LO STEMMA
Lo stemma del Comune è rappresentato da una torre a tre balze al cui vertice è sospeso un elmo di foggia secentesca ed alla cui base due piante ornamentali (l'alloro e la quercia) intrecciate la cingono ai lati fino all'altezza della prima balza. In alto, una a destra e una a sinistra, due stelle stanno a simboleggiare la luce che guida ed illumina il cammino.
IL GONFALONE
Drappo azzurro ,riccamente ornato di ricami d’oro e caricato dallo stemma con l’iscrizione centrata in oro recante la denominazione del Comune. Le parti di metallo e i cordoni sono dorati. Nella freccia è rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri ricolorati dai colori nazionali frangiati d’oro.
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Popoloso paese, ricco di storia, che si estende sulla dorsale collinare tra i fiumi Esaro e Tacina, celebre per aver ottenuto nel 1500 il titolo di città con una partita a scacchi tra Leonardo di Bona, detto ‘il puttino’ e il Vescovo di Segura. Qui, come del resto anche ad Isola C.R., si riconoscono le tradizionali case, ad un piano, dei braccianti e terraggeristi, che, poste alla periferia del vecchio centro, si affacciano alle pianure costiere o dominano le colline dell'antico latifondo. Nella zona vecchia possono essere visitati: la chiesa e il convento delle Monachelle (già di S.Caterina), la chiesa di S.Rocco, l'Oratorio della Pietà, la chiesa Matrice dell'Annunziata, il Palazzo Grisi, costruito nel 1600 dai Filomarino. Fuori il vecchio abitato si colloca la chiesa della Riforma, con l'annesso convento dei Frati minori conventuali, dove si venera il ‘Crocifisso’ ligneo opera di Frate Umile di Petralia (1539-1639). Nella campagna o tra le ultime case si ammirano pregevoli esempi di costruzioni rurali, quale, in località Chirizzi, l'irreale piccolo fortilizio Guarany.
L' albero della libertà
I moti rivoluzionari che scoppiarono nel 1799 ebbero risonanza nazionale. Il vento della libertà investi’ gran parte della Calabria , dove in molti centri furono innalzati i famosi “alberi della libertà”.Quando fu proclamata la Repubblica Napoletana, il 21 Gennaio 1799, anche a Cutro nel largo della Chiesa Collegiata fu innalzato l’albero della libertà. All’inaugurazione furono presenti esponenti repubblicani come i Rajmondo,i Foresta, gli Spagnolo, i Franco, i Fattizza. Erano rimasti fedeli alla monarchia borbonica , i Piterà che speravano in un mutamento della situazione.A Cutro la rivoluzione s’era fatta sentire all’inizio del mese di Febbraio, ma senza spargimento di sangue. Il popolo aveva affidato la presidenza del Municipio a Don Marcantonio Rajmondi di orientamento repubblicano. Ben presto la situazione tornava critica con l’avanzata delle truppe mercenarie del cardinale Ruffo che intendeva riportare l’ordine monarchico in Calabria.
L’obiettivo principale era quello di occupare Crotone , per cui era necessario passare per Cutro. Vi furono duri scontri ma i monarchici ebbero la meglio e abbatterono l’albero della libertà. In un tumulto popolare cadeva ucciso il presidente della municipalità di Cutro Don Marcantonio Rajmondi, capo dei repubblicani.Cadeva ferito anche il Decano Gaetano Guaranj, appartenente alla famiglia di Don Giuseppe Guaranj , sostenitore degli ideali repubblicani che aveva partecipato ai moti rivoluzionari di Napoli. Il cardinale Ruffo fu felice di comunicare alla corte di Palermo che la resistenza dei repubblicani crotoniati era stata vinta e che aveva potuto fare ingresso trionfale a Cutro. Qui Fu ospite della famiglia Piterà che fece arrestare diversi esponenti repubblicani. Fra cui don Gaetano Guaranj ed altri che erano considerati i più pericolosi e i più rappresentativi della parte repubblicana. Tutti , dopo circa due anni , per decreto di Ferdinando IV di Borbone, furono rimessi in libertà. Vi fu il ritorno alla monarchia, ma le idee repubblicane continuarono a pullulare in tutto il crotonese e il marchesato.
