maria e mettiti il velo,
ch'è muortu lu tua figghju 'mpassioni. che è moro tuo figlio in passione.
L'hannu purtatu a ru sipurcru santu Lo hanno portato al sepolcro santo
accumpagnatu di lu sacramientu. accompagnato dal sacramento.
Curra Maria e mintati lu mantu, Corri Maria e mettiti il velo,
ch'è muortu Gesù Cristu 'mpassioni. che è morto tuo figlio in passione.
TU, DEL CARMINE MARIA TU, DEL CARMINE MARIA
Chiru patri di famigghhja Quel padre di famiglia
pi'ra Merica partiya, per l'America partiva,
avia diebiti e sia figghj, aveva debiti e sei figli,
e lavuru nu' d'avia. e non aveva lavoro.
Arrivati in altu mari Arrivati in alto mare
si votò nu' temporali, ci fu un temporale,
e vidiedusi annigari, e vedendosi annegare,
non sapianu cumi fari. non sapevano come fare.
Chiru patri di famigghja Quel padre di famiglia
di pagura assai trimava: di paura tremava:
si ricorda dell'abitino si ricorda dell'abitino
ch'i d'u Carmini purtava. che del Carmine portava.
U cacciò fora d'u piettu Lo tolse fuori dal petto
lo baciò ccu' grand'affettu, lo baciò con grande affetto,
e cianciendu la chiamò: e piangendo la chiamò:
Tu, del Carmini Maria, Tu, del Carmine Maria,
sarva mò la vita mia, salva ora la mia vita,
sarva tu su bastimentu salva tu questo bastimento
chi ni porta 'nsarvamentu. che ci porta in salvo.
...A ra punta di 'n'antenna ... Alla punta di un'antenna
si vidi 'nu fuoco ardenti si vide un fuoco ardente
e 'na donna chi risplenda: ed una donna che risplendeva:
chi di nua lu criderìa chi di noi lo crederà
ch'era la Vergini Maria: che era la Vergine Maria:
chi dicia: Miu divotu, che diceva: Mio devoto,
m'ha' chiamatu, iya su' vinuta, mi hai chiamato, io sono venuta,
sugnu apparsa a darti aiutu. sono apparsa a darti aiuto.
E a chi porta l'abitinu, E a chi porta l'abitino,
iya sugnu sempre vicinu. io sono sempre vicino.
A ru puortu ppi' sbarcari Al porto per sbarcare
chira luci scumparì, quella luce scomparve,
e si 'ntisiru chiamari: e si sentirono chiamare:
O, divotu in cumpagnia, Oh, devoto in compagnia,
...ricurdati di Maria. ...ricordati di Maria.
A Santa Risulta
Qui sotto riportato è il canto dedicato a Santa Rosalia dalla gente di Scandale agli inizi del 900.
Risulia subba l’al’monte,
li demoni chi gridavanu:
amu ascjatu belli ponti
ppi tentari a Risulia.
Risulia prendi sta littira
chi vi manda vostru patri,
chiddhru è chiusu intra nu palazzu
e va fandu cumi nu pazzu.
Risulia prendè la littira
si la misa a lijri.
Cavaliari statti ’ddhruacu
quantu vaju a la mia grutta;
ni pijamu u crucifissu
e ni ndi’jamu di cà sutta,
ni ndi’jamu mpocu mpocu
e ni ndi’jamu a li mia loca.
Risulia ij a ra grutta
li ginocchia posa ’nterra:
Gesù mia si nu m’ajuti
perdu l’anima e ra saluti;
Gesù mia su m’ajutati
perdu l’anima e sù dannata.
Risulia tortu facisti
li capilli ti tagliasti,
di lana ti vististi
e la sita l’abbandunasti.
La sita u d’è a mia
ch’è di Jesu e di Maria,
a lana è di lu mundu
brutta bestia e ru prufundu!!! Rosalia su un alto monte
i demoni che gridavano:
abbiamo attraversato tanti ponti
per tentare a Rosalia.
Rosalia prendi questa lettera
che vi manda vostro padre
il quale è chiuso in un palazzo
e agisce come un pazzo
Rosalia prese la lettera
si mise a leggerla.
Cavaliere stai qui
il tempo di andare alla mia grotta.
Prendiamo il crocifisso
e ce ne andiamo di qui sotto,
ce ne andiamo lentamente
e andiamo ai miei luoghi.
Rosalia andò alla grotta
posò le ginocchia a terra:
Gesù mio se non mi aiuti
perderò l’anima e la salute;
Gesù mio se non mi aiutate
perderò l’anima e sarò dannata.
Rosalia facesti un torto
ti tagliasti i capelli,
ti vestisti di lana
e abbandonasti la seta.
