8/9/10 Maggio
San Cataldo Vescovo (patrono)
Processione sul mare, poi verso i mercati saraceni. Fiera, riffa serale, musica e fuochi d\'artificio

22 Maggio
Santa Rita
Riti religiosi e gara di canto fra bambini

12/13 Giugno
San Antonio
Gara canora per le selezioni di Castrocaro

1a settimana di Luglio
Bici in città


14/15/16 Luglio
Madonna del Carmelo
Messa, processione, fiera, serata musicale e fuochi d\'artificio

Agosto
Sagra del pesce azzurro


Agosto
Cirò Arte
Si svolgono rappresentazioni teatrali presso i mercati saraceni. Poi cinema all\'aperto, mostre di pittura e convegni culturali dedicati ad illustri personaggi locali

fine Agosto
San Nicodemo
Messa, processione e fuochi d\'artificio

23 settembre
Padre Pio
Messa, processione e festa in piazza

14-16 Ottobre
Madonna del Rosario
Processione e fiera


Cirò Marina


Cirò Marina


LO STEMMA
Partito: il primo d’argento alla testa di Bacco al naturale, posta di profilo; il secondo di rosso al tripode d’oro. Sotto lo scudo, su lista rossa con le estremità bifide svolazzanti, la leggenda in caratteri maiuscoli romani di nero: «MARI FELIX MEROQUE». Ornamenti esteriori da Comune. Degna di nota è la simbologia di questo stemma. Intanto i colori utilizzati per il fondo che richiamano il vestito degli antichi greci-italioti: il bianco ricorda la tunica, il granato il caratteristico mantello. Poi c’è l’iscrizione, “Mari Felix Meroque”, che celebra la ricchezza della zona il cui vanto è costituito dal mare e dal vino. Al vino rimanda anche la figura di Bacco, la cui capigliatura è formata da grappoli d’uva. Il tripode, invece, è un omaggio allo spirito sportivo che animò la cittadina fin dal primo suo sorgere.


IL GONFALONE

Drappo partito di rosso e di bianco, riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dello stemma con l’iscrizione centrata in argento: Comune di Cirò Marina. Le parti di metallo e i cordoni sono argentati. Nella freccia è rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo è inciso il nome. Cravatta e nastri tricolarati dai colori nazionali frangiati d’argento.


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STORIA

I primi insediamenti costieri del Cirotano sono documentati da materiali attribuibili all'Età del bronzo, segnalati in località Motta, altri dello stesso tipo si sono scoperti nelle località Oliveto e Taverna, per cui sembrano disporsi lungo una via costiera, punto probabile di approdo di un commercio marittimo di cui si ipotizza l'esi­stenza già in Età neolitica. Altri dati archeologi­ci, risalenti alla seconda metà del VII secolo a.C., hanno portato a ritenere che l'area del Cirotano (Cirò e Cirò Marina) sia divenuta punto d'incontro non violento tra due gruppi umani: le genti indigene e i coloni greci, dai quali i primi sembrano avere assorbito costumi, oggettistica e rituali.



In questi luoghi infatti, ricorda Diodoro Siculo, l'oracolo di Delfi aveva prescritto ad un certo Miscello di Ripe, acheo, di andare a colonizzare le terre ricche e fertili, comprese fra il promon­torio Lacinio, la sacra Krimisa (denominazione che rimase da allora in poi ad indicare l'antico territorio cirotano) ed il fiume Esaro. I coloni greci, per motivi di approvvigionamento e sopravvivenza quindi, avviarono rapidamente la conquista del territorio già popolato (dalla prima metà dell'Età del ferro) da indigeni. Due sarebbero, perciò, i nuclei originari presenti in questa zona: l'insediamento indigeno, allocato sull'altura di Sant'Elia, e quello greco, a circa mezzo chilometro, in località Cozzo Leone, entrambi, ancora oggi, nel territorio di Cirò. La prima iscrizione, che documenta in questi luo­ghi la presenza di una comunità organizzata politicamente, risale al 475 a.C.; si tratta di un atto testamentario in alfabeto acheo in cui com­pare la figura di un demiurgo, un magistrato che nasce su un modello di giurista già esisten­te nel Cirotano.

