La Chiesa presenta una forma dell'edificio a croce latina, con la facciata principale rivolta in direzione ovest. La chiesa presenta un unica navata con rientranze laterali a formare una T. Caratteristica è la statua della Madonna scolpita in pietra con il bambino Gesù sul braccio destro. Chiesa in stile normanno – Basiliano risalente al 1000-1200
Stato di conservazione Buono
Secolo XIII
Edificio culturale cinquecentesco annesso al convento dei Padri Domenicani. La chiesa presenta una notevole facciata con decorazioni litiche rinascimentali, un ricco portale lapideo con incisioni decorative, bassorilievi, rosoni e stemmi del 1544; interno con soffitto ligneo casettonato seicentesco; cappella Cavalcanti con stemma gentilizio cinquecentesco; altare ligneo seicentesco, riccamente intagliato e ricamato barocco, con architettonico fastigio dorato e dipinto; Pergamo (ambone) e scanni corati intagliati barocchi sec. XVIII. San domenico statua scolpita a tutto tondo e a tutta figura , dipinta al naturale, opera seicentesca di bottega partenopea; L’annunciazione, figura lignea seicentesca a rilievo, lavoro barocco di intagliatore meridionale.
La chiesa di S. Maria del Soccorso (Miseris succurrentes) o della Riforma, annessa al convento dei Domenicani (poi dei Francescani riformati), risale al XVI° secolo, essendo stata edificata nel periodo compreso tra il 1515 ed il 1520. La chiesa è consacrata alla Madonna del Soccorso, la cui statua fu donata al convento nel 1543 dall’abate Rota del monastero dei Tre Fanciulli e rappresenta la Vergine che, con un bastone, minaccia un innocuo diavoletto che dovrebbe tentare i pii fanciulli. Il monumento, assai degradato, è, da anni, sottoposto a restauri da parte della Soprintendenza, ma gli interventi procedono con molta lentezza.
Stato di conservazione Discreto
Secolo XV
Edificio di fondazione medievale, rimaneggiato in età Barocca, la chiesa presenta una pianta basilicale a tre navate con una cappella a destra dedicata alla Madonna. Dietro l'abside centrale vi è una sagrestia aggiunta in seguito. Fino a qualche tempo fa erano qui conservate le ceneri di monsignor Raffaele de Franco, vescovo di Catanzaro nell'Ottocento. Di notevole interesse è il fonte battesimale del '400, opera di scalpellini locali. Ha motivi floreali a rilievo e scritte incomprensibili. Altra opera molto bella è la campana realizzata da Angelo Rinaldi per l'Università di Caccuri nel 1578. Vi sono rappresentati motivi floreali e al centro spicca un'effige della Madonna col Bambino. Degni di nota anche una statua lignea di San Francesco d'Assisi e un'immagine della Trasfigurazione di Cristo ('700), il pergamano intagliato settecentesco barocco datato e firmato: MDCCXC V:B TROCINI L. il coro ligneo settecentesco con stalli barocchi decorati ad intaglio da artiere di bottega. Pregevoli argenterie sacre del sec. XVIII tra cui la croce. In origine, cioè in epoca medievale, era una cappella dedicata a San Giovanni Battista e alla Madonna. Ha subìto nel corso dei secoli cambiamenti sia a causa dell'uomo che delle calamità naturali. Ebbe danni notevoli in seguito al sisma del 1769 e a quello del 1908. A questo si sono aggiunti anche restauri sbagliati che hanno danneggiato l'equilibrio artistico dell'opera.
Stato di conservazione Discreto
Secolo XV
La chiesa, di gusto semplice, ha al suo interno tre altari dedicati rispettivamente a Sant'Antonio, Santa Rosa e alla Vergine. Nella facciata esterna si aprono tre ingressi ai quali si accede da una breve scalinata
Stato di conservazione Buono
Al portale si accede tramite una doppia scalinata. Sull'altare la statua lignea a mezzo busto della Madonna dell'Addolorata in stile spagnolo. Il capo della Madonna è arricchito da una corona d'argento. Un tempo aveva anche le sette spade del dolore conficcate nel petto. Queste, però, sono andate perdute perché ritenute erroneamente di scarso valore. All'interno anche la statua del Cristo morto.
Stato di conservazione Buono
Chiesetta in contrada Acquadolce la cui edificazione si fa risalire a epoca quattrocentesca. Ha subìto molti restauri. All'interno è conservato un quadro raffigurante la Madonna delle Grazie col Bambino.La sua edificazione risale all'epoca quattrocentesca
Stato di conservazione Buono
Di recentissima costruzione, conserva un piccolo quadro raffigurante la Madonna delle Lacrime davanti al quale i fedeli recitano quotidianamente il rosario. Il 25 marzo, giorno dell'Annunciazione, il parroco vi recita una messa.
Stato di conservazione Buono
La chiesa presenta un' ampio portale ligneo si accede tramite una scalinata in pietra. Nella facciata una piccola finestra ad arco. Ha ai due lati nicchie ricavate nella parete che un tempo, probabilmente, ospitavano delle icone. La chiesa ha una pianta trapezoidale. All'interno c'è la statua dell'Immacolata. Risale a epoca quattrocentesca.
Stato di conservazione Buono
Secolo XV
La chiesa presenta sulla destra la torre campanaria che si sviluppa su due piani. L'altare è sormontato dalla statua della Madonna dell'Assunta con ai piedi quattro angioletti. A qualche centinaio di metri, sulla strada, si trova l'icona di Santa Assunta. Posta sulla parte più alta del centro abitato annuncia la vicinanza del santuario. Eretta in epoca settecentesca, presenta una struttura in calce e pietra. La nicchia, che custodisce la statuina della Madonna dell'Assunta, è riparata da una piccola porta a vetro. In località Acquadolce è al centro di un parco naturale. Risale, probabilmente, agli inizi del XVI secolo
Stato di conservazione Buono
Secolo XIX
Edificata in epoca ottocentesca è stata ristrutturata seguendo uno stile moderno. In località Zinga. Edificata in epoca ottocentesca è stata ristrutturata seguendo uno stile moderno. Davanti al portale c'è un ballatoio in mattoni al quale si accede per mezzo di una scalinata. Ha pianta trapezoidale. L'interno, a una sola navata, custodisce le statue di San Giovanni Battista, di San Giuseppe e dell'Immacolata. Secondo una “Memoria” lasciata da un arciprete curato di Zinga, che amministrò quella chiesa dal 1908- 1913, “è fama che Federico 2° di Svevia scendendo in Calabria si impossessò anche di Casabona, formando della Frazione Zinga (allora Cinga) un bel unito castello” ed aggiunge che “Il protettore del borgo è San Giovanni Battista, a cui è dedicata la Parrocchia, il cui Sacro Tempio è stato aperto al pubblico nel 1343, come risultava al sommo della porta centrale, al tempo della mia dimora colà, in qualità di Arciprete Curato”. La presenza di una munita fortificazione a controllo della via, che dalla bassa valle del Neto si snodava sulla sinistra del Vitravo verso Umbriatico e la Sila, contraddistinguerà l’abitato che verrà denominato quasi sempre nelle scritture come Motta o Castrum di Cinga.
Stato di conservazione Discreta
Secolo XIX
La chiesa presenta una torre campanaria a pianta quadrata è posta sull'edificio e si erge su due piani. La chiesa ha un ampio portale ad arco a cui si accede attraverso una scalinata. Con il restauro più recente è stata aggiunta, nella parte interna, una seconda porta a vetri decorata con un sole dagli ampi raggi. La pianta è a un'unica navata. Sull'altare maggiore, in una nicchia, è posta la statua della Madonna delle Grazie con il Bambino (un monoblocco del 1573 con le corone in argento). Alla sinistra un crocifisso ligneo risalente al 1600, sul lato destro il pulpito. Fra i beni artistici che la chiesa annovera sono da menzionare le statue di San Nicola (in stile barocco), della Madonna del Rosario, del Sacro Cuore, di San Francesco d'Assisi, di Santa Lucia e di Sant'Antonio. All'interno la cappella del SS Sacramento, un tempo denominato "cappellone" perché molto grande. Ospita un mosaico del Cristo risorto, un quadro della Natività e una vetrata ad arco raffigurante la Madonna dell'Assunta. Sull'altare della cappella un dipinto su vetro della Manifestazione di Dio a Mosè con il roveto ardente. Nella piazza principale del paese. Eretta nel 1716 è stata ultimata a più riprese.
Stato di conservazione Buono
Secolo XVIII
Risalente ad epoca quattrocentesca il convento ristrutturato ospita attualmente la canonica del parroco e conserva soltanto il simportu, l'arco d'entrata al cortile, che anticamente costituiva un pre-accesso per tutti coloro che cercavano rifugio. Nel centro abitato, risale a epoca cinquecentesca. Probabilmente era stato donato alla comunità dalla regina Bona, discendente degli Sforza di Milano. Il convento è stato attivo fino al 1644.
Stato di conservazione Discreta
Secolo XV
La struttura dell'edificio è molto sobria. Il portale ad arco ha ai due lati colonne a bassorilievo. L'interno, a unica navata, ospita una statua lignea di San Francesco costruita personalmente da fra Bonaventura Barbieri e le statue della Madonna di Lourdes e della Madonna del Carmine col Bambino. Al pulpito, posto alla destra dell'altare, si accede tramite una scalinata sobriamente decorata. Nel santuario è presente una cappella sul cui altare è posta la statua del SS. Ecce Homo. Ci sono anche due vetrate raffiguranti la Madonna Addolorata e San Giovanni l'Apostolo. Risalente alla fine del 1800, ha annesso un parco naturale.
Stato di conservazione Buono
Secolo XIX
Chiesa della Madonna della Campagna ( CASTELSILANO )
La Chiesa presenta una semplice facciata ha un portale con arco a tutto sesto sormontato da una finestra circolare. All'interno, oltre alla statua della Vergine sopra l'altare e a una tela della Sacra Famiglia, non ci sono opere di particolare valore. La costruzione di questa piccola chiesa si deve alla signora Spina Rosina Torchia. Nel 1928, infatti, la donna trovò un'antica immagine della Vergine in una grotta di località Zinnante. Due anni più tardi comprò un piccolo appezzamento di terreno nell'attuale contrada Madonnella e vi fece edificare la chiesetta, completata nel 1952.