Il SS Crocifisso
Nella prima metà del secolo XVII, alla curia provinciale due monaci cutresi: Padre Daniele e Padre Benedetto. Mossi da appassionato amore per il loro paese, vollero che la chiesa della “Riforma”, allora detta San Salvatore, venisse arricchita da una grande opera d’arte: il SS. Crocifisso di Cutro. L’opera di eccellente fattura risale al 1630 circa. Ne fu autore frate Umile Pintorno da Petralia (Palermo). Lo scultore venne chiamato a Cutro da Padre Benedetto e Padre Daniele. Frate Umile, dopo aver abbozzato la statua, cominciò a modellarla secondo l’immagine che aveva sempre presente nella mente e nel cuore. Si racconta che lo scultore, non riuscendo a realizzare la testa del cristo, la sera del Venerdì Santo si distese sul letto e stanco si addormentò: l’indomani, svegliatosi, trovò la testa già scolpita. Contemplando il volto del Cristo si possono osservare tre differenti espressioni: Cristo sorridente, Cristo in agonia e Cristo morto. Con la legge del 1939 n° 1084, il governo italiano ha dichiarato la statua del SS. Crocefisso “Monumento Nazionale”.
Personaggi
Leonardo di Bona detto IL PUTTINO
Leonardo Di Bona nacque a Cutro nel 1552 da una famiglia benestante.Lo chiamavano il “PUTTINO” , per la sua bassa statura e perché era molto bello. Da giovane si recò a Roma per studiare giurisprudenza, ma amava molto il gioco degli scacchi e perciò si esercitava spesso con altre persone brave in questo gioco tanto da diventare famoso. Mentre era a Roma per gli studi, si incontrò con il vescovo spagnolo RUY LOPEZ che era il miglior scacchista del tempo ;tra i due ci fu una partita . Leonardo fu sconfitto e deriso dal vescovo. Il cutrese senti’ molto l’amarezza della sconfitta . Si recò a Napoli per esercitarsi meglio nel gioco degli scacchi ,pensando già alla rivincita. Nel 1586 tornò a Cutro e seppe che il fratello era stato fatto prigioniero dai Turchi: Fu molto addolorato e decise di andare in Oriente per mettersi in contatto con il dei predoni. Siccome anche questi era un patito di scacchi ,Leonardo gli propose una partita: se lo avesse vinto , il fratello avrebbe avutola libertà. Da campione quale ormai era diventato, Leonardo vinse e cosi’ il fratello fu liberato .Quando rientrarono a Cutro furono accolti con molta gioia dai loro concittadini. Dopo breve tempo il Di Bona si recò a Napoli e poi a Madrid dove propose al vescovo Ruy Lopez la rivincita. Il vescovo accettò. La sfida si svolse alla presenza del Re Filippo II che pose un premio di 1000 scudi per il giocatore che avesse vinto tre partite consecutive: volontariamente il Puttino perse le prime due ed al Re che stava per andarsene disse: “Maestà si degni di restare , il tutto è stato fatto ad arte, perché rifulgesse più chiaramente la mia bravura”. E cosi’ fu. Il Re , colpito da tanta bravura , consegnò al Puttino i mille scudi,una salamandra d’oro, una pelliccia di ermellino ed una grazia di sua scelta: si ricordò cosi’ della sua Città e chiese che fosse concesso a Cutro l’esenzione dai pagamenti fiscali per un triennio ed il titolo di Città . Successivamente fu a Lisbona e giocò alla presenza del Re del Portogallo. Si recò a Genova ed a Taranto sempre accompagnato dal suo allievo Giulio Cesare Polerio. Ritornò a Cutro alla corte del principe di Bisignano. Mori’ a 45 anni.