La presenza greca sulla costa si concentrava intorno al santuario di Apollo a Punta Alice, nel territorio di Cirò Marina. Qui, in Età ellenistica (III secolo a.C.), sulle rovine di un antico tempio (databile al V secolo a.C.), ne venne eretto uno ex novo. La tradizione mitica, che si ripercuote a vari livelli su quella storica, unisce, infatti, la fondazione di Krimisa e la costruzione del san­tuario sacro ad Apollo. Entrambe sarebbero opera di Filottete che, dopo alterne vicende, le consacrò al dio Apollo. Questo evento segnò la fine del suo vagabondare (da qui Apollo Aleo) e l'inizio della sua vita in Calabria.

 

A partire dalla metà del IV secolo a.C., Krimisa cadde in mano agli italici, ossia a genti connota­bili come brettie, che si stabilirono fra i bacini idrografici del torrente Santa Venere a nord ed il torrente Lipuda a sud, dando vita ad una rete di insediamenti sparsi, qualificati come "fattorie", basati soprattutto su attività agricole e pastorali congeniali alle caratteristiche geomorfologiche del territorio. La documentazione epigrafica, recuperata nel corso del tempo nell'area sacra del santuario di Apollo, irrobustisce l'ipotesi di una conduzione brettia del tempio.

Rispetto al periodo precedente, caratterizzato da un fervido attivismo commerciale, in età romana, Krimisa appare svuotata dalla sua anti­ca vitalità. L'intenzione di Roma, infatti, era ini­zialmente quella di non sconvolgere la situazio­ne economica e sociale preesistente. Non esisto­no informazioni accertabili sulla vita del territo­rio fino al V secolo d.C. Secondo l'archeologo Paolo Orsi, infatti, risale a questa data la cristia­nizzazione del santuario di Apollo Aleo. In seguito, almeno per un millennio, l'insediamen­to umano si ritirò verso le colline interne dove poi sorgerà Cirò. Sulla costa rimarrà un mode­sto numero di pescatori, mentre è difficile docu­mentare l'esistenza di un sia pur modesto luogo di imbarco dei prodotti (vino e olio soprattutto) prima del XV secolo.

Nel novembre del 1444, la comunità cirotana chiese la concessione di grazie e di privilegi al sovrano Alfonso d'Aragona; sono giunte a noi documentazioni riguardo un tributo ("lo pisse grosso") pagato dai pescatori al convento di S. Francesco d'Assisi; viene altresì richiesta la con­cessione della grazia per la ciurma catturata assieme all'imbarcazione da pesca, con a bordo 13 buoi (elemento, questo, che fa pensare all'e­sistenza di un approdo per il commercio locale sulla costa). In un testo di carte nautiche stam­pato a Venezia nel 1490, il piccolo posto d'im­barco viene denominato Lena di Lenza.

Il pericolo costituito dalle incursioni turchesche, nel corso del XVI secolo, spinse l'amministra­zione spagnola a costruire delle torri d'avvista­mento costiero a protezione dei centri posti, come Cirò, sulle colline dell'interno. Anche i titolari del feudo, che ai primi del Cinquecento erano i Carafa, conti di Santa Severina, furono spinti a fare la loro parte a difesa della comuni­tà amministrata, per cui oltre a costruire il castello di Cirò, i signori feudali edificarono nel 1499, alle falde della collina sovrastante la Marina, un manufatto militare dal disegno mas­siccio e severo, di forma quadrangolare, noto come il castelletto dei Carafa. Gli apprestamen­ti militari non salvarono gli scarsi abitanti della Marina e soprattutto quelli di Cirò da due importanti e sanguinosi assalti turcheschi, veri­ficatisi il primo nel 1587 e il secondo nel 1707, che costrinsero la popolazione ad allontanarsi dalla costa con effetti rovinosi sull'economia marinaresca. Ancora per due secoli, perciò, la Marina mantenne il modesto ruolo che si è indi­cato, come testimoniano i dati del catasto oncia­rio di metà Settecento, dal quale risulta addirit­tura assente un ceto di pescatori.

Nella seconda metà del Settecento, le vicende internazionali posero fine alle scorrerie pirate­sche, per cui i più coraggiosi tra i proprietari del centro medievale ritennero giunto il momento di spostare più a valle le proprie attività pro­duttive, disboscando e creando colture pregiate dell'olio, della vite, degli agrumi. Così facendo seguirono l'esempio del feudatario che nel 1761 restaurò il castelletto cinquecentesco divenuto il palazzo di Alici, creandovi un'azienda tra le più importanti e dotandola anche di un allevamen­to di bufali.