Stato di conservazione Buono
Cronologia generica
Secolo XX
Chiesa Parrocchiale Madonna Immacolata ( CASTELSILANO )
La chiesa Parrocchiale della Madonna dell’Immacolata è uno dei monumenti artistici ed architettonici da visitare nel bellissimo comune di Castelsilano. L’edificio, al quale si accede tramite una scalinata, presenta un semplice portale sormontato da una finestra ad arco irregolare e da uno stemma. Nello stesso sono presenti dipinti di scuola napoletana, datato 1736, paramenti sacri sei-settecenteschi, provenienti dal Vescovato di Cerenzia Vecchia). Sull'altare maggiore un imponente quadro raffigurante l'Immacolata Concezione realizzato a mosaico da artisti fiorentini. Mosaici con simboli biblici anche ai lati.Nella piccola cappella laterale, detta del "Santissimo", c'è un altare sormontato da una pala affrescata e una copia del Gesù Bambino di Praga. La chiesa fu eretta, nel XVII secolo, dal principe Scipione Rota contemporaneamente alla costruzione del casino di caccia e venne elevata a canonica nel 1715. Lo stemma presenta nella chiesa fu prelevato dall'arcivescovado dell'antica Cerenzia (Acheronthia) e vi sono incise le insegne papali: corona, cappello e cordone. All'interno si conservano ancora le campane offerte dal principe (del quale riportano stemma e iscrizione), varie statue di Santi (tra cui quella seicentesca dell'Immacolata e quelle di San Leonardo e dell'Addolorata) e un fonte battesimale che apparteneva alla cattedrale di Cerenzia (opera di scalpellini locali del XIII secolo.
Stato di conservazione Buono
Secolo XVIII
Ai lati della porta d'ingresso, infatti, ci sono due colonne con scanalature che sostengono un imponente timpano. In corrispondenza delle piccole navate laterali si aprono due strette finestre. Frutto del restauro strutturale ed architettonico della cappella gentilizia della famiglia Sirianni, appartiene all'area del cimitero dismesso nel 1970.E' stata pregevolmente recuperata e dedicata a " S. Leonardo" ed al " Beato Padre Pio da Pietrelcina".
Stato di conservazione Buono
Secolo XXI
La Chiesa esternamente presenta : al centro della spianata, sopra un mammellone, il così detto Vescovado. Chiesa con un tozzo campanile, quadro al piede, ottagono nell’alzata superiore . Al piede del campanile in un vano, a pareti robustissime con portina ogivale, ravviso l’unico avanzo antico, forse del Quattrocento, dell’intera città. Sulla spianata a levante della chiesa era il sagrato, ancor pieno di ossa umane. In quella triste e desolata solitudine s’erge ancora, a ricordo di tante memorie e vite scomparse, una colonna monolita sormontata da un capitello con croce in ferro”.All’interno la chiesa presenta : un Crocifisso ligneo scolpito a tutto tondo e figura intera, opera barocca settecentesca di bottega meridionale; croce professionale seicentesca , lavorata a sbalzo ed a cesello, con figura argentea del Crocifisso, pregevole opera di argentieri meridionale ( pezoo proveniente dalla distrutta Matrice di Cerenzia vecchia); Camapana decorata con croce gerca, dattata1.545; altra campana orbata e iscritta, dtata 1.780, paramenti sacri di epoca barocca (sec. XVII – XVIII). La chiesa di san Teodoro in Cerenzia fu edificata con l’aiuto dei cittadini; di essa ne fu primo parroco Don Munzio Quintieri, che iniziò a redigere i registri parrocchiali nel 1862. Leggenda : San Teodoro e il drago dalle sette teste. In paese ancora si racconta una leggenda che ha radici molto lontane nel tempo. Sembra che in una grotta sotto il primordiale aggregato urbano di Cerenzia, vivesse un drago con sette teste che pretendeva, ogni anno, il sacrificio di sette fanciulle. Un giorno, tra le sette giovani donne scelte per essere donate al drago, capitò anche la figlia del principe. Ma fortuna volle che si trovasse a passare di lì Teodoro, un valoroso soldato proveniente dall'Oriente. Egli scese tra le grotte e affrontò il drago. Con la sua spada gli tagliò le sette teste mentre il suo cane le portava fuori dalla grotta una a una per evitare che il mostro riuscisse a riattaccarle al corpo. Così Teodoro salvò la figlia del principe e, allo stesso tempo, liberò per sempre la città dalle angherie del drago meritandosi il titolo di protettore del paese. San Teodoro è raffigurato con le sette lingue del drago sulla testa. L’evento è ricordato ogni anno il 9 novembre.
Stato di conservazione Buono
Secolo XVIII –XIX
Il Santuario della Madonna dell'Itria sorge su un'altura dominante la città. E' di recente costruzione e vi si avverte un'atmosfera mistica abbracciando un bel panorama. Il santuario fu edificato dai Padri Passionisti nel 1600 dove sorgeva il vecchio monastero brasiliano, sulla collina che domina l'abitato. La chiesa dal 1600 in poi è stata più volte restaurata e ricostruita a causa dei danni che subiva dai vari terremoti che si susseguivano in Calabria. Il nuovo Santuario fu ricostruito ancora una volta il 4 maggio 1968, anche se la prima pietra fu posta nel luglio 1940.
Stato di conservazione Buono
Secolo VXII
Si trova fuori dal centro storico, nel rione Valle. Edificata e aperta al culto alla fine del XVII secolo, è una modesta costruzione a due navate in cui un tempo si celebravano i riti religiosi per i contadini che si recavano al lavoro.
Stato di conservazione Buono
Secolo XVII
E' situata alla periferia di Cirò. Era nota anche come S. Maria del Casale e fu in parte ristrutturata attorno al 1730 per opera di Filippo Falco, un agente dei principi di Tarsia. Il Falco fece venire da Venezia il quadro che si trova sull'altare maggiore e che rappresenta Santa Maria delle Grazie. L'esterno, con copertura a capanna, è semplice. L'interno è a due navate.
Stato di conservazione Buono
Secolo VXIII
A pochi passi da uno degli antichi ingressi alla città, porta Mavilia, sorge questa chiesa a una sola navata. Essa è dedicata a un monaco di origine irlandese, Cataldo appunto, che divenne vescovo di Taranto. La datazione del manufatto religioso è incerto
Stato di conservazione Buono
Secolo Incerto
Era un delle quattro parrocchie del paese (se ne ha notizia nel XVII secolo). L'edificio si trova in via Casopero e vi si accede mediante una scalinata. L'interno è a tre navate.
Stato di conservazione Buono
Secolo XVII
La facciata principale è imponente. Elemento visivamente dominante sono senz'altro le quattro finte colonne che delimitano gli ingressi. L'interno, a tre navate, ha un transetto sormontato da una grande cupola affiancata, a destra e a sinistra, da altre due cupolette che formano una croce. Bello il soffitto a finti cassettoni di colore azzurro intenso. Secondo una tradizione non verificata, sul luogo in cui sorge era stata edificata (tra il IX e il X secolo) una chiesa assai più piccola per opera degli abitanti fuggiti dalla Marina a causa delle incursioni saracene. L'edificio ha subìto nel corso dei secoli numerosi rifacimenti (anche in seguito ai terremoti). La costruzione fu iniziata per opera di Ferdinando II di Borbone e terminata il 9 aprile 1943.
Stato di conservazione Buono
Secolo XX
Nel rione Valle, fu aperta al culto nel 1724. La facciata presenta una linea sobria. Sul tetto a capanna si alza una cupola orientaleggiante che contiene la cella campanaria. L'interno è a una navata. Sull'altare si trova una nicchia che ospita la statua di Santa Menna.
Stato di conservazione Buono
Secolo XVIII
Edificio settecentesco conserva un'interessante facciata in stile barocco, con affusti di colonne su due piani e un campaniletto con orologio a pianta quadrata; al suo interno statue professionali. Il campanile fu inglobato nella struttura. In base al progetto, l'edificio non è mai stato completato. Mancano la cupola e i bracci della croce latina. La facciata, in pietra tufacea, è in stile barocco-rococò con otto nicchie, rosone centrale e venti colonne (doriche e ioniche). Il portale è sormontato da un ovale con l'immagine di San Nicola (restaurato da Antonio Pipicelli negli anni Sessanta), opera dello stuccatore Alfonso Spanò di Squillace. Il timpano è crollato in seguito al terremoto del 1883. In cima, a sinistra, c'è la statua di Mosè con le tavole della legge. Agli inizi del XX secolo al campanile è stato aggiunto un orologio. L'interno della chiesa è a tre navate. Quella di sinistra è più corta perché terminava sull'orlo di un burrone. L'altare centrale è di recente costruzione (XX secolo). Lungo le navate ci sono sei nicchie con statue di Santi (tre per lato). La chiesa di S. Nicola e' stata costruita intorno al 1400. Nel corso del XVI secolo, a Cotronei coesistevano due comunita' religiose distinte: nella chiesa di Santa Sofia (poi distrutta da un incendio e mai piu' ricostruita) si celebrava infatti il rito latino, mentre in quella di San Nicola, il rito greco. Nel 1592, pero', per mancanza di sacerdoti di rito greco, l'arcivescovo di Santa Severina fuse le due comunita', che da allora in poi seguirono unicamente il rito latino nella chiesa di S. Nicola.
Stato di conservazione Buono
Secolo XV - XVII
La facciata, di recente costruzione, ha un portale affiancato da quattro lesene (due per lato). A destra un campanile. L'interno è a una sola navata. L'altare maggiore è sormontato dalla statua della Madonna del Carmine. A sinistra, invece, c'è la statua dell'Addolorata. Entrambe le opere sono del XVIII secolo e sono costituite da testa e mani in legno e da una intelaiatura al posto del corpo. La Chiesa fu costruita alla fine del XVIII secolo, la chiesa era in origine la cappella mortuaria della famiglia De Luca i cui eredi vi sono seppelliti fino al 1880.
Stato di conservazione Discreto
Secolo XVIII
Il Santuario della "Madonna di Capocolonna" è addossato al muro una fornace romana, nei pressi sono visibili alcune ville baronali, la Colonna e la Torre costiera di Capo Nao che ospita un piccolo antiquarium. La zona è ricca di resti del Tempio di Hera Lacinia, ben visibili i resti dell'opus reticulatum costruito dai romani per proteggere il Tempio. Al suo interno diversi dipinti tra cui, il Quadro del Boschetto (1904) che rappresenta il tentativo dei Turchi di dar fuoco nel 1519 all'effigie della Madonna, da essi sottratta alla chiesetta ad ella dedicata. Nonostante ciò, il quadro non bruciò, lasciando stupefatti gli infedeli che, increduli, la buttarono in mare ed il Quadro di Filippo De Falco (1904) che rappresenta il miracolo della Vergine che protegge e libera dall'assedio turco del 1638 i crotonesi, arroccatisi nella città. Il quadro della Madonna venne incendiato dai turchi approdati in città nel 1519. Ma non prese fuoco. I musulmani intimoriti buttarono allora il quadro in mare che arrivò dolcemente a riva e venne trovato da un pescatore.