La seta non è mia
ma è di Gesù e di Maria,
la lana appartiene al mondo
brutta bestia ….sprofonda!!!
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Il centro abitato principale, Scandale, sorge su una collina a 350 m slm, e gode di un ottimo panorama, infatti, ha di fronte la stupenda vista del mare di Crotone ed alle spalle quella meravigliosa delle montagne della Sila. La frazione è situata sulle sponde del fiume Neto. Il territorio comunale è caratterizzato dalla preponderanza della struttura collinare e dalla presenza di pianure solo ai margini dei confini e sulla valle del Neto.
Nonostante le sue origini si perdano nella notte dei tempi, il paese non possiede opere d'arte di un certo rilievo, tranne alcuni splendidi dipinti conservati nella chiesa di San Nicola Vescovo (il patrono). Vale la pena, tuttavia, visitare anche la chiesa dell'Addolorata, sita nel vecchio borgo, e soprattutto il nucleo originario di Scandale (Gaudioso) che, voluto nella metà del XVI seco¬lo da Galeotto Carafa, è rimasto quasi intatto.
CHIESA DI SAN NICOLA VESCOVO (MATRICE)
L'edificio seicentesco si trova nel vecchio borgo e poggia su una base balaustrata in pietra rial¬zata rispetto al livello del terreno. La facciata è impreziosita da un portale lapideo con arco a tutto sesto e stemma alla chiave di volta. Il tutto è inserito in una cornice rettangolare finemente lavorata, caratterizzata da due lesene scanalate con capitelli corinzi poggianti su alti basamenti scolpiti. Sul timpano spezzato che sovrasta il portale si apre una finestra a vetri policromi con l'immagine di San Nicola Vescovo. Nella parte superiore del prospetto, nel timpano, c'è un orologio. Ai lati svettano un campanile a vela e una torretta con monofore cieche. All'interno ci sono belle colonne e alcuni dipinti.
CHIESA DELL'ADDOLORATA
L'antica chiesetta del XVII secolo presenta un portale squadrato sormontato da un balconcino in ferro battuto. Accanto all'ingresso principale ci sono altri due portali con arco a tutto sesto.
( Chiesa dell'Addolorata )
CHIESA DELLA VERGINE DEL CONDOLEO
Costruzione sacra edificata nel XX secolo. Il portale con arco a tutto sesto è sormontato da un rosone quadrilobato. Il prospetto è diviso da quattro colonne (che poggiano su basamenti squadrati) tra le quali si aprono due nicchie ogi¬vali. A sinistra della facciata si eleva una torre campanaria a base quadrata con copertura a cuspide in cui sono custodite due campane.
( Chiesa della Vergine del Condoleo )
CHIESA DELLA MADONNA DELLA DIFESA
La piccola chiesa è molto sobria dal punto di vista architettonico. La sua edificazione risali¬rebbe al XVII secolo. All'interno è custodita una tela raffigurante la Madonna della Difesa.
( Chiesa della Madonna della Difesa )
PALAZZO DRAMMIS
L'imponente edificio è in piazza San Francesco. Si eleva su due livelli e ha un portale in pietra con arco a tutto sesto in una cornice squadrata. A1 secondo livello si apre una fila di balconcini con ringhiere in ferro battuto sormontati, alter¬nativamente, da timpani triangolari e a lunetta. Di lato si nota un terrazzo poggiante su un corpo avanzato che crea un passaggio pedonale.
MONUMENTO AI CADUTI
È una base con lapide in marmo sulla quale poggia una scultura raffigurante un soldato armato.
MONUMENTO IN RICORDO DELLA CHIESA DI SANTA MARIA DELLA PIETÀ
Nel 1999 l'Amministrazione comunale ha realizzato questo monumento nel luogo in cui un tempo sorgeva la chiesa dedicata alla Madonna della Pietà. Su un basamento dalle forme geometriche è stata sistemata una bella scultura raffigurante la Pietà.
PALAZZO BARONALE DI GAUDIOSO
Questo antico palazzo gentilizio, di epoca coeva alla nascita del paese (XVI secolo), fa parte dell'antico casale Gaudioso che oggi costituisce il cuore del centro storico. Si eleva su due piani e fu edificato probabilmente sotto i Carafa. Ristrutturato, è attualmente abitato. Dell'originaria costruzione rimane il portale in pietra, un ampio atrio e una imponente scalinata che conduce al piano nobile.
PALAZZO ORSINI
È situato quasi alla fine dell'abitato. Di recente rimaneggiato, risale al XVI secolo e si eleva su tre piani. Apparteneva alla famiglia di cui porta il nome. Della costruzione originaria rimane un portale in pietra con arco a tutto sesto.