Caterina Ganguzza
Verso la fine del 1500 i Turchi , con le loro navi raggiunsero più volte le coste calabresi, portando lutti e rovine . Rubavano, uccidevano, facevano prigionieri i cittadini per chiederne il riscatto o per farli schiavi. Durante una di queste incursioni , fu rapita la sedicenne Caterina Ganguzza, fanciulla di rara bellezza, discendente da una delle famiglie di Cutro.Nel 1552 Mustafà Pascià era arrivato a Le Castella con 12 navi. Furono avvertiti anche i cutresi dell’arrivo dei turchi per mettere in salvo vecchi, donne e bambini. Tutto fu inutile, i Turchi riuscirono nel loro intento. Fecero molti prigionieri fra cui la bellissima Caterina e la trascinarono a viva forza sulla nane. Fu un lungo e doloroso viaggio. Caterina vide al raggio della luna allontanarsi le montagne della sua Calabria. Pianse, pregò e stanca si addormentò. Dopo tre giorni di navigazione arrivò a Costantinopoli e fu presentata al Sultano che restò stupito da tanta bellezza. Le ricchezze che la circondavano potevano diventare sue ma lei desiderava ritornare alla sua terra tra i suoi concittadini. Soltanto la forza della preghiera le faceva superare quei terribili momenti. La sua fede in Cristo era troppo forte. Preferiva morire che sposare il Sultano e abbracciare la religione di Maometto. Per il suo rifiuto fu messa in un’umida e squallida cella per più di un mese. Dopo tante amarezze e maltrattamenti fu condotta dal Sultano che sentendosi rifiutato da una schiava, prese un pugnale e la colpi’ mortalmente al 0petto; la sventurata cadde a terra con gli occhi rivolti al cielo.
L'abate Fabio di Bona
Fabio di Bona,figlio di Ferdinando,nacque nel 1640. Ordinato sacerdote,divenne abate. Trasferitosi a Roma, frequentò gli ambienti della Santa Sede vivendo in assoluto modestia e santità di vita. A 90 anni divenne confessore del papa Clemente XII (Lorenzo Corsini pontefice dal 1730 al 1740).Il 16 Febbraio 1736 fece un testamento in cui la Collegiata della chiesa della S.S.Annunziata di Cutro venne nominata erede universale di tutti i suoi cospicui beni. In cambio gli amministratori della Collegiata erano tenuti,ogni anno,nell’anniversario della sua morte, a distribuire quindici ducati alle famiglie più povere di Cutro e consegnare una borsa di studio di settanta ducati al giovane cutrese più meritevole affinchè potesse andare a studiare a Roma per dare lustro al suo casato e onorare il suo paese.Per questi meriti, quando nel 1948 fu istituita la scuola media comunale, su suggerimento del maestro Don Gregorio Piterà, il nome prescelto per l’intestazione fu appunto quello di“Abate Fabio Di Bona”nome che è stato confermato nel 1987 alla scuola media di via Rosito.Mori’ a Roma nel 1740 all’età di 100 anni compiuti.
Diego Tajani
Diego Tajani, a cui di recente è stata intitolata la scuola elementare del 2° circolo, nacque a Cutro, l’ 8 Giugno 1827, nell’attuale via croce, dal cavaliere D.Giuseppe Maria Tafani di Vietri (capitano di gendarmeria) e della gentil donna D. Teresa Fattizzi di Cutro.Trascorse l’infanzia a Cutro, poi si trasferi , per ragioni di studio,a Vietri sul mare (SA).All’età di venticinque anni, si laureò in giurisprudenza, a Napoli, con il massimo dei voti nel 1858 difese, in un processo che suscitò scalpore nell’opinione pubblica, il patriota republicano Giovanni Nicotera di sambiase (CZ),insieme ai compagni, scampati alla sfortunata spedizione di sapri.La sua lucida e appassionata difesa evitò la condanna a morte ai rivoluzionari ma attirò su di sè i sospetti della polizia borbonica che lo costrinse a trasferirsi in Piemonte ,dove si arruolò volontario nell’esercito come soldato semplice. Nel 1861 venne nominato dal Cavour ,prefetto di polizia di Napoli , dove sciolse il corpo delle guardie di Pubblica sicurezza perchè , in parte, composto da elementi camorristici.Dopo aver guidato , da magistrato, la Procura Generale dell’Aquila e di Catanzaro, nel 1868 fu nominato Procuratore generale di Palermo, dove combattè alacremente la mafia e gli apparati della Stato collusi con essa. Dopo tre anni di duro lavoro , quando apprese che il questore di Palermo ,da lui imputato di omicidio e arrestato , era stato assolto, grazie alla protezione del prefetto della stessa città, Luigi Medici, il Tajani, con gesto plateale, si stracciò la toga e lasciò la Magistratura . Si diede alla politica, militando nelle file della Sinistra Storica e ricoprendo, per due volte , l’incarico di ministro di Grazia e Giustizia nel governo Depretis.Memorabile il discorso che pronunciò alla cameral’11 e il 12 Giugno 1875, durante il quale, con dovizia di particolari e situazioni circostanziate, denunciò la collisione tra mafia e potere politico, tollerata, quando non apertamente avallata dalla chiesa.Fu vicepresidente della Camera per ventidue anni ,ma continuò ad esercitare l’avvocatura che lo vide protagonista processi straordinari, come quello in cui difese Giuseppe Garibaldi nella causa per ottenere l’annullamento del matrimonio con la marchesina Giuseppina Raimondi o quello in cui difeseFrancesco Crispi, accusato di bigamia. Dal 1896 fu senatore del Regno. Mori’ a Roma il 2 febbraio 1921.La sua vita privata , come quella pubblica, fu intensa e spesso poco fortunata. Il Tajani, infatti, si sposò due volte: la prima a Vietri nel 1856 con Giuseppina Sevoulle morta nel dare alla luce la figlia Pina, la seconda con la sorella di Giuseppina, Fanny morta anche lei prematuramente, lasciandogli Il figlio Giovanni ; la terza con la nobildonna cutrese Teresina Foresta da cui ebbe altri cinque figli: Chiara, Vittorio, Anna , Alberto e Ida.Cutro , per ricordare il suo illustre concittadino ,gli ha denominato la via dove era ubicata la sua casa natale e la scuola elementare.
La famiglia Guarany
I Guarany giunsero nel crotonese nel 1445insieme alle famiglie Rajmondo,Franco,Peta,Scuco,Grisafo e Coco. Provenivano di Negroponte, oggetto di continue scorrerie turche.Si stabilirono in una località fra Cutro e Crotone , oggi chiamata Papanice.Intorno al seicento i Guaranj si trasferirono a Cutro imparentandosi con le famiglie Di Fiore, Di Bona e Majda. Fra i Guaranj si distinsero per l’attaccamento alla libertà e per il loro eroismo i fratelli Gaetano e Giuseppe.Gaetano fu cantore , decano e primicerio nella chiesa collegiata S.S. Annunziata di Cutro. Partecipò ai moti rivoluzionari di Cutro e durante il tumulto popolare del 1799 fu ferito dai monarchici in casa Rajmondi.Giuseppe fu grande combattente della Repubblica partenopea e , pare, sindaco di Cutro.Da Teresina Guaranj e Giuseppe Tajani nacque nel 1827 Diego Tajani che fu ministro di Grazia e Giustizia del Regno.Molti altri Guaranj ebbero incarichi importanti nella vita pubblica ed ecclesiastica.I Guaranj hanno lasciato Cutro negli anni ’50. Alcuni si sono trasferiti a Catanzaro, altri a Roma. A Cutro rimane ancora il “palazzo Guaranj” di via Grande.
Giuseppe Guarany
Nato da Giandomenico Guaranj ed Eleonora Venneri, appena ventenne , veniva segnalato come benemerito della patria per aver sgominato, insieme ad altri giovani coraggiosi, la banda guidata da Luigi Brandi, facendo sventolare per la prima volta la bandiera tricolore sul cielo di Napoli. Quando fu costituita la Guardia Nazionale , fu nominato sottotenente, al comando del capitano Nicola Pacifico. Un’azione militare da ricordare è quella che si riferisce alla resistenza all’avanzata dell’esercito del cardinale Ruffo che aveva l’intento di abbattere la Repubblica partenopea , disperdere i repubblicani e riconquistare Napoli. Lo scontro favori’ il cardinale Ruffo e il Guaranj fin’ in catene e, insieme al valoroso Guglielmo Pepe , fu tratto in giudizio e condannato alla confisca dei beni e all’esilio perpetuo.
Gaetano Guarany
Figlio di Giuseppe fu uno dei 22 valorosi che si batterono per la Repubblica partenopea. Studiò a Catanzaro dove ebbe per maestro Luigi Settembrini col quale instaurò rapporti culturali e di amicizia. Abbracciò la vita militare , raggiunse il grado di capitano ed entrò nel corpo degli” zuavi “. Fu vittima di persecuzioni , costretto ad una vita di profugo per le sue idee di libertà. Fu all’isola di Sant’ Elena per visitare la tomba di Napoleone. Lavorò come segretario nell’ufficio di suo cugino Diego Tajani in Napoli. Mori’ nel 1891 senza ricevere quegli onori che meritava per il suo passato di “ combattente per la libertà”.
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Tradizioni scomparse
A Cutro, quando due donne erano molto amiche e volevano diventare”cummari” a tutti i costi , anche se non avevano figli da battezzare o da cresimare, diventavano “ cummaridu palijaiu” per suggellare con un patto la loro amicizia .
Il 24 Giugno , giorno in cui si festeggia San Giovanni, una commare mandava all’altra su un vassoio “a nguantera” una specie di pupazzo “u pupulu” fatto con un’erba profumata che nasce spontaneamente nei campi.
Quest’erba si chiama “ pulijaau”. Sulla testa del pupazzo veniva posto un anello d’oro e intorno i “cannellini” e una bottiglia di “rosoliu” Il 15 Luglio , giorno della festa di San Vittore l’altra commare ricambiava il dono e retituiva l’anello. Oggi questa tradizione non c’è più perché bastano la stima e l’affetto tra due persone per continuare un rapporto d’amicizia. Ma è rimasto un detto “cummari dù pulijau quandu ti viju mi ndi priju ma sa ti trùavu a nù malu passu ddra’ ti viju e ddra’ ti lassu”, che evidenzia la precarieta’ di quel rapporto.
Una volta, quando un giovane s’innamorava di una ragazza, aveva difficolta’ a comunicarle personalmente i suoi sentimenti perche’ le ragazze stavano come segregate in casa. Allora, tramite una vicina di casa (“a’ tramizzera”) il giovane sapere alla ragazza e alla madre di lei le proprie intenzioni. Così il ragazzo ogni giorno passava davanti alla casa della ragazza. Dopo qualche tempo, il ragazzo metteva dietro la porta della giovane prescelta un pezzo di legno (“nu’ zzippunu “), che era la radice di un albero. Quando la mattina il papà della ragazza apriva la porta, quel pezzo di legno cadeva all’interno sul pavimento. Se la risposta era affermativa il pezzo di legno veniva tenuto in casa; se la risposta era negativa veniva lasciati dietro la porta. Questa usanza col tempo è scomparsa. Sarà poi il padre del giovane che andrà a chiedere la mano della ragazza per il figlio. Se la ragazza era innamorata del giovane ma il padre di lei non voleva che lo vedesse, i due giovani lasciavano le rispettive case per stare insieme (“sindi fuijvano”). Poterlo fare però era molto difficile perché la ragazza era molto controllata. Solo in un momento di distrazione della mamma e del papà della ragazza, gli amici del fidanzato sequestravano la ragazza e la consegnavano a lui al momento e al posto giusto. Gli amici spalleggiatori che favorivano la fuga d’amore “ a fuijitina” erano chiamati “spaddhrijatri”. Durante il fidanzamento i due giovani non dovevano stare vicini e parlarsi, lo potevano fare solo il giorno della promessa, quando il matrimonio era imminente. Oggi invece i fidanzati possono uscire insieme e conoscersi meglio.
Festività
SS Crocifisso (patrono) 1/2/3/ maggio
In onore del patrono di Cutro si tengono festeggiamenti che durano tre giorni. Ai riti religiosi si alternano gli intrattenimenti civili che prevedono musica dal vivo, stand gastronomici e una piccola fiera. L’ultimo giorno fuochi d’artificio.
IL Settennale del Crocifisso (aprile)
C’è un appuntamento legato, però, al Crocifisso di padre Umile che i cutresi aspettano con ansia e che avvicina la comunità: “il settennale del Crocifisso”
Ogni sette anni infatti, il 29 e il 30 aprile, si tiene una grande festa religiosa. Il Crocifisso, che è gelosamente conservato in una teca della omonima chiesa, viene fatto calare con una complicataoperazione alla quale assistono i fedeli.
Il giorno successivo si tiene invece una spettacolare processione con banda musicale. Questi i momenti più importanti: il Crocifisso accompagnato dalle autorità ecclesiastiche e da quelle civiliesce dalla chiesa dei Frati Minori e si dirige verso la Chiesa di S.Rocco. Qui trova la statua del santo pronta ad accodarsi al corteo che, arrivato nella piazza principale del paese, viene accolto dalle Statue della Vergine, di S.Giuseppe e S.Giuliano. Una folla di devoti assiste alla messa celebrata in piazza dal Vescovo.
La prima festa settennale è stata descritta da Antonio Piterà, primicerio della Collegiata, nel 1861. L’ano prima infatti, dopo mesi di siccità, il popolo di Cutro aveva portato il Crocifisso in processione pregando per l’arrivo della pioggia che, inaspettatamente, scese copiosa. Da allora il crocifisso è considerato miracoloso.
San Giuliano (protettore) 30 aprile
Funzione religiosa e processione. Alla sera musica dal vivo, gara di ballo e spettacolo pirotecnico.
San Leonardo
Ultima domenica di aprile
Messa e processione per le vie della frazione S.Leonardo.
San Rocco 16/17 agosto
Celebrazione eucaristica e processione. I riti civili prevedono musica dal vivo e fuochi d’artificio.
Le Manifestazioni
Estate Cutrese agosto
Nell’ambito di questa ricca manifestazione si segnalano gli appuntamenti più importanti. Tutte le sere musica dal vivo, anche nelle frazioni San Leonardo e Steccato, mostra fotografica d’epoca, sagra del pane di Cutro, festa dell’emigrante, sagra della pasta e ceci, selezione di Miss Italia.
Partita a scacchi vivente 12 agosto
Da non perdere è questo avvenimento di grande rilievo. L’iniziativa impegna 150 figuranti che sfilano in abiti d’epoca cuciti dalle sarte di Cutro con pregiate stoffe damascate e di velluto. Come per incanto appaiono anche palazzi dalle mura merlate. L’esibizione degli sbandieratori precede la partita a scacchi viventi che si gioca sulla scacchiera pavimentale della piazza. Sul palco, intanto, sono disposti tredici personaggi che riproducono il quadro del Mussini che nel XIX secolo dipinse l’incontro tra Filippo II e Giò Leonardo di Bona.
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LA CHIESA DELLA SANTISSIMA ANNUNZIATA (matrice)
Le origini della chiesa, dedicata all’Annunciazione , non sono del tutto certe. Sembra che esistesse già nel 1400 . Nel 1700 fu sede arcipretale; conquistò una posizione di prestigio nella diocesi di Santa Severina quando, nel 1732\33 , per interessamento dell’abate Fabio Di Bona presso il papa Clemente XII, divenne “insigne Colleggiata”, con un corpo capitolare composto da venti membri. Fu completamente ricostruita dopo il sisma del 1832 che l’aveva rasa al suolo; ampliata, fu riaperta al culto nel 1859. Nel corso del tempo è stata oggetto di numerosi restauri. In quello realizzato negli anni sessanta, venne demolita un’artistica cupola e deturpata la facciata che con il restauro del 1997 è stata riportata allo splendore originale. La chiesa è ha tre navate . La navata centrale porta al settecentesco altare marmoreo il quale è sormontato da una bellissima stampa in oro zecchino , del Cristo di Giotto. Ai lati dell’altare due nicchie ospitano le statue lignee di S. Lucia e San Francesco di Paola. Due tele del Pollani di Andali , poste sulle pareti laterali del presbiterio, l’una la Madonna del Carmine ( 1858 9 l’altra la Natività (1854 ). La Chiesa della Santissima Annunziata è retta dal 1977 dal parroco don Francesco Poerio.
( Chiesa della SS Annunziata Matrice )
CHIESA DELLE MONACHELLE
La chiesa delle Monachelle o di Santa Chiara , fu costruita intorno al 1500 sulle stesse rovine della chiesa di Santa Caterina. Con molta probabilità , parte dell’impianto della chiesa precedente fu mantenuto intatto e vi si aggiunsero altri elementi per adattare la pianta della nuova chiesa alle funzioni che doveva svolgere in collegamento con il Monastero che ad essa fu annesso. All’ingresso si può ammirare un portale esterno in bassorilievo di pietra tufacea bianca in stile rinascimentale e di grande valore artistico. Si accede alla chiesa attraverso una scalinata composta da sei gradoni in pietra. L’ingresso è costituito da un piccolo vano trapezoidale che immette al campanile. Attualmente la chiesa versa in condizioni gravissime e precarie. Annesso alla chiesa delle Monachelle si trova il MONASTERO DI SANTA CHIARA; fu costruito per volere e con il consistente lascito del sacerdote cutrese Gio Leonardo Quercia. La costruzione incominciò nel 1660 e durò ben 25 anni. Inizialmente poteva ospitare dodici monache, in seguito arrivò ad ospitarne ventitrè. Ovviamente le monache erano ragazze provenienti da famiglie nobili .Per poter accedere alla professione di clarisse la famiglia della novizia doveva pagare la somma di 200 ducati. La comunità delle clarisse possedeva discrete proprietà fondiarie e svolgeva , oltre ad un’attività educativa a favore delle figlie dei nobili , anche e soprattutto un’attività creditizia a favore del ceto nobiliare ed ecclesiastico. Il fabbricato si sviluppava intorno al chiostro quadrato ancora esistente . Al piano terra erano ricavate i locali di refettorio, cucina, foresteria, cappella privata delle suore e vari magazzini . Al secondo piano erano situati gli alloggi delle suore. Il terremoto del 1832 distrusse il secondo piano lasciando intatti il piano terra , il chiostro e alcune volte che coprivano i locali del piano terra. Fu ricostruito dopo parecchi anni. L’attività del monastero durò appena 115 anni . Durante il periodo dell’occupazione francese del Regno di Napoli, le monache lo abbandonarono per salvarsi dalla furia dei rivoluzionari e si rifugiarono a Crotone . Nel 1808 fu soppresso e mai più riaperto .Passò quindi di proprietà del Comune per molto tempo fu abbandonato e soltanto verso la fine dell’800 fu deciso di utilizzarlo; infatti una parte, quella prospiciente su via Roma , fu trasferito il Municipio, l’altra fu utilizzata come sede provvisoria del ginnasio di Cutro. Il Municipio il 27 novembre 1967, fu dato alle fiamme dopo una manifestazione di protesta popolare che lo distrusse quasi completamente. Ristrutturato , è stato aperto al pubblico nel 1998.
CHIESA DI SAN ROCCO
Fu costruita nel 1600 con le donazioni del popolo, accanto al convento dei Cappucci edificato nel 1500. La prima pietra fu benedetta dal vescovo di Isola Mons. Monteallegro. Originariamente ere dedicata all’Assunta. La struttura è a una sola navata . All’interno vi si trova la statua di san Rocco. La chiesa segui’ le stesse sorti del convento, infatti l’intero complesso fu distrutto dal terremoto del 1783. Fu riaperto nel 1828, nuovamente chiuso nel 1860, riapri’ nel 1865. All’inizio del ‘900 fu abbandonato dai frati e restituito al Municipio . La chiesa fu affidata ad un prete di Cutro ed il convento fu adibito ad ospizio fino al 1920 anno in cui fu abbattuto perchè pericolante. La chiesa fu restaurata nel 1930: fu rifatto il tetto, l’abside dell’altare maggiore ed il campanile.
IL CONVENTO DEI FRATI MINORI o Chiesa del Crocifisso
La costruzione del convento risale al secolo XVI come afferma lo storico P. Primoldo Coco. Da altri documenti risulta che nel secolo XIII, nell’orto che tuttora si chiama “ Vignale di S Basilio”, sorgeva a Cutro un monastero che per molto tempo venne custodito da monaci greci appartenenti all’ordine di San Basilio. Risulta che nell’anno 1315 il Papa Martino V passò questo monastero ai Frati Francescani che lo fecero sempre più progredire dotandolo di molte opere d’arte. Il convento , che ospitava i religiosi appartenenti al ramo dei “riformati” , prese il nome di “Riforma”, nome che è rimasto in uso ancora oggi.Più volte distrutto , a causa di terremoti, il convento risorse sempre per volontà dei frati minori, ai quali mai mancò l’aiuto della popolazione. I Frati apportatori di miglioramenti al convento sono stati:P. Antonio Campanella che lo dotò di opere pregevole P: Pacifico Zaccaro che realizzò il bellissimo campanile e istallò una grande campana di bronzo inaugurata l’otto Dicembre 1949 e tenuta a battesimo dai baroni Emma Fabiani e Giovanni Barracco.
CHIESA DELLA PIETA’
Fu edificata nel 1730. In essa si conserva una tela raffigurante la Pietà opera di un discepolo della scuola del domenicano Mattia Preti di Taverna .Cappella privata dei marchesi Di Maida , originari anch’essi di Taverna , fu distrutta dal terremoto dell’otto Marzo 1832. Fu riedificata ed ampliata nel 1839. Nella cappella è conservata una tela che raffigura S. Alfonso M. Dei Liguori fondatore dei padri Redentoristi e il cui corpo si trova nel duomo di Pagani in provincia di Salerno. Il fonte battesimale, a forma di conchiglia in marmo, è del 1887; la pavimentazione è in mattonelle di disegno orientale. Adesso viene aperta al pubblico soltanto in occasione di qualche festa.
LA TORRE E IL FORTINO DI CHIRIZZI
A causa delle scorrerie dei Turchi, nel XII sec., Cutro che già era un importante centro di approvvigionamento bel grano, divenne piazza d’armi, autonoma anche rispetto a Crotone. Tale stato, se da un lato rendeva più tranquilla e serena la vita dei cittadini,dall’altro comportava conseguenze negative, soprattutto sul piano economico, dato che le spese di alloggio e mantenimento dei militari erano a carico dell’ università (comune) di Cutro.Con molta probabilità, i soldati, oltreché dormire nelle case nobiliari, occupavano il fortino di Chirizzi, costruito verso la fine del ‘400, periodo in cui Cutro diventò,per la prima volta piazza d’ armi. Di forma quadrangolare con torrette pentagonali agli angoli, il fortino apparteneva alla famiglia Guaranj. Versa attualmente in stato di abbandono come l’altro rudere, la Torre quadrata , che venne costruita tra il 1597 e il 1603, in località Mascino, posizione strategica per il controllo della costa che va da Steccato a Le Castella.Torri di guardia marittime furono costruite, in quel periodo,lungo tutto il litorale ionico. Erano rifornite di polvere da sparo e di palle. Erano comandate da un caporale assistito da due guardiani i quali,nel caso di avvistamento di navi sospette, dovevano segnalarle e bersagliarle con l’artiglieria,mentre i cavalieri allertavano la popolazione con segnali di avvertimento concordati,approntavano le prime difese, davano il passaparola. La presenza delle torri di guardia non valse a fermare le incursioni turchesche, infatti nel 1644 tutta la fascia costiera del Marchesato era spopolata e l’abitato di Le Castella abbandonato per ordine della corte regia perchè indifendibile.
( Torre e il Fortino di Chirizzi )
VILLA MARGHERITA
E’ ritenuta una delle più belle ville del crotonese. E’ situata in località S. Anna e si affaccia su un ampio giardino. La struttura è di stile ottocentesco. Fino al 1800 fu di proprietà del barone De Nobili di Catanzaro e del barone Doria di Massanova; in seguito fu acquistata dalla famiglia Barracco. E’ una vera oasi di pace; vi si trovano alberi secolari, che insieme ad altre piante, formano una boscaglia quasi impenetrabile. Il barone Guglielmo Barracco la utilizzò come sua abituale residenza. Trascurata per diversi anni , fu fatta ristrutturare intorno al 1930 dal barone Luigi Barracco che la denominò “Villa Margherita” in onore della regina Margherita o forse di una sua figlioletta scomparsa in tenera età . Nella villa sorge una cappella dove si può ammirare il busto di una giovane fanciulla. Negli anni cinquanta l’edificio con i terreni annessi furono espropriati dallo Stato, i locali utilizzati dall’O. V. S. (Opera Valorizzazione Sila) per l’amministrazione dell’Ente. La Villa può essere raggiunta attraverso la S.S. 106. In essa si ritrovano animali di ogni genere in particolari uccelli che si fermano per nidificare.
PALAZZO GRISI
Si eleva su tre livelli. L’accesso è consentito da una bella scala che giunge fino al portale lapideo. Ampie finestre rendono luminoso l’interno. Al centro della facciata una vetrata su cui è scolpito uno stemma.
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Chi ha mangiato soltanto una volta il pane di Cutro non lo ha più dimenticato. Fatto con il grano duro, è ottimo anche soltanto con un filo d’olio di olivo. Chi ha in mente, invece, qualcosa di più sostanzioso non rimarrà deluso. Il pesce fresco si trova con facilità e solitamente viene preparato semplicemente per meglio esaltare il gusto naturale.
Particolarità della cucina cutrese sono le “vermiture” che si raccolgono tra giugno e luglio con le quali si prepara un’ottima pasta.
Spaghetti al sugo di lumache
Ingredienti: Spaghetti, lumache, pomodori pelati, salsa concentrata, un peperone, aglio, basilico, pepe nero, olio d’oliva e sale.
Procedimento: Mettere le lumache a bagno almeno per mezz’ora e poi lavarle sotto l’acqua corrente senza togliere il guscio. A parte preparare un soffritto con l’olio e l’aglio, quindi versare la salsa, i pelati e le lumache. Continuare la cottura e aggiungere il basilico, il peperone a pezzetti e il pepe. Quindi condire gli spaghetti già lessati.
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