Stato di conservazione Buono
Secolo XV-XVI sec.
L'oratorio di San Vennera esisteva già nel 1542. Ricostruito dalle fondamenta nel 1707 per opera della famiglia gentili a Berlingeri, fu dedicata a SS. Veneranda ed Anastasia. Di recente la chiesa ha perduto la sua funzione originale ed è stata trasformata in sala di soggiorno per l'adiacente casa di Ricovero. I beni mobili sono stati trasferiti alla Chiesa di S. Chiara.
Stato di conservazione Buono
Secolo XVI sec.
La chiesa dell’ Immacolata presenta una facciata, in stile neoclassico, un bel portale sormontato da un'apertura di forma rettangolare, dotata di due nicchie contenenti alcune statue. L'interno, a navata unica, e' ornato da stucchi e dipinti ottocenteschi che illustrano alcuni momenti della vita di Maria. La chiesa conserva inoltre una cantoria barocca, un pregevole altare in marmi policromi, e un crocifisso ligneo di scuola napoletana, del XVII secolo, proveniente dalla chiesa di S. Giuseppe. Annesso all'edificio e' l'oratorio della confraternita dell'Immacolata, che conserva nella sottostante cripta le ossa di confratelli ivi sepolti. Nel 1554 era costituita da un modesto tempietto con cripta sottostante. Nel 1738 sul sostrato dell’omonimo oratorio cinquecentesco, fu innalzata, per volontà di Gerolamo Cariati, la chiesa dedicata all’Immacolata Concezione, che fu consacrata nel 1777. In questo periodo aveva due altari, uno dedicato al SS. Crocifisso e l’altro ai Santi Cosmo e Damiano, fatti eseguire dai mastri barbieri.
Stato di conservazione Buono
Secolo XVIII
La chiesa è divisa all’interno da tre navate, presenta begli altari di marmo e decorazioni in stucchi. Nella Cappella Gailuccio-Zurlo si ammira un Crocifisso in legno settecentesco, di fattura partenopea. Diverse le statue devozionali in legno racchiuse all’interno, tra le quali quella di San Giuseppe, di San Gregorio Vescovo, opera del 1721 di Nicolò Fumo, di San Nicolò di Bari. Fu ricostruita nel 1719 da Onofrio De Sanda, con l’elemosina dei fedeli, sul luogo dove forse si trovava la chiesa dei Domenicani, cioè sul cavaliere. Nel 1756 fu riparata da Andrea De Sanda e consacrata nello stesso anno. Ha sempre dovuto subire molti restauri perché priva di fondamenta. E’ costituita da una sola navata con quattro cappelle laterali fatte eseguire dalle famiglie Sculco, Lucifero, Gallucci e Zurlo. La navata si articola in tre zone mediante tre dislivelli. La costruzione originale era evidentemente costitutiva dal corpo centrale che nella ricostruzione del 1719, fu ampliata con Cappelle e mascherata da decorazioni di stile barocco. Nel 1777 c'erano tre cappelle: la prima, dedicata a S. Nicola, era curata dalla famiglia Sculco, la seconda, intitolata a S. Gregorio Taumaturgo, era curata dalla famiglia Ajerbas Aragona della Grotteria e la terza, dedicata a S. Michele Arcangelo, era curata dalla famiglia Lucifero.
Stato di conservazione buono
Secolo XVIII
La Chiesa dl Santa Chiara offre al visitatore un'atmosfera di misterioso raccoglimento nel silenzio più assoluto dell'ambiente che la circonda. La costruzione presenta una sola navata, sormontata da una volta a canne e reca, nel secondo ordine, da una parte, finestrali a doppio strombo, dall'altra i matronei. L'abside reca internamente una cupola con finestrali, racchiusa nel tiburio ottagonale con copertura a spicchi. I pavimenti sono in maiolica lavorati a mano, originali della scuola napoletano del 1700 (Vietri) I dipinti generalmente agiografi, sono tutti datati dal 1754 al 1767. Su ogni tela è riportato il nome della suora donatrice e lo stemma gentilizio della sua famiglia. Vari restauri sono stati eseguiti nel corso dei secoli fino ad oggi. La facciata principale presenta decorazioni graffite. La chiesa è di stile barocco e la data di consacrazione, riportata su una lapide posta all'entrata, risale al 1774.
Stato di conservazione Discreto
Secolo XVI
Fu fondato nel 1460 vivente S. Francesco di Paola come si rileva dalle memorie esistenti nel Convento di S. Francesco di Paola a S. Andrea delle Fratte a Roma. Ne Sopportò le spese un nobile cavaliere, Navarra, oriundo di Spagna la Chiesa e il Convento erano consacrate a Gesù e Maria. Nel 1777 il Convento era in pessimo stato mentre la Chiesa era ricca ed in buone condizioni. Vi si trovavano sei altari: 1) S. Francesco di Paola (Olivieri) 2) Beata Vergine del Rinfresco (B. Milioti) 3) S. Dionigi 4) S. Rocco 5) S. Michele Arcangelo 6) SS. Sacramento. Tale Convento rimase soppresso dopo il terremoto del 1783 e di locali passarono al Seminario Dicesano di Crotone Mon Signor Todisco Grande li Fece trasformare in undici magazzini per il grano. Furono Poi venduti alla famiglia Sculco assieme alla Vigna e vi erano ancora tracce di affreschi alludenti al miracolo del santo.
Stato Di Conservazione Cattivo
Secolo XVI Sec.
Nella visita di Monsignor Rama nel 1699 si fa menzione che in Crotone esisteva fin da tempo remoto un Convento dei Padri Carmelitani. Nella chiesa del Monastero aveva sede una Confraternita sotto il titolo del Carmine. Nella soppressione del Con¬vento colpiti dalla bolla di Innocenza decimo (1653) venne incluso detto Monastero e le rendite furono incorporate al Seminario Diocesano Di Crotone. Allo stato attuale, dell’antico complesso monastico è rimasto un edificio denominato ex Lazzaretto e la chiesa.
Stato Di Conservazione Buono
Secolo XVI Sec.
Identificazione Convento dei Cappuccini ( CROTONE )
Fondato nel 1579 il 18 dicembre dai coniugi Don Lelio Lucifero e Donna Ippolita che, con atto del notaio Galasso, concessero terre con giardino e pozzo della tenuta detta "Le Mandole” e la “Campitella Vecchia”, per edificarvi il Monastero di San Francesco D’Assisi dell’ordine dei Cappuccini, con la condizione che, qualora fosse stato abbandona¬to le terre dovevano ritornare alla famiglia donatrice o ai suoi eredi. Nel 1775 vi erano sei altari. 1) S. Anna (Suriano) 2) Immacolata Concezzione (Olivieri) 3) Madonna di Portosalvo (Berlingeri) 4) Sanfedele Martire (Lucifero) 5) Madonna degli Angeli6) SS. Crocifisso. La chiesa era sotto il Titolo di S. Maria degli Angeli ed era anche chiamata Santa maria di Portosalvo. fu soppresso del 1783 dopo il terremoto e i beni ritornarono alla famiglia Lucifero. Attualmente la struttura dell'impianto monastico e interamente visibile, mentre la chiesa è stata trasformata in deposito.
Stato Di Conservazione Buono
Secolo XVI Sec.
Il duomo di Crotone, si compone di una facciata in stile neoclassico, affiancata da un imponente campanile, e tre maestosi portali. L'interno, diviso in tre navate sorrette da pilastri, ospita pregevoli opere d'arte: un fonte battesimale in pietra con base zoomorfa, del XIII secolo, un seicentesco coro ligneo, finemente intagliato, due busti lignei raffiguranti S. Gennaro e S. Dionigi, entrambi del XVII secolo, un crocifisso in terracotta e un pulpito marmoreo progettato dall'architetto Farinelli nel 1898. In fondo alla navata destra si apre la cappella ottocentesca nella quale e' custodita l'icona bizantina della Madonna nera di Capocolonna che, secondo la tradizione, sarebbe opera di S. Luca. La cappella, la cui volta presenta graziosi angeli musicanti, e' ornata da stucchi dorati, bronzi e preziosi dipinti di Boschetto (XVI secolo) e di Del Falco (XVII secolo). Sulla navata sinistra si segnala una tela settecentesca, raffigurante Gesu' di ritorno dal tempio, realizzata da Nicola Lapiccola. La chiesa conserva inoltre un interessante tesoro costituito da paramenti e argenterie, tra cui, particolarmente interessanti, un calice d'argento dorato con smalti del 1626, dono di Filippo IV all'arcivescovo di Crotone, un calice e un bacolo del 700, di ignoti artisti napoletani, e una croce processionale del XVIII secolo. Si seganala, infine, un dipinto settecentesco su tela, recentemente restaurato, raffigurante la decapitazione di S. Dionigi, attribuibile a Corrado Giaquinto. La costruzione originaria dovrebbe risalire al IX secolo. Originariamente la chiesa fu intitolata a S. Dionigi Aeropagita, successivamente intorno al 1462 fu dedicata a Maria SS .Assunta in Cielo. La Costruzione trinavata aveva numerose cappelle. Si ha notizie di lavori di ristrutturazione eseguiti in diversi periodi : nel 1192 venne rifatto il tetto, nel 1358 e nel 1510 furono ripristinate le fondamenta ed eseguiti notevoli lavori di restauro; tra il 1628 e il 1635 furono eseguiti i lavori di rifacimento dell'intera struttura; nel 1672 fu interamente decorata; tra il 1723 e il 1755 furono rifatte la cupola e l'altare maggiore; nel 1883 fu rifatto il pavimento marmoreo, fu costruito il pulpito e fu decorata la cappella della Madonna. Ulteriori restauri furono eseguiti nel 1946 e di recente, in cui è stato rimosso il magnifico altare marmoreo settecentesco. La ricostruzione integrale della chiesa, per la quale furono utilizzati materiali asportati dall'antico Tempio di Hera Lacinia, dovrebbe risalire al sec. XVI. La facciata, molto rimaneggiata è oggi rielaborata in forma neoclassica.