PALAZZO CIZZA
La costruzione, di epoca ottocentesca, sorge vicino alla chiesa matrice. Ha un portale in pietra di recente restaurato. A1 secondo livello c'è un loggiato chiuso da archi in pietra. Attualmente ospita la sede della Pro Loco.
RUDERI DELLA TORRE
A circa un chilometro dall'abitato, tra Scandale e Crotone, sono visibili ancora pochi ruderi di un'antica torre che pare si utilizzasse per l'avvistamento delle orde turco-saracene.
GULLO
Lungo il pendio Cullo è stata rinvenuta urti necropoli composta da grossolani sepolcri, scavati a poca profondità. Ognuno di essi è formato da quattro lastre di pietra grezza e da una lastra simile, ma più imponente, che serviva da coperchio. Nelle tombe sono stati trovati bracciali di bronzo lavorato e orcioli in terracotta di grezza fattura. Anche in una zona al confine con Santa Severina, Diaspro Santo Stefano, sono state rin¬venute alcune tombe.
BOSCO DI MANCO FERRATO
Tra la frazione Corazzo e il paese si estende, per circa ottanta ettari, il bosco di Manco Ferrato dove si possono ammirare querce, cedri e pioppi imponenti. Questa zona è stata ripopolata con svariate specie di animali (volpi, cinghiali, lepri e fagiani).
LOCALITÀ SAN LEO
In questa zona ci sono due pinete, non molto estese ma suggestive.
CHIESA DI SAN GIUSEPPE in località Corazzo
La località Corazzo, frazione di Scandale, nacque negli anni Cinquanta, quando la zona fu sottoposta alla riforma agraria attuata dall'O.V.S. (Opera per la Valorizzazione della Sila) e fu chiamata ufficialmente Borgo Ponte Neto.
In realtà, tutto il circondario prese la denominazione di Corazzo nel 1225, quando Federico II assegnò tutto il territorio che va dal fiume Neto fino a Fota, all'abate Milo dell'abbazia di Santa Maria di Corazzo, permettendogli, fra le altre cose, di costruire mulini sulla riva del fiume Neto. L'abbazia fu molto attiva fino al terremoto del 1783: i ruderi si possono tuttora ammirare nelle vicinanze della frazione Castagna del comune di Carlopoli (CZ).
( Chiesa di San Giuseppe )
Va ricordato che nel 1276, ma anche nei secoli precedenti e successivi, la
zona più abitata sulla riva destra del Neto era la contrada Turrutio di Corazzo che aveva all'epoca 904 abitanti, cioè il doppio di quelli di Scandale. Sempre a Turrutio sorge, dal 1993, l'Eremo della Santa Croce, voluto da Mons. Luigi Catanfora, Vescovo di Lamezia Terme: una costruzione progettata e realizzata per essere luogo di incontro, di preghiera e contemplazione. Padre Giovanni Bellone, missionario del PIME, accoglie presso l'eremo tutti coloro che vogliono fare una profonda esperienza religiosa.
Nel 1969 a Corazzo inizia l'attività la Cantina Sociale Val di Neto, promossa dell'Ente Regionale di Sviluppo Agricolo della Calabria, sorta con lo scopo di migliorare e valorizzare la produzione di uva e favorita dall'ottima qualità dei territorio del Marchesato di Crotone.
Si sono svolte con grande successo, a partire dal 1984, alcune mostre artigiane, denominate Il Crotonese Produce.
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A Scandale gustosa è la pasta fatta in casa, come i covatelli, una sorta di ditalini conditi con sugo di maiale (segue ricetta), o i tagliarini, con brodo di pollo o con ceci. Buone sono anche le minestre di verdura fatte con zucchine, patate, broc¬coli o fagiolini. Le carni più consumate sono naturalmente quelle di maiale (sia arrosto che al sugo), e poi vitello, agnello, capretto e coniglio. Tutti questi piatti sono conditi con l'olio d'oliva locale, dal sapore pieno e corposo, e accompa¬gnati dal fragrante vino del posto. La frutta consumata varia secondo le stagioni, ma è costitui¬ta principalmente da arance, mandarini, cilie¬gie, mele, pere, nespole.
Covatelli al ragù di maiale
Ingredienti (per 4 persone): 500 gr di covatelli (cavatelli), 500 gr di carne di maiale a pezzi, pomodori pelati, cipolla, pepe¬roncino piccante, olio, sale.
Procedimento: in un tegame con olio fare rosolare la carne di maiale insieme alla cipolla. Aggiungere poi i pomodori pelati e salare. Nel frattempo fare cuocere la pasta in una pentola con abbondante acqua salata. Condire con il sugo di maiale e spolverare con peperoncino piccante.