I principi di Tarsia, allora titolari della giurisdi­zione, istituirono altresì il "privilegio della Madonna di Mare" e ottennero nel 1785, da un diploma regale, la possibilità di tenervi una fiera dall'1 al 3 maggio. Nel 1804 alcune navi attaccarono la spiaggia di Alice proprio mentre era in corso la fiera; da allora questa perse importanza e pian piano scomparse. Solo nella seconda metà dell'Ottocento importanti fenomeni indussero il trasferimento di nuclei fami­liari dal centro medievale alla Marina: innanzi­tutto la quotizzazione di una parte del demanio comunale, che assegnò per la prima volta a con­tadini poveri modesti poderi in pianura, in seguito, l'iniziativa dell'amministrazione comunale e di quella provinciale di Catanzaro (di cui il territorio faceva parte dalla seconda restaurazione borbonica), volta a costruire una strada che unisse Cirò alla Marina, ed infine, la costruzione della tratta ferroviaria jonica, che collegava la Marina con Taranto e Reggio Calabria. Questi elementi furono tutti di decisi­va importanza per la forte crescita del villaggio costiero, nonostante le violente mareggiate che a fine secolo colpirono il quartiere Baracca, il sostanziale disinteresse degli amministratori di Cirò verso i problemi dei nuovi quartieri (mal­grado l'impegno per la costruzione dell'acque­dotto) e le condizioni igienico-sanitarie del ter­ritorio a valle, che necessitava di importanti interventi di bonifica, in particolare nella zona della Lisonda-Punta Alice.

Ma i rapporti di forza demografici tra le due realtà urbane che ormai costituivano Cirò erano destinati a mutare nel corso degli anni Trenta; al censimento, infatti, si verificò il sorpasso della popolazione della Marina nei confronti di quel­la del centro medievale. Il peso che la prima aveva ormai nella vita complessiva del paese, venne testimoniato dalla nascita di due sezioni fasciste, nel centro storico ed alla Marina, e dalla concessione della cittadinanza onoraria ad alcuni funzionari del Genio civile di Catanzaro, cui venne riconosciuto il merito di avere avvia­to la bonifica di Punta Alice e di avere realizza­to un muraglione a difesa dei quartieri costieri. Nel 1946, alla fine della Seconda guerra mon­diale, rinacque la vita democratica e venne rieletto a suffragio universale il consiglio comu­nale; si avviarono così le pratiche per la divisio­ne consensuale di Cirò in due realtà ammini­strative. Le procedure parlamentari furono assai più lunghe del previsto. Nel frattempo ci furono incidenti spiacevoli tra le due comunità tra i quali il più famoso si verificò nel 1950, con il trafugamento da parte di alcuni abitanti della Marina della statua di S. Cataldo. Alla fine dell l'anno successivo 1'iter parlamentare della legge di separazione fu completato e il 18 maggio 1952 nacque il comune autonomo di Cirò Marina. Nei primi decenni del nuovo centro urbano, la dialettica politica e le problematiche sociali apparivano poco complesse: da una parte i proprietari terrieri che, avendo creato alla Marina moderne aziende, erano determina­ti a voler difendere il proprio ruolo egemone nella vita locale; dall'altra un ceto contadino con forti tradizioni di lotte per la terra, risalenti sia al primo sia al secondo dopoguerra, che aveva acquisito, anche in virtù della riforma agraria, un ruolo sempre più forte dal punto di vista economico e sociale.

Nel corso degli anni le aziende vitivinicole hanno raggiunto uno sviluppo e una notorietà internazionale. I lavoratori impiegati nelle atti­vità indotte insieme ai professionisti legati ai servizi finanziari, agli insegnanti, ai titolari di esercizi commerciali, di attrezzature turistiche e di balneazione, hanno creato una città nuova e il vecchio borgo marinaro, disposto lungo la spiaggia, è unito al borgo nato attorno alla sta­zione ferroviaria. Le linee di sviluppo urbano non sono state seguite a pieno, poiché gli inte­ressi privati hanno prevalso su quelli collettivi e l'abusivismo edilizio l'ha fatta da padrone, tanto più che la cittadina si è dotata di un piano regolatore solo nel 1992.