Stato di conservazione Buono
Secolo XIV
Monastero Dei Frati Minori Conventuali Di S. Francesco D'assisi ( CROTONE )
Si tramanda che tale Convento fu fondato dal Beato Pietro di S. Andrea Castello, agli inizi del secolo XII quando venne in Calabria per introdurvi la regola di S. Francesco D'Assisi. La chiesa annessa era dedicata a S. Francesco. Tale Convento, in un primo momento era sito fuori le mura, poi per sospetto dei Turchi fu demolito e riedificato nel 1540 dentro la città, su un diretto di case appartenenti a Giovan Battista Campitelli, Principe di Strongoli. Nel 1777 nella chiesa si trovavano sette altari: 1)S. Francesco D'Assisi (Montalcini) 2)Immacolata (Aragona) 3) S. Giuseppe (Baricellis) 4) S. Maria del Carmine, S. Lucia S. Barbara 5)S. Antonio da Padova 6)S. Isidoro Agricola (Massarro Antonio Federico) 7)S. Giovanni Battista (Baricellis). Il convento fu soppresso con decreto di Ferdinando IV nel 1798. I locali passarono al seminario diocesano che li ha adibiti a propria sede. La chiesa è stata trasformata in sala di proiezione e conferenze
Stato di conservazione Buono
Secolo XII sec.
Fondato nel 1667 per volontà del Vescovo di Crotone Monsignor Caraffa, fu soppresso nel 1798, essendo Vescovo Coiro, con decreto di Ferdinando IV. Era chiamato anche Casa dei fratelli ospedalieri o dei Fate Bene Fratelli ed sito dentro le mura. Il Convento aveva annessa una chiesa sotto il titolo di S. Maria della Pietà ed i frati amministravano l'ospedale che accoglieva i poveri e i forestieri. Qui si venerava il S. Crocifisso che fu poi traslato nella chiesa di S. Giuseppe e successivamente nella chiesa dell'Immacolata, dove attualmente si trova. Nel 1883 il Convento venne riadattato per altri usi e la chiesa trasformata in magazzino ove, fino al 1900, erano ancora evidenti tracce di dipinti murali.
Stato di conservazione Buono
Secolo XVII sec.
Attualmente parte dell'immobile è occupato dalle suore di S. Anna, che vi tengono scuola materna ed elementare; una parte è occupata dai padri stimmatini; la restante parte è occupata abusivamente. Nel 1971, durante i lavori di restauro, è stata messa alla luce la cisterna. La fondazione del monastero dedicato a S. Chiara risale al 1442 e vi si stabilirono suore di famiglie nobili. Rimasto vuoto nel 1458 vi furono trasferiti i frati predicatori, che risiedevano in un convento fuori le mura. Nel 1560 ritorna all'ordine di S. Chiara e nel 1603 fu ampliato e restaurato. Nel 1774 fu rifatta la chiesa e consacrata. Dopo il terremoto del 1783 il Monastero fu soppresso e i suoi beni incamerati nella Cassa Sacra. Nel 1802 fu ripristinato. Nuovamente soppresso nel 1860 il Monastero diventa proprietà del demanio Comunale, ma le suore clarisse continuano ad abitarvi fino al 1910.
Stato di conservazione Buono
Secolo XV
Fondato con decreto di Ferdinando II del 3/10/1842, gli fu dato il titolo di SS. Maria Addolorata. I locali, preesistenti furono donati da Don Pietro e Don Anselmo Berlingeri che ne assicuravano la rendita di mantenimento. L'edificio a corte, ha conservato la sua funzione d'uso, anche se l'oratorio è stato profondamente rimaneggiato di recente.
Stato di conservazione Buono
Secolo XIX sec.
Di regia nomina fu forse fondata dalla nobile famiglia del Prothospataris; Conserva un antico dipinto raffigurante la nascita della madonna e un ponte. Nel 1525 esiste ed è parrocchiale dentro le mura. Nel 1777 aveva due altari : uno dedicato a S. Luigi Gonzaga e l'altro a S. Gaetano. Nel restauro eseguito nel 1960 furono asportati gli altari laterali e i dipinti raffiguranti i titolari.
Stato di conservazione Buono
Secolo XV
Eretta nel ‘500 la chiesa in buono stato prende il nome dal rione in cui è stata costruita. Nel 1612 fu utilizzata per l'accoglienza dei poveri e degli ammalati, nel 1792 anche a quella dei neonati che venivano abbandonati sul sagrato. A testimonianza di ciò un verbale dell'epoca che recita: "alle ore 13 di oggi ci è stato presentato dalla Pia Ricevitrice un appello di aiuto per una bambina trovata sulla ruota". Nel 1810 venne chiusa alle sue funzioni per difficoltà economiche e per carenza di sacerdoti. Negli anni '70 le mura perimetrali furono abbattute per far posto all'attuale casa canonica.
Stato di conservazione Buono
Secolo XVI
La chiesa presenta tre navate . La navata centrale porta al settecentesco altare marmoreo il quale è sormontato da una bellissima stampa in oro zecchino , del Cristo di Giotto. Ai lati dell’altare due nicchie ospitano le statue lignee di S. Lucia e San Francesco di Paola. Due tele del Pollani di Andali , poste sulle pareti laterali del presbiterio, l’una la Madonna del Carmine ( 1858 9 l’altra la Natività (1854 ) . La Chiesa della Santissima Annunziata è retta dal 1977 dal parroco don Francesco Poerio.
Le origini della chiesa, dedicata all’Annunciazione , non sono del tutto certe . Sembra che esistesse già nel 1400 . Nel 1700 fu sede arcipretale ; conquistò una posizione di prestigio nella diocesi di Santa Severina quando, nel 1732\33 , per interessamento dell’abate Fabio Di Bona presso il papa Clemente XII, divenne “insigne Colleggiata”, con un corpo capitolare composto da venti membri. Fu completamente ricostruita dopo il sisma del 1832 che l’aveva rasa al suolo; ampliata, fu riaperta al culto nel 1859. Nel corso del tempo è stata oggetto di numerosi restauri. In quello realizzato negli anni sessanta, venne demolita un’artistica cupola e deturpata la facciata che con il restauro del 1997 è stata riportata allo splendore originale.
Stato di conservazione Buono
Secolo Sec. XV
Il convento dei Frati Minori Conventuali presenta un bellissimo campanile con una grande campana di bronzo ed all’interno si trova famoso Crocifisso ligneo risalente al XVII secolo; di questo ne fu autore frate Umile Pintorno da Petralia (Palermo). Lo scultore venne chiamato a Cutro da Padre Benedetto e Padre Daniele. Frate Umile, dopo aver abbozzato la statua, cominciò a modellarla secondo l’immagine che aveva sempre presente nella mente e nel cuore.
La costruzione del convento risale al secolo XVI come afferma lo storico P. Primoldo Coco. Da altri documenti risulta che nel secolo XIII, nell’orto che tuttora si chiama “ Vignale di S Basilio” , sorgeva a Cutro un monastero che per molto tempo venne custodito da monaci greci appartenenti all’ordine di San Basilio . Risulta che nell’anno 1315 il Papa Martino V passò questo monastero ai Frati Francescani che lo fecero sempre più progredire dotandolo di molte opere d’arte. Il convento , che ospitava i religiosi appartenenti al ramo dei “riformati” , prese il nome di “Riforma”, nome che è rimasto in uso ancora oggi. Più volte distrutto , a causa di terremoti, il convento risorse sempre per volontà dei frati minori, ai quali mai mancò l’aiuto della popolazione. I Frati apportatori di miglioramenti al convento sono stati:P. Antonio Campanella che lo dotò di opere pregevole P: Pacifico Zaccaro che realizzò il bellissimo campanile e istallò una grande campana di bronzo inaugurata l’otto Dicembre 1949 e tenuta a battesimo dai baroni Emma Fabiani e Giovanni Barracco.
Stato di conservazione Buono
Secolo Sec. XVI
Chiesa di San Rocco ( CUTRO )
La struttura presenta una sola navata . All’interno vi si trova la statua di san Rocco.
Fu costruita nel 1600 con le donazioni del popolo, accanto al convento dei Cappucci edificato nel 1500. La prima pietra fu benedetta dal vescovo di Isola
Mons. Monteallegro. Originariamente ere dedicata all’Assunta. La chiesa segui’ le stesse sorti del convento, infatti l’intero complesso fu distrutto dal terremoto del 1783 . Fu riaperto nel 1828, nuovamente chiuso nel 1860 , riapri’ nel 1865. All’inizio del ‘900 fu abbandonato dai frati e restituito al Municipio . La chiesa fu affidata ad un prete di Cutro ed il convento fu adibito ad ospizio fino al 1920 anno in cui fu abbattuto perchè pericolante. La chiesa fu restaurata nel 1930: fu rifatto il tetto, l’abside dell’altare maggiore ed il campanile.
Stato di conservazione buono
Secolo Sec. XV
All’ingresso si può ammirare un portale esterno in bassorilievo di pietra tufacea bianca in stile rinascimentale e di grande valore artistico. Si accede alla chiesa attraverso una scalinata composta da sei gradoni in pietra. L’ingresso è costituito da un piccolo vano trapezoidale che immette al campanile. Attualmente la chiesa versa in condizioni gravissime e precarie.
La chiesa delle Monachelle o di Santa Chiara , fu costruita intorno al 1500 sulle stesse rovine della chiesa di Santa Caterina. Con molta probabilità , parte dell’impianto della chiesa precedente fu mantenuto intatto e vi si aggiunsero altri elementi per adattare la pianta della nuova chiesa alle funzioni che doveva svolgere in collegamento con il Monastero che ad essa fu annesso . Infatti, annesso alla chiesa delle Monachelle si trova il MONASTERO DI SANTA CHIARA; fu costruito per volere e con il consistente lascito del sacerdote cutrese Gio Leonardo Quercia. La costruzione incominciò nel 1660 e durò ben 25 anni. Inizialmente poteva ospitare dodici monache, in seguito arrivò ad ospitarne ventitrè. Ovviamente le monache erano ragazze provenienti da famiglie nobili .Per poter accedere alla professione di clarisse la famiglia della novizia doveva pagare la somma di 200 ducati. La comunità delle clarisse possedeva discrete proprietà fondiarie e svolgeva , oltre ad un’attività educativa a favore delle figlie dei nobili , anche e soprattutto un’attività creditizia a favore del ceto nobiliare ed ecclesiastico. Il fabbricato si sviluppava intorno al chiostro quadrato ancora esistente . Al piano terra erano ricavate i locali di refettorio , cucina , foresteria , cappella privata delle suore e vari magazzini . Al secondo piano erano situati gli alloggi delle suore. Il terremoto del 1832 distrusse il secondo piano lasciando intatti il piano terra , il chiostro e alcune volte che coprivano i locali del piano terra. Fu ricostruito dopo parecchi anni. L’attività del monastero durò appena 115 anni . Durante il periodo dell’occupazione francese del Regno di Napoli, le monache lo abbandonarono per salvarsi dalla furia dei rivoluzionari e si rifugiarono a Crotone . Nel 1808 fu soppresso e mai più riaperto .Passò quindi di proprietà del Comune per molto tempo fu abbandonato e soltanto verso la fine dell’800 fu deciso di utilizzarlo; infatti una parte, quella prospiciente su via Roma , fu trasferito il Municipio, l’altra fu utilizzata come sede provvisoria del ginnasio di Cutro . Il Municipio il 27 novembre 1967, fu dato alle fiamme dopo una manifestazione di protesta popolare che lo distrusse quasi completamente. Ristrutturato , è stato aperto al pubblico nel 1998.
Stato di conservazione Precarie
Secolo Sec. XVI
Piccolo edificio cinquecentesco, presenta una facciata semplice e lineare, sulla quale si apre un bel portale in pietra, lavorato a bassorilievo con motivi agresti e puttini, opera di abili maestranze locali. L'interno, a navata unica, conserva un sarcofago in tufo del XVI secolo, con epigrafe e stemma dei Ricca, sul cui coperchio e' scolpito un guerriero con spada e celata alzata sul viso. E' possibile inoltre ammirare una campana in bronzo del 1613, realizzata con le offerte dei fedeli, un pregevole coro ligneo del 1500, opera di scuola napoletana, e un pulpito, anch'esso in legno, del XVII secolo. Adiacente alla chiesa e' uno slanciato campanile, ornato da una pregevole bifora.
All'interno della cinta muraria che circondava il borgo medioevale di Isola di Capo Rizzuto, si trova la chiesa di S. Marco, un tempo cappella dei baroni Ricca. Costruito nel 1549 per volere del feudatario Antonio Troylo Ricca, signore di Isola dal 1513 al 1555. Ridotta poi in stato di abbandono, tra il 1980 e il 1984 fu completamente restaurata grazie ai contributi dei fedeli e all’aiuto dei padri Rosminiani.
Stato di conservazione Buono
Secolo Sec. XVI
È una piccola chiesa di scarso interesse architettonico e spoglia di arredi e oggetti sacri di cui si ha notizia già intorno al 1100 d.C.Nella facciata si apre un portale litico con lesene. In alto, due finestrette circolari e una struttura con campane
La tradizione popolare vuole che questa chiesa fosse dotata di tre campane alle quali era stato attribuito un nome: quella d'oro si chiamava Maria Cristina, quella d'argento Carmela e quella di bronzo Adelaide. Si racconta, inoltre, che durante una invasione turca le campane furono rubate dagli invasori. Questi, però, le persero in mare. Da allora si dice che quando il mare è agitato è possibile sentire le campane tintinnare.
Stato di conservazione Buono
Secolo Sec. X
Il duomo si compone di un'elegante facciata barocca, sulla quale si apre un bel portale del XVII secolo, finemente decorato e sormontato dallo stemma vescovile, e' fiancheggiata da un possente campanile con bifora, che risale alla struttura originaria. L'interno, a tre navate e con abside quadra, e' mirabilmente ornato da stucchi settecenteschi, e conserva pregevoli opere d'arte, tra le quali si segnalano un settecentesco altare barocco in marmo policromo, un polittico del '500, un coro con stalli intagliati, del XVII secolo, e due bellissimi troni vescovili, uno in legno inciso, l'altro in marmo, di scuola napoletana, databile al 1758. Nelle navate laterali e' possibile ammirare diversi altari in pietra, realizzati da abili artigiani locali; tra gli oggetti che compongono il tesoro, da notare un calice in oro a sbalzo, ornato da medaglioni, del 1564, e un settecentesco crocifisso bronzeo, opera di bottega partenopea. La chiesa custodisce inoltre una preziosa pala d'altare del 1200, raffigurante la Madonna nera col bambino, detta Madonna greca, protettrice della cittadina. Si segnala infine un presepio settecentesco con pastori in terracotta, realizzati da maestranze napoletane.
Il duomo di Isola di Capo Rizzuto, edificato tra il '500 e il '600 per volere del vescovo Annibale Caracciolo, sorge sul sito di un preesistente monastero normanno. Tra il 1517 e il 1536 fu più volte danneggiato e saccheggiato dai Turchi ma, grazie all'interessamento del vescovo di Isola di Capo Rizzuto Annibale Caracciolo (1562-1606), la chiesa fu restaurata e abbellita con quadri e oggetti votivi provenienti da Napoli. Nel 1577 papa Gregorio XIII le concesse gli stessi privilegi e indulgenze a favore delle anime dei defunti della chiesa di San Gregorio Magno a Roma.
Stato di conservazione Buono
Secolo Sec. XVI- XVII
La struttura è molto particolare perché non ricalca la classica tipologia dei santuari. L’edificio, infatti, è a unica navata senza braccia trasversali in modo che tra parroco e assemblea non ci siano impedimenti visivi (colonne, pilastri, ecc.). La facciata della chiesa, alla quale si accede attraverso un'ampia scalinata, ha un moderno rosone a vetri policromi che riporta l'immagine della Madonna Greca. Grandi vetrate decorate abbelliscono l'interno (tutte opere di Gino Amoruso di Botricello). Sulla parete absidale, dietro l'altare, è rappresentato il ritrovamento del quadro della Madonna Greca da parte di un pastore. Ai quattro angoli, invece, ci sono i misteri mariani (L'Annunciazione, la visita a Santa Elisabetta, la nascita di Gesù e la discesa dello Spirito Santo). Di fianco all'altare, in una cappella, è stata sistemata un'antica tavola lignea che raffigura la Madonna Greca. Lungo la navata, inoltre, ci sono altre vetrate decorative a tema sacro. L'ingresso è sormontato da una balaustra decorata con una Via Crucis in legno (scolpita a bassorilievo dall'artista Giuseppe Stillitano). Dello stesso autore sono anche le sculture lignee raffiguranti gli evangelisti che si trovano sulle quattro colonne portanti. Tutti gli oggetti che fanno parte degli arredi sacri, infine, sono stati realizzati da artisti locali con materiali poveri (pietra arenaria, pietra di Trani, ecc.).
Stato di conservazione Buono
Secolo Sec. XX
La chiesa dell’udienza di Melissa conserva un bel portale in pietra, con lo stemma nobiliare, e un pregevole altare centrale con decorazioni a intarsio, in gesso colorato, opera di un artigiano di Carfizzi, risalenti ai primi decenni del 1700. All'interno dell'edificio sacro esisteva un affresco del 1736, raffigurante la Madonna che da' udienza a S. Vito (da qui il titolo della chiesa), che e' stato distrutto di recente per ricavarne una nicchia.
La chiesa dell'Udienza, edificata nel 1700 per volere della famiglia dei principi Pignatelli. E
Stato di conservazione buono
Secolo Sec. XVIII
La chiesa di S. Giacomo si trova nel centro storico di Melissa, conserva al suo interno un monumento rinascimentale con una singolare lapide del 1700.
La chiesa di S. Giacomo fu costruita intorno al 1500, il monumento al suo interno fu dedicato al feudatario Spinelli, che fu ucciso in questa chiesa per aver esercitato lo "ius primae noctis". Completava il monumento un busto osceno, che venne distrutto nell'800, quindi polverizzato e usato come stucco per la scalinata d'ingresso; all'esterno, sul portale, e' visibile lo stemma degli Spinelli.
Stato di conservazione Buono
Secolo Sec. XVI
La facciata, in blocchi squadrati di pietra arenaria proveniente da una cava situata sulla sinistra del torrente Reazio, riprende lo schema tipico di molte chiese italiane di fine '500 con la divisione in due ordini sovrapposti. Nell'ordine superiore vi è una grande finestra ottagonale, mentre in quello inferiore si apre il portale con arco abbassato fiancheggiato da quattro lesene di stile ionico che sorreggono un fastigio con al centro una piccola edicola contenente la statua della Madonna dell'Assunta. Completano il fastigio le statue di San Pietro e Paolo e due cuspidi poste alle estremità. L'interno, a croce latina, è in stile barocco. Ha una sola navata ai cui lati si aprono sei cappelle con sontuosi altari di marmo policromo su cui, inquadrate in cornici di stucco, sono collocate tele con episodi della vita della Vergine: Madonna con Bambino e Santi, Pietà, Immacolata Concezione con i Santi Filippo Neri e Ignazio di Loyola, Pentecoste, Purificazione della Vergine, Madonna del Carmelo. L'altare maggiore è in marmi policromi e applicazioni in bronzo. Tra le opere marmoree è da ammirare anche la balaustra che delimita la zona presbiterale. Al centro dell'abside è posto il quadro della Madonna del Bambino e, nella volta, quello di Gesù Buon Pastore. Nella volta della navata è invece posto il dipinto dell'Assunzione della Madonna (risalente al 1834) mentre nella cupola c'è quello dell'Incoronazione della Madonna (opera di un artista francese). Sopra la cantoria lignea c'è l'affresco raffigurante il Transito della Madonna.
Si trova nel cuore del rione Campo. E’ considerato l’esempio più valido dello stile tardo barocco in Calabria. Dichiarato, infatti, monumento di interesse nazionale, l’edificio sacro fu costruito ad opera di Padre Matteo La Manna, religioso mesorachese con l’aiuto dei suoi fedeli.
Stato di conservazione Buono
Secolo Sec. XVIII
La chiesa parrocchiale della Candelora si apre su una piazzetta nei pressi del fiume Vergari, tra i palazzi Cappa e Marescalco. La facciata, molto sobria, riprende la ripartizione dell’interno in tre navate e presenta tre artistici portali in pietra sormontati da altrettante piccole finestre. La parte centrale più alta è divisa in due ordini. A separare l’ordine inferiore da quello superiore è un cornicione, su cui sono collocati due vasi uniti da un festone di fiori. Sulla sinistra si erge l’antico campanile con il caratteristico tetto a cuspide. L’interno è a tre navate con archi a tutto sesto. La volta della navata centrale, che prende luce da sei ampie finestre, è affrescata con dipinti che rappresentano San Giovanni Battista e la Madonna con la Trinità. Sulla parete di fondo dell’abside e delle due navate laterali si trovano le tele della Purificazione di Maria Vergine, di San Giovanni Battista e di San Francesco di Paola, quest’ultima attribuita a Mattia Preti. Nella navata sinistra si possono ammirare due statue lignee di pregevole fattura: San Nicola, opera dello scultore padovano Alberto Cappabianca, e Santa Lucia scolpita dall’artista veneziano Giovan Maria Bordin nel 1887. Nella navata destra, in una nicchia sopra un altare, è posta la statua di San Francesco di Paola.
Fino al Settecento si trovava sotto il titolo di Santa Maria della Purificazione ed era una cappella della adiacente chiesa matrice di San Niccolò. Agli inizi del Settecento venne fondato nella chiesa il Pio Monte dei Morti. Dopo il sisma del 1783, i sacerdoti abbandonarono la già diruta chiesa matrice di San Niccolò, e così la Purificazione, incorporando anche la parrocchia di San Giovanni Battista, venne intitolata ai santi Niccolò e Giovanni Battista.
Stato di conservazione Buono
Secolo Sec. XVIII
La chiesa matrice sorge nella parte alta del centro storico, nel rione omonimo vicino all’antico Castello. La facciata è in stile romanico ed il portale centrale è sormontato da una nicchia nella quale è posta una Madonna con Bambino, realizzata dalla bottega del celebre scultore Antonello. Nella volta della navata centrale troviamo tre affreschi che rappresentano San Giuseppe, l’Annunciazione e i Santi Pietro e Paolo, i primi due commissionati da don Giuseppe Bova (1858) e da Isabella Londino (1838). Le navate laterali della chiesa sono arredate con pregevoli opere d’arte lignee provenienti, come abbiamo detto, dal convento dei Cappuccini, tra cui due altari intagliati con colonne tortili e una cornice con decorazione di foglie di acanto. Tra le sculture vanno menzionate, ancora, una statua di Sant’Antonio, due statue dell’Addolorata, Gesù Risorto e un bellissimo Crocifisso proveniente, anche questo, dal convento dei Cappuccini. La zona absidale è di forma rettangolare e presenta, oltre al Crocifisso di cui abbiamo già parlato, un affresco raffigurante l’Annunciazione. La parete destra dell’abside è occupata da un grande affresco raffigurante l’Ultima Cena, mentre su quella sinistra troviamo un dipinto delle stesse dimensioni del precedente, che rappresenta la Pentecoste. Sotto quest’ultimo affresco una piccola porta conduce nella sacrestia, dove si può ammirare la statua della Madonna delle Salette.
Dedicato ai santi Pietro e Paolo Apostoli, l’edificio nella forma attuale risale probabilmente agli inizi del XVIII secolo, quando vennero aggiunte le due navate laterali. Con la soppressione della parrocchia di San Nicola, l’Annunziata diventò il centro spirituale di una vasta comunità di fedeli; nel 1797, con bolla dell’arcivescovo di Santa Severina Pierfedele Grisolia di Mormanno, venne eretta nella chiesa una comuneria di dodici cappellani (elevata a sedici nel 1830, con bolla del nuovo vescovo Mons. Fra’ Ludovico Del Gallo). La chiesa venne gravemente danneggiata dal terremoto dell’8 marzo 1832. Le fonti documentarie dell’epoca testimoniano che, per ricostruire la volta della navata centrale, furono necessarie 12.000 canne comprate a Belcastro, 300 tomoli di gesso, 50 tomoli di marmo ed altro materiale per un totale di 130 ducati, mentre i lavori vennero fatti eseguire dal parroco don Nicola Grisolia. Agli inizi del Novecento, dopo il terremoto del 1905, l’arciprete don Domenico Valente eliminò le cappelle di fondo delle navate laterali, creandovi a sinistra la sagrestia e a destra una sala per i giovani. Abolì anche la cappella della Madonna delle Salette, che la signora Olimpia Pollizzi aveva fatto costruire nella navata centrale dopo l’apparizione della Beata Vergine Maria ai pastorelli Melanie Calvat e Maximin Giraud avvenuta a La Salette il 19 settembre 1846. Lo stesso Valente, nel 1916, venne autorizzato dal padre Provinciale Cappuccino Fra’ Giovanni da Cropani al trasferimento nell’Annunziata di tutti gli arredi sacri e delle opere di grande valore artistico del soppresso convento dei Cappuccini.
Stato di conservazione Buono
Secolo Sec. XVIII
Ruderi del complesso in adiacenze del paese, di fondazione brasiliana , noto per il suo scriptorium di codici, fu una Grande Abbazia Cistercense.
Grande Abbazia Cistercense operante dalla fine del 12° al 15° secolo. Fu istituita per volonta dell’abbazia della Sambucina, precisamente dall’abbate Luca, nello spirito di diffondere la latinità. Fu centro scrittorio e godette dei favori di Federico II di Svevia che le attribuì numerosi possedimenti. Ma tanti altri lasciti ebbe da privati cittadini. Con gli aragonesi cominciò ad andare in rovina, ma rimangono numerose testimonianze letterarie della sua attività.
Stato di conservazione Discreto
Secolo Sec. XII e XV
A sud del centro abitato, su un poggio granitico a tratti verdeggiante, sorge il convento del SS Ecce Homo.Nel corso del tempo ha subito notevoli modifiche, ampliamenti e restauri. Il santuario Hecce Homo Santuario si caratterizza per la una splendida di una scultura lignea seicentesca raffigurante l’Ecce Homo (che dà il nome al convento), una scultura marmorea del 1504 raffigurante la Vergine delle Grazie con Bambino ed Angeli, di scuola Gaginesca. Nel suo interno si possono ammirare, oltre al chiostro quattrocentesco, anche numerose opere su tela a firma di Cristoforo Santanna.
Il convento è stato fondato nel 1430 dal beato Tommaso da Firenze, anche se ha origini molto più antiche, risalenti al 370 d.C. ad opera dei Basiliani provenienti dalla Grecia. Il convento e il santuario sono stati dedicati a S. Maria delle Grazie furono e nel 1580, il convento passò ai Minori Riformati e fu scelto quale sede del noviziato dell'ordine.
Stato di conservazione Buono
Secolo Sec. XVI
Età Rinascimentale
La chiesa dell’Annunziata è la più grande nel perimetro urbano petilino; presenta una pianta rettangolare a croce latina; al suo interno c’è una navata centrale, con cappelle laterali. I pilastri siti all’interno, in pietra calcarea, presentano stucchi e cornici, e cinque archi a tutto sesto per ogni lato. La chiesa contiene dei fregi, con figure alate, con richiami in stile barocco; presenti, anche, capitelli compositi, lunette e putti. Notevole anche il coro ligneo, di antica lavorazione, sito dietro l’altare
Una delle opere principali che risale d’arte siciliana del XVI secolo è la statua di marmo della Madonna con Bambino della scuola del Gagini. Altri beni di indubbio valore storico sono le tele risalenti al ‘700 ed ‘800; la tela San Pietro Martire con la spada ricurva conficcata nel cranio (iconografia del suo martirio) vicino ad un leggìo con un libro in cui si legge l’iscrizione Credo; S. Domenico con il cane accucciato ai suoi piedi; la tela in cui sono raffigurati San Tommaso, che regge un ostensorio ed un libro su cui è possibile leggere: tantum ergo sacramento; S. Giacinto con stola episcopale, ed una immagine della Vergine con il Bambino; la tela ad olio del ‘700, attribuita al Santanna (racchiusa in un’antica cornice in legno), che raffigura la Madonna del Rosario con il Bambino in braccio, accanto al quale c’è un coro di angioletti; in basso, si vedono le figure di S. Domenico e di S. Caterina. Gli altri dipinti, posti nelle pareti laterali, sono tutti a forma ovale: la Visitazione di Maria a S. Elisabetta (1801), la Presentazione di Gesù al tempio (1772), Gesù nel tempio in mezzo ai dottori (1828), la Resurrezione di Gesù Cristo (1802), l’Assunzione di Maria in cielo (1801).
Stato di conservazione Buono
Secolo Sec. XII- XV
E’ stata sempre una chiesa importante per Petilia, perché un tempo era sede dell’Arcipretura e vi gravitava l’arciconfraternita del SS. Sacramento. Fino al 1808 l’edificio sacro portò anche il nome di "Chiesa del Santissimo". Una sua caratteristica peculiare è l’asimmetria della facciata principale, più sporgente dal lato destro del campanile; anche i fregi sono leggermente asimmetrici.All’interno presenta delle similitudini con la chiesa dell’Annunziata, in particolare nella controsoffittatura a forma di botte, con capriate in legno e tetto a capanna. I pilastri ai lati della navata centrale sono in pietra calcarea, ed ad ogni lato, sono sormontati da quattro archi a tutto sesto. Il presbiterio è delimitato da quattro pilastri a fasce, collegati con archi a tutto sesto. L’altare maggiore presenta una composizione in marmi policromi, con richiami al barocco. Dietro l’altare c’è l’antico coro, lavorato con pregio e di color noce scuro. Il prospetto principale della chiesa matrice è monocuspidato, molto sobrio. Solo i portoni sono decorati, con lesene, archi, fregi e architravi; quello principale ai lati presenta delle lesene scanalate, con capitello composito, l’architrave lineare ed un fregio; manca invece il frontone. Sulla pietra ci sono incise due date: al centro "1651" e, a lato, "1687"; si presume che la prima sia l’anno di costruzione, mentre la seconda, quella del restauro; si legge, anche, la scritta sia lodato il SS. Sacramento. A sinistra del campanile, a pianta quadrata, ci sono le sculture in pietra dei santi Pietro e Paolo e quella dell’Onnipotente.Notevole anche l’acquasantiera, in pietra calcarea massiccia, di preziosa fattura e di tipo rinascimentale.
Fu chiamata in origine chiesa di S. Nicola dei Latini, per distinguerla da S. Nicola dei Greci; la sua costruzione si fa risalire al ‘600, ed ha una struttura rettangolare, con all’interno una navata centrale, più alta ed ampia, ed altre due più strette e basse.In passato, c’erano otto cappelle, patrocinate da famiglie nobili del luogo: Tronca, Callea, Ferrari e De Curtis, Gregorio Bruno e Don Antonio Riccio; oggi, ce ne sono solo tre. A ricordo degli altari non più presenti, si possono ammirare le tele ad olio della Visitazione della Vergine Maria a S. Elisabetta (di Antonio Giannetti, datato 1831); della Sacra Famiglia (del pittore, quasi sicuramente petilino, Francesco Giordano, datato 1760); della Pietà e di S. Antonio. Oggi, sono rimasti: l’altare di S. Sebastiano, in marmo colorato, sormontato da un quadro del santo militare, nonché, patrono del paese, raffigurante il suo martirio nel campo di Marte. La cappella di S. Vincenzo, con un altare fatto costruire dall’arciprete don Giuseppe Mercurio nel 1881, ospita la statua del cuore del Gesù. Ci sono poi le statue di S. Vincenzo, della Vergine Immacolata, di S. Gaetano e della Madonna del Carmine. Notevole anche la statua di legno e pastiglia che raffigura la Madonna delle Pastorelle, cui fu dedicata una congrega di Confratelli costituita nel 1897; ad essa si affiancò un’altra congregazione, quella delle Pie donne. Tra gli altri dipinti ospitati nella chiesa, vanno menzionati quelli raffiguranti S. Elisabetta, l’Apparizione della Madonna a S. Ignazio, S. Filomena, il dipinto detto della "Santa Regina", S. Antonio e S. Nicola a cui era dedicata.
Stato di conservazione Buono
Secolo Sec. XV
La sua struttura consta di una unica ampia navata, e perciò molto capiente. Nella facciata principale, rivolta verso la rupe che domina tutto il territorio circostante, sono collocate quattro statue, realizzate recentemente dallo scultore contemporaneo Romolo Rizzuti, collocate in altrettante nicchie, vi sono raffigurati, nell’ordine: S. Francesco di Paola, S. Sebastiano, patrono di Petilia, S. Pietro e S. Paolo. L’abside è una delle attrattive della chiesa: è decorata da un grande mosaico, realizzato nel 1970 da artisti fiorentini, e raffigura Gesù in mezzo ai discepoli. La chiesa ospitava i culti dell’Annunziata e di S. Leonardo; ora ospita quello di S. Francesco di Paola, che dal 1946 divenne co-protettore di Petilia. Intorno al 1830 e fino al 1860 la chiesa fu retta dai padri "Ritirati", che la fecero assurgere a vero e proprio centro culturale del paese.
E’ sorta sui ruderi della chiesa di S. Maria dei francesi intorno al 1690. Sulla porta laterale della chiesa è presente una lapide risalente al XVIII secolo, in cui si ricorda il culto di S. Cesareo e di S. Aloi, con una sintetica storia dell’edificio.
Stato di conservazione buono
Secolo Sec. XVIII
Il Santuario della Santa Spina è un Edifico Sacro in cui viene conservata, in un reliquario decorato con dodici teste di angeli, una spina che si dice appartenente alla corona di Cristo, donata dalla Regina Giovanna di Valois Al Cardinale Sacco. L'interno della chiesa, risalente al XVII° secolo, e' a navata unica, con soffitto ligneo recante decorazioni pittoriche figurate in stile barocco, opera del pittore Cristoforo Santanna di Rende. L'abside e' munita di un sontuoso frontone ligneo intagliato e dorato, di eta' settecentesca. Sono presenti inoltre alcune statue marmoree, diversi dipinti ad olio raffiguranti S. Michele Arcangelo, la Sacra Famiglia, l'Ultima Cena, una cena francescana, e, infine, un ritratto del cardinale Sacco. Attualmente il Comune di Petilia Policastro sta rivalutando l'intera zona con interventi conservativi e centri d'informazione.
Cominciò col Chiamarsi S. Maria l’Eremitana e potrebbe essere stato monastero basiliano. Dal 1300 si chiamò Santa Maria dei Frati e fu retto dai Francescani, dal ‘400 fu concessa ai frati Francescani Osservanti che ancora lo detengono. Dal 1523 si chiamò Santuario della S. Spina per il fatto che un frate che ivi aveva fatto il noviziato, tal Dionisio Sacco, diventato in seguito confessore della regina di Francia, fece dono al convento di una spina della corona del Nazzareno a lui concessa da una delle regine che si susseguirono durante la sua particolare mansione. E’ tuttora luogo di pellegrinaggio.
Stato di conservazione buono
Secolo Sec. XIV
Età Rinascimentale
La Chiesa di Setteporte rappresenta uno dei luoghi sacri più cari alla tradizione popolare, in essa possiamo ammirare il dipinto della madonna di setteporte risalente alla seconda metà del 1400, e porta la data di restauro del 1809, e la Statua della Madonna voluta nel 1902 dall’Arciprete Mancini. La statua è una scultura in legno eseguita, ad imitazione del quadro, dallo scultore Gennaro Cerrone di Napoli che la consegnò ai rocchitani personalmente.
La Chiesa di Setteporte fu Costruita nel 1662. “Sette porte" sta ad indicare le sette grazie che la Madonna concesse alla popolazione, implorante perché abbattuta dall’esasperazione e dalle angustie della vita. In quel lontano 1460 nel feudo di Rocca di Neto regnava l’affanno e la disperazione a causa della feroce rappresaglia scatenata dal principe di Rossano Marino di Marzano, che si era visto togliere il feudo di Rocca di Neto. I sette privilegi di carattere politico-economico furono concessi da Ferdinando d’Aragona ma attribuiti dalla credenza popolare alla Madonna di Setteporte. Nel 1844 la Chiesa di Setteporte fu testimone di un grande avvenimento storico, i fratelli Attilio ed Emilio Bandiera provenienti da Corfù, sbarcarono presso la foce del Neto e nel dirigersi verso la Sila passarono davanti al nostro Santuario.
Stato di conservazione Buono
Secolo XVII
Il Santuario della Madonna del Soccorso, protettrice della cittadina, sorge a circa un chilometro dal centro abitato e non ha una storia particolare, ma nella tradizione orale vi sono varie ipotesi circa l'origine.
Si narra che sul posto dove sorge il Santuario cresceva un foltissimo rovereto, in mezzo al quale cresceva un foltissimo rovereto, in mezzo al quale il quadro della Madonna fu trovato e portato in paese, nella chiesa da dove spariva e a più riprese veniva ritrovato nello stesso luogo del rinvenimento. Da ciò si comprese che la Madonna dava un segno che in quel luogo si erigesse un Santuario.
A parte la leggenda si ritiene che a causa del nome del Santuario, relativamente antico, un grave pericolo incombeva su tutta la popolazione, miracolosamente evitato per intercessione della Vergine e tale da determinare la costruzione del luogo sacro come rendimento di grazie alla Madonna Soccorritrice.
Il luogo dove sorge il Santuario, denominato "Le Forche" era un fittissimo bosco di roveti, olmi, querce e sambuchi e tra questa boscaglia, in vari periodi di guerra, trovavano rifugio soldati di varie razze. Verso il 1060-1070 vi si piazzarono i Normanni che difendevano la zona dalle orde Saracene. Forse in quell'epoca un ufficiale normanno trovò il sacro quadro dinanzi al quale fece voto che, se si fosse salvato, avrebbe costruito proprio lì un Santuario.
Stato di conservazione Buono
Secolo XI – XII
La Chiesa Parrocchiale le cui origini risalgono al 1610. Anticamente, sotto il pavimento, avveniva la sepoltura dei defunti che continuò fino al 1882. La chiesa a tre navate con archi a volta, crollò alla vigilia delle prima guerra mondiale il 23 maggio 1915. Rimasero in piedi solo le mura di cinta e il vecchio campanile che continuò, con il suono delle sue campane, ad annunciare gli eventi lieti e tristi alla popolazione. Il sagrato della chiesa era a forma di semicerchio, sorretto da un muro di cinta con ai lati due grandi alberi di acacia. Con il trascorrere degli anni, il muro frano e con esso caddero anche gli alberi. Dopo un lungo periodo di abbandono, la chiesa la chiesa parrocchiale fu ricostruita nel periodo che va dal 1951 al 1955 per l'interessamento delle istituzioni, ma soprattutto per volontà della popolazione che, con il contributo gratuito della manodopera, si poté realizzare l'imponente struttura. Oggi, l'interno della chiesa è suddiviso in tre navate rettangolari; l'altare maggiore conserva l'antico tabernacolo, dietro l'altare maggiore domina in alto la statua a mezzo busto di San Nicola vescovo con in mano lo scettro. Ad adornare le pareti vi sono degli affreschi di autori anonimi. Caratteristica è la facciata esterna della chiesa, con il sagrato al centro e due spazi laterali in mezzo ai quali si apre una lunga scalinata di marmo che arriva ai limiti della via pubblica;
Stato di conservazione Buono
Situato su monte san Michele è un edificio di culto che conserva l’icona del Santo della fine del 1700; nei dintorni del santuario resti di mura e di una scala della pre esistente abbazia, sul cui ingresso vi è lo stemma dei Gattinata.
Stato di conservazione Buono
Secolo XV
Intitolata a Santa Anastasia, la chiesa presenta sulla facciata, del 1705, tre portali, dei quali solo quello centrale, ad ogiva e incorniciato da lesene corinzie, risale all'originaria costruzione. Adiacente all'edificio si erge il campanile, a corpo avanzato, con portale ad arco acuto del XIII secolo. L'interno, a tre navate con pianta basilicale, e' stato realizzato agli inizi del XX secolo dall'architetto Giuseppe Pisanti, e decorato da Cosma Sanpietro. Molte le opere d'arte presenti nell'edificio sacro: un seicentesco pulpito marmoreo con bassorilievo rinascimentale, che raffigura Gesu' in disputa con i Dottori, l'altare maggiore in marmo policromo, del XVIII secolo, l'altare della cappella di Santa Anastasia, del 1586, e quello della Madonna degli Angeli, con fastigio barocco e colonne in marmo verde di Calabria, del 1611. Si segnala poi la cappella del Crocifisso, con bassorilievi quattrocenteschi in tufo, di stile arcaico, un interessante coro ligneo intagliato, una statua in argento di Santa Anastasia, a lamine sbalzate, opera di oreficeria napoletana del XVIII secolo, e un crocifisso in legno, a figura completa, del 1400. La chiesa conserva inoltre importanti dipinti: la Vergine in trono con S. Francesco di Paola e un abate, affresco cinquecentesco di autore ignoto, il Martirio di Santa Anastasia, e una bella pala d'altare barocca, a olio, raffigurante la patrona della cittadina. Nella sagrestia, in una custodia in legno del XVIII secolo, si conserva il tesoro, composto da pezzi di grande finezza, tra i quali si segnalano un bel fermaglio in oro da piviale, con filigrana e smalti, bacoli pastorali, calici e diversi ostensori.
Edificata tra il 1274 e il 1295 da Ruggero di Stefanunzia, la cattedrale di Santa Severina ha subito tra il XVII e il XIX secolo diversi rimaneggiamenti. L'originaria costruzione fu quasi interamente risistemata dall'Arcivescovo Carlo Berlingieri alla fine del XVII secolo.
Stato di conservazione Buono
Secolo XIII
Il Battistero è addossato al corpo della Cattedrale, il Battistero ha una pianta circolare con quattro appendici. L'interno presenta una cupola dalla caratteristica forma "ad ombrello aperto" sorretta da otto colonne provenienti da edifici più antichi della zona. Al centro è posta la fonte battesimale, mentre sulle pareti sono visibili i resti di affreschi bizantini risalenti al X - XII secolo. Più recente è la collocazione nel Battistero di un sarcofago raffigurante un guerriero del '500.Dall'esterno si nota chiaramente la struttura, con un corpo cilindrico, un tamburo ottagonale e un lanternino cieco di forma cilindrica
Risalente all' VIII secolo, il Battistero è la più notevole testimonianza del passato bizantino di Santa Severina.
Stato di conservazione Buono
Secolo VIII
Intitolata a Santa Anastasia, la chiesa presenta sulla facciata, del 1705, tre portali, dei quali solo quello centrale, ad ogiva e incorniciato da lesene corinzie, risale all'originaria costruzione. Adiacente all'edificio si erge il campanile, a corpo avanzato, con portale ad arco acuto del XIII secolo. L'interno, a tre navate con pianta basilicale, e' stato realizzato agli inizi del XX secolo dall'architetto Giuseppe Pisanti, e decorato da Cosma Sanpietro. Molte le opere d'arte presenti nell'edificio sacro: un seicentesco pulpito marmoreo con bassorilievo rinascimentale, che raffigura Gesu' in disputa con i Dottori, l'altare maggiore in marmo policromo, del XVIII secolo, l'altare della cappella di Santa Anastasia, del 1586, e quello della Madonna degli Angeli, con fastigio barocco e colonne in marmo verde di Calabria, del 1611. Si segnala poi la cappella del Crocifisso, con bassorilievi quattrocenteschi in tufo, di stile arcaico, un interessante coro ligneo intagliato, una statua in argento di Santa Anastasia, a lamine sbalzate, opera di oreficeria napoletana del XVIII secolo, e un crocifisso in legno, a figura completa, del 1400. La chiesa conserva inoltre importanti dipinti: la Vergine in trono con S. Francesco di Paola e un abate, affresco cinquecentesco di autore ignoto, il Martirio di Santa Anastasia, e una bella pala d'altare barocca, a olio, raffigurante la patrona della cittadina. Nella sagrestia, in una custodia in legno del XVIII secolo, si conserva il tesoro, composto da pezzi di grande finezza, tra i quali si segnalano un bel fermaglio in oro da piviale, con filigrana e smalti, bacoli pastorali, calici e diversi ostensori.
Edificata tra il 1274 e il 1295 da Ruggero di Stefanunzia, la cattedrale di Santa Severina ha subito tra il XVII e il XIX secolo diversi rimaneggiamenti. L'originaria costruzione fu quasi interamente risistemata dall'Arcivescovo Carlo Berlingieri alla fine del XVII secolo.
Stato di conservazione Buono
Secolo XIII
Nella parte occidentale dell'abitato di Santa Severina, si trova la chiesa dell'Immacolata. Piccolo oratorio di eta' normanna, a navata unica, l'edificio sacro culmina in una grande abside semicircolare, con monofora strombata, ornata all'esterno da una duplice fila di laterizi disposti a zig-zag. La chiesa possiede infine un piccolo campanile aggiunto con cupola.
Stato di conservazione Buono
La chiesa presenta una facciata su cui si apre un seicentesco portale in tufo, cordonato e ornato da stemmi; l'interno, con soffitto ligneo a cassettoni, presenta delle cappelle magnificamente affrescate con storie francescane. La chiesa conserva inoltre un sacello in marmo dei duchi Sculco, del 1666, e una cantoria con stalli lignei intagliati, del XVII secolo.
La chiesa di S. Antonio, annessa al convento dei Francescani minori, fu eretta a Santa Severina nel XVII secolo.
Stato di conservazione Buono
Secolo XVII
Dalla Purificazione di S. Maria e San Martino – edificio di origine medievale, incorporato da un’ala fabbricato claustrale; facciata con tracce di architettura gotica, interno rifatto; dipinto di San Antonio, olio su tela, datato 1641; due reliquiari lignei seicenteschi, opera di intagliatori locali.
Stato di conservazione Buono
Secolo XVI
Edificio sacro, fondato nel sec. XVI da Carlotta Savelli, principessa di Carariti, fondatrice del paese, presenta un altare marmoreo e statue processionali
Stato di conservazione Buono
Secolo XVI
Condoleo vuol dire "dolore con partecipazione". Le origini del Santuario non sono note. Pare che anticamente sorgesse nelle vicinanze di quello attuale dove sono stati trovati dei ruderi anche di un monastero forse basiliano. La sacra Immagine fu poi trasferita nella chiesa detta dell'"Annunziata" attigua al cimitero. Molte sono le leggende che si narrano circa miracolosi spostamenti della sacra Immagine con ritorni al primitivo Santuario detto dei Padri Basiliani. L'attuale Santuario fu costruito nel 1900, con il contributo degli emigrati in America, ma le fondamenta risultarono errate per cui fu dichiarato inagibile e solo cinquant'anni dopo con la mediazione di Mons. Pietro Raimondi, amministratore apostolico, gli italiani d'America inviarono le somme necessarie per i restauri delle fondamenta e del solaio, per cui il Santuario di Condoleo, ritornò agli antichi splendori. La sacra Immagine rubata nel 1960 e ritrovata dopo alcuni anni dai Carabinieri, si venera nell'adiacente "Villa Condoleo". Villa Condoleo è una struttura ben organizzata che dal dopo guerra ha accolto ed accoglie creature inermi ed abbandonate. Il 26 luglio 1987, per riparare all'atto sacrilego del furto delle corone avvenuto nel 1967, in occasione della ricorrenza della festa annuale il Vescovo Mons. G. Agostino impose la nuova corona d'oro che il parroco-rettore, don Renato Cosentini, era riuscito a far preparare dall'orafo crotonese Gerardo Sacco, con il contributo della locale banca e del popolo.
Stato di conservazione Buono
Secolo 1900
La chiesa presenta al suo interno : una pregevole icona cinquecentesca dipinta ad olio su tela, su fondo dorato, con lamina argentea di età posteriore al 1886, decorata a sbalzo, con lo stemma municipale di Strangoli; la statua della madonna del bambino scolpita a tutto tondo e a figure interne, datata 1637,opera del primo periodo barocco.
Stato di conservazione Buono
Secolo XVII
Vecchia cattedrale di Strangylos, ricostruita in periodo rinascimentale (sec.XVI) e successivamente ripresa, in forme e tradizione barocca, con motivi di gusto neoclassico, Interno basilicale, trainavato, con tracce di affresco medievale su pilastro a navata maggiore ( figura di Madonna) . Al suo interno presenta : altare maggiore marmoreo, settecentesco; Cappella dei Principi Pignatelli con altare marmoreo barocco se. XVIII; Cappella del sacramento con altare e decorazioni marmoree policrome del ‘700; Battistero settecentesco in mischio sbrecciato , decorato con ornamenti a tarsie in stile barocco; piedistalli antichi di statue onorarie con iscrizioni dedicatorie, titoli onorarii e testamentari provenienti dal foro di petelia divenuta municipio romano in gesto di riconoscenza per la su fedeltà a Roma ( II sec. A.C); diverse le tele ed i dipinti ( Madonna di capocolonna dipinta ad olio sulla navata sinistra cappella dei principi Pignatelli- Tela ad olio raffigurante la Cena- Tela ad olio con Gesù che consegna le chiavi a San Pietro)
Stato di conservazione Buono
Secolo XV
La Cattedrale è costruita con elementi arcaici provenienti dalla zona e particolarmente dal Tempio di Apollo Aleo (Cirò Marina). Quella che è ora la Cripta era la primitiva Cattedrale bizantina del X° secolo, un modesto edificio di stile romanico a pianta rettangolare di m. 20 per m. 7, divisa in tre navate da una doppia fila di colonne, sormontate da 18 piccole volte in crociera. Su questa Cripta che conserva 12 colonne di vario tipo, lisce, scanalate, tortili, fu costruita nel secolo XI° la nuova Cattedrale, più volte ricostruita e rimaneggiata e che oggi costituisce uno dei più antichi e notevoli monumenti della Calabria: è ampia, a tre navate, con archi lievemente acuti poggianti su pilastri e sormontate da monofore dello stesso stile. Il transetto, elevato sulla Cripta, è formato da quattro grandi archi a tutto sesto; l'abside terminale, a catino, riceve la luce da un grande finestrone posto nel Centro. Ia Cattedrale primitiva era dedicata alla Madonna Assunta. Nei rifacimenti posteriori fu dedicata a San Donato, Vescovo e Martire di Arezzo, probabilmente per l'arrivo della reliquia di questo Santo che si conserva nella Chiesa unitamente ad una bella statua argentea del Santo.
La data di costruzione deve essere indicata nel decennio che si estende tra il 1030 e il 1040, coeva a quella di Santa Severina come è testimoniato dai materiali usati, dalla mano d'opera e dai due mattoni che reperiti dall'Arciprete Arcuri, durante i lavori di restauro del 1959, sono stati murati dallo stesso nella navata maggiore. Il primo mattone, con scritta in greco, ricorda «(questo) tempio fu costruito da Teodoro Vescovo» (primo di Umbriatico nella prima metà del secolo XI°); il secondo dice: (sigillo di) «Lucio Novio Ele» (Eleato), probabilmente nome del produttore di mattoni, usati anche per la Cattedrale di Santa Severina, consacrata nel 1036.
Stato di conservazione Buono
Secolo Sec. XV