La popolazione negli ultimi quarant'anni ha superato i quattordicimila abitanti, e se per­mangono problemi non risolti dallo sviluppo urbano, quale la scarsità delle risorse idriche, l'inesistenza di adeguate strutture culturali ecc. al contrario, sono stati creati servizi di assistenza come il poliambulatorio e il consultorio fami­liare.

Diverse sono le cause che hanno determinato l'ancora solo parziale ingresso della cittadina nell'era della modernità globalizzata. Fra quelle di più stringente attualità vanno ricordate lo scarso tessuto culturale e il frazionismo politico. Riguardo al primo punto è da evidenziare la pressoché totale assenza di quell'humus di strutture culturali - librerie, biblioteche, case editrici, giornali, riviste - pur presenti in diver­se altre realtà calabresi. Qualche passo in avan­ti è stato, in verità, realizzato nel settore musea­le; ma, in effetti, si tratta di poca cosa.

Tali carenze sono da attribuire in buona parte alla noncuranza delle pubbliche amministrazio­ni verso le strutture culturali di peso. Un esem­pio per tutti è come queste hanno fatto morire il "Premio nazionale Cirò Marina" che, pur non esente da pecche (soprattutto quelle di aver voluto, anche se inconsapevolmente, imitare in malo modo i grandi premi nazionali e tralascia­re le potenzialità locali) aveva costituito un notevole punto di incontro e di dibattito cultu­rale. La scarsa attenzione al generale tema della cultura, d'altro canto, rappresenta una proble­matica assai presente in tutta la provincia di Crotone con - in testa, purtroppo - lo stesso capoluogo.

Riguardo al frazionismo politico va invece evi­denziata l'estrema instabilità amministrativa che ha contraddistinto la cittadina. Un frazioni­smo (spesso accompagnato da personalismi e da trasformismi) che, nella pur ancora breve vita comunale, ha portato a più commissaria­menti prefettizi. E che - caso più unico che raro - ha generato, all'interno del Pci (e poi del Pds e dei Ds) l'esistenza di sezioni cittadine con­trapposte.

L'ultimo commissariamento, avvenuto nel 2000, ha costretto alle dimissioni il sindaco Domenico Facente, che da circa un anno era stato eletto a capo di una giunta di centrosinistra.

In seguito alle elezioni del maggio 2001, la vita amministrativa della cittadina è tornata a riprendere il suo normale corso. A guidare il comune, alla testa di una giunta ancora di cen­tro-sinistra, è il senatore Nicodemo Filippelli che, nell'attività comunale amministrativa, pone attivamente anche il proprio prestigio di leader regionale dell'Udeur.

Personaggi

Ciccio Amato
Poeta e scrittore, nacque nel 1934. Visse però per trent'anni in Friuli. Fu direttore della colla­na di poesie "Il Messaggio" presso l'editore Frara e collaborò come critico d'arte a "Mese Regione" (Udine). A lui si devono, inoltre, numerose schede di pittori nel "Catalogo d'arte moderna italiana" e in "Arte italiana contempo­ranea".Tra le sue opere più importanti: "Giorni di colli­na", "Questo è il padre e l'uomo", "Ha­celdama", "La rosa e l'ombra" e "La siepe di cri­stallo", la silloge di racconti "Drangheta" ed il romanzo "Le ombre di Condura". Diversi i premi e riconoscimenti attribuitigli nel corso della sua carriera fra i quali: Bardonecchia (1968), Sindacato scrittori Friuli Venezia Giulia (1969), Premio della Cultura-Presidenza Con­siglio dei Ministri (1973), Prix spécial du mérit poétique (1984), Luigi Pirandello (1989). Morì a Tolmezzo nel 1994.

Giuseppe Gangale
Filosofo, moralista e glottologo, fu uno degli intellettuali europei più interessanti del suo tempo. Nato nel 1898, ricoprì per vari anni la cattedra di glottologia all'università di Copenaghen. Fu direttore della rivista "Conscientia" che, a parti­re da una posizione religiosa protestante, si pre­figgeva la rinascita spirituale italiana. Condusse molti suoi studi in giro per l'Europa. Negli anni Cinquanta tornò in Calabria per studiare le minoranze albanesi ivi insediate. Morì in Svizzera nel 1978.


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TRADIZIONI


Manifestazioni, sagre, feste:

La festa di S. Cataldo
Le comunità di Cirò Marina e di Cirò hanno in comune la festa di San Cataldo che si celebra tra l'otto e il dieci maggio.Poco prima che i due comuni si dividessero la festa veniva celebrata congiuntamente, e poichè era (ed è ancora oggi) divisa in tre giorni, nel primo la statua veniva portata nella chiesa della Madonna di Mare, sovrastante la Marina, nel secondo nel villaggio marino, nel terzo nel cen­tro antico.

Il 10 maggio 1950, prima di venire consegnata ai cirotani, la statua venne trafugata da alcuni marinai. La vicenda scatenò l'ira popolare nelle due comunità, ed a stento si poterono evitare fatti di sangue, grazie all'intervento risolutore del vescovo di Cariati Raffaele Faggiani, il quale pose l'interdetto sulla statua, dividendo la manifestazione religiosa dei due villaggi.

"Colora la tua Pasqua" manifestazione culturale che nella domenica della Santa Pasqua gli artisti accreditati della Provincia e non si cimentano nel dipingere nella piazza centrale un oggetto in ceramica (per il 2003 stato un vaso a forma di uova pasquale) che sarà  poi messo a l'asta ed il ricavato sarà dato in beneficienza.

"Cirò Arte" Teatro all'aperto,che si tiene nei Mercati Saraceni sopra il Crimisa Promontorium nella prima decade di agosto; sono passati in questa rassegna personaggi come Carlo Croccolo, Leopoldo Mastelloni, Iannuzzo, Peppe Barra, E. Cannavale, A. Roncato, O.Lionello e tanti altri.

"Sagra della Sardella e del Pesce Azzurro" che si tiene nella seconda decade di agosto per far degustare, ai turisti e non, tutte le specialità gastronomiche realizzate con la famosa Sardella di Cirò  Marina dove per'altro  è nata la ricetta originale e tante altre pietanze che hanno, come protagonista, il pesce azzurro, sarde, alici, tonno ecc.

"Spiagge Pulite" un Progetto che per la prima volta vedeva una Pro Loco cimentarsi in collaborazione con il Comune locale, nella pulizia di circa otto km di spiaggia balneabile. E' stato un successo che ha contribuito a far prendere al nostro Comune il riconoscimento della Bandiera Blu 2003.

l'oriente, al balcone mio c'è sole e luna. Se tu sei ricca e non ti manca niente, a me basta la sola persona)

Malu u ffari paura unnaviri.
(Male non fare, paura non avere)

Santu Catavuru va ara guerra, ccu fucili e rivaltelli e ccu nu filu e maccarruni ar 'a mmazzati nu battagliuni.
(San Cataldo andò in guerra con fucili e rivoltelle e con un filo di maccheroni ha distrutto un battaglione)

San Nicola meju prima guardi chira e jnta e ppo chiri e fora.
(San Nicola, prega prima per noi e poi per gli altri)


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DA VISITARE


La città è in diocesi di Crotone e, nonostante sia un comune di recente costituzione, possiede una discreta dotazione di strutture e istituzioni ecclesiastiche, degne di considerazione. Vi sono stati e vi sono insediamenti più recenti di comu­nità religiose, come quelle dei Chierici Scalzi della SS. Croce che hanno aperto un centro mis­sionario, e delle Figlie di S. Anna.

CHIESA DI SAN CATALDO (Matrice)
Si trova nella piazza principale di Cirò Marina ed è dedicata al santo patrono del paese, che fu anche vescovo di Taranto. Il manufatto, che nel 2001 ha celebrato il primo centenario dell'ere­zione canonica, è di costruzione recente ed è collocato nell'area dove si formò il primo sito abitato della cittadina, noto come Baracca. L'attuale edificio sacro fu costruito nel 1903 per poi essere ingrandito nel 1950. L'interno trina­vato è scandito da due arcate. La navata centra­le è affrescata con immagini sacre e presenta un soffitto a capriate in legno. La zona absidale semicircolare, anch'essa con dipinti su sfondo oro, racchiude l'altare maggiore a muro in marmi policromi con al centro la statua della Vergine con il bambino. Una delle cappelle late­rali è dedicata a San Cataldo di cui è visibile un busto inserito in un altare marmoreo a muro. Una particolare attenzione meritano sia il porta­le di bronzo, che celebra la storia locale della cit­tadina, realizzato nel dicembre del 2002 dallo scultore locale Elio Malena, sia i mosaici che impreziosiscono le pareti interne della chiesa.


( Chiesa di San Cataldo Matrice )

CHIESA DI SAN NICODEMO ABATE
Di impianto moderno è la chiesa di San Nicodemo abate, per la cui progettazione ci si è ispirati alla tenda ebraica, a simboleggiare che la Chiesa è in continuo cammino. L'interno a unica navata con zona absidale asimmettrica presenta, al centro, la mensa eucaristica in marmo. Dietro l'altare maggiore campeggia un crocifisso. Lungo le pareti dell'aula liturgica sono affisse le riproduzioni delle dodici stazio­ni della Via Crucis.

CHIESA DI SAN MICHELE
Piccolo edificio religioso di costruzione moder­na. Circondato dal verde, vi si accede attraverso un semplice portale. L'interno, a una sola nava­ta, non presenta opere d'arte di rilievo. Ospita un altare in marmo e scanni alle pareti.

CHIESA DI S. ANTONIO
È stata costruita nel 1999 ed è in stile moderno. L'edificio, che ricorda la forma di una pagoda, ha la copertura in legno e ampie vetrate. L'interno, mononavato con soffitto ligneo, pre­senta al centro una mensa eucaristica, in marmo, alle cui spalle si erge un crocifisso in bronzo. Degna di nota la grande vetrata circola­re a tessere multicolore.

CHIESA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA
La chiesa è delimitata da due palazzi di pochi piani. Fu aperta al culto nel 1961, per risponde­re alle esigenze di quei rioni che gravitano nella parte nord della cittadina. Nel 1988 l'edificio sacro venne abbellito con artistiche finestre isto­riate. Vi si accede da un semplice portale rettan­golare e si caratterizza per un'alta struttura a vela in cui è custodita una campana. A1 suo interno non si segnalano opere d'arte di rilievo.

CHIESETTA DEL MARE (o di Santa Croce)
Si trova nello stesso sito dei mercati saraceni, a circa quattro chilometri dal paese. Dedicata alla Regina del cielo, sorge sul promontorio dell'Alice in località Madonna di Mare. La tradizione narra che l'Apostolo Pietro, approdato su questi lidi durante un suo viaggio da Antiochia a Roma, fondò sui resti di un tempio pagano il primo insediamento cristiano chiama­to Santa Croce. L'interno dell'aula non presenta elementi decorativi di rilievo. Degna di nota è una tela di autore ignoto che riproduce 1'effige della Vergine.

CAPPELLA DI SANTA LUCIA
Piccolo edificio con campanile a vela posiziona­to sul timpano. Quest'ultimo e il portale rettan­golare sono gli unici elementi decorativi della facciata. L'aula liturgica custodisce una statua della santa che è collocata in una nicchia dietro la mensa eucaristica.

CASTELLO SABATINI
È una costruzione di tipo militare a pianta qua­drilatera con torri angolari speronate. Edificato nel XV secolo dai Carafa marchesi di Cirò, e noto pertanto anche come castelletto dei Carafa, fu nel tardo Settecento trasformato dagli Spinelli, feudatari principi di Tarsia, che del manufatto militare fecero un'elegante dimora gentilizia. Il castello fu acquistato dalla famiglia Sabatini nel 1840.


( Castello Sabatini )

I MERCATI SARACENI
Un beneficio religioso di origine settecentesca venne creato, nella località oggi denominata Madonna di Mare, per iniziativa dei feudatari principi di Tarsia. Essi ottennero un real diplo­ma e la possibilità di organizzare qui una fiera dall'1 al 3 maggio. Proprio in questa località, infatti, si trova il complesso mercantile che nel corso del Settecento fu sede di quella fiera, una delle più importanti del comprensorio, la fiera di Santa Croce, che richiamava, per la ricchezza e la qualità delle mercanzie, le vicine popolazio­ni arberesh (Carfizzi, S. Nicola, Pallagorio). All'inizio del XIX secolo, a causa delle invasioni turche che interessarono l'intera fascia ionica, la fiera venne interrotta. Si narra infatti che, pro­prio nel corso della cerimonia d'apertura, alla presenza del principe giunto da Napoli e di una numerosa comunità di mercanti, la fiera venne cannoneggiata da navi turche, forse per questo i mercati ivi realizzati portano il nome di "mer­cati saraceni". Formati da due file di arcate in pietra che un tempo servivano al posteggio-merci, dopo la loro ristrutturazione, ultimata nel 1990, sono divenuti scenario di attività artistiche e teatrali nell'ambito dell'agosto cirotano.


( Mercati Saraceni )



TORRE NUOVA
Costruita nel 1596 per volontà del marchese Vespasiano Spinelli, è situata alla foce del Lipuda, nella contrada Brisi. La struttura rap­presenta, insieme alla Torre Vecchia, il cardine di un sistema difensivo e di avvistamento.











PALAZZO SICILIANI
Imponente costruzione in pietra facciavista su due livelli. Al piano terra si apre il grande por­tale con arco a tutto sesto. Degni di nota i bal­concini in ferro battuto e le cornici in pietra delle finestre. È ubicato in via Vittorio E­manuele.


( Palazzo Siciliani )



PALAZZO CAPARRA
Il palazzo che si eleva su tre livelli è stato più volte rimaneggiato. Nel corpo centrale si nota una costruzione a mo' di torretta. Ha una corte a cielo aperto. Sorge in via Tirone.




PALAZZO MARCHESE TERRANOVA
Antico edificio su tre livelli in Largo Stazione. La facciata priva di elementi architettonici di rilievo presenta un portale ad arco con decoro alla chiave di volta. In alto si notano due deli­ziosi balconcini con ringhiera a petto d'oca. La copertura del tetto è a coppi.













MONUMENTO A GIUSEPPE GANGALE
A1 filosofo e glottologo è stato eretto un busto collocato su un basamento rivestito in lastre di marmo. A lato, su un blocco di pietra grezza, sono scolpiti alcuni libri. Il monumento è posto nella villetta sul Lungomare Stefano Pugliese.

 
















MONUMENTO AI CADUTI
Ai caduti di tutte le guerre è stato innalzato un monumento che si compone di un alto basa­mento rivestito in marmo su cui è collocata una statua della Vergine con il Bambino. Per i mari­nai morti in mare è stata inserita una grande ancora in ferro.




















MONUMENTO A SAN ROSA GATTORNO
Sul Lungomare Stefano Pugliese Sud è stata col­locata, nel 2000, una statua in bronzo posta su un basamento in marmo bianco, raffigurante la religiosa che ha fondato l'ordine delle "Figlie di Sant' Anna". Suor Rosa fu beatificata proprio nel 2000 da papa Giovanni Paolo II.




















TORRE VECCHIA

Lungo il pendio che unisce Madonna di Mare alla costa si trova una struttura difensiva. È una torre di avvistamento a pianta quadrata, costruita proprio in seguito alle prime invasioni saracene, detta anche Torre Vecchia.

PALAZZO PORTI
In questo palazzo dell'Ottocento, che si trova in in piazza Diaz, sono ospitati il Museo civico archeologico e gli uffici della Soprintendenza. Su due livelli, si caratterizza per i ricchi fronto­ni che adornano i balconcini balaustrati. Gli angoli sono rinforzati da finte paraste scanalate terminanti con capitelli aggettanti finemente decorati con stucchi. Diversi i punti di accesso tutti di forma rettangolare, tranne il portale principale che ha un arco a tutto sesto. Il tetto terrazzato è in parte occupato da un'ala rialza­ta.

I CASINI DI CAMPAGNA
Sono tipiche abitazioni rurali edificate tra la seconda metà del Settecento e la prima metà dell'Ottocento fuori dall'abitato. Si possono ammirare negli agrumeti, nelle vigne e negli uliveti dove avevano la residenza saltuaria (quando le attività stagionali lo richiedevano) i proprietari terrieri. Costruiti prevalentemente in pietra o in mattoni, gli unici materiali dispo­nibili sul territorio, hanno una struttura sempli­ce, generalmente a pianta rettangolare, e si pre­sentano disposti su due piani: il piano terra era destinato a luogo di lavoro (cucina, stalle, locali adibiti alla trasformazione e alla conservazione dei prodotti agricoli come il grano, le olive e l'uva) ed il piano superiore, con più stanze, era l'abitazione della famiglia. Annessi ai casini si trovano le tipiche casette rurali, dimora dei contadini che espletavano i lavori agricoli. Da visitare, tra gli altri: il casino Naty in contrada Brisi. Capoano in località Ceramido e Zito in località Pozzello.

FONTANA DELL'ALICE (o del Principe)
Situata nella parte alta dei giardini del castello Sabatini, è una fontana ottocentesca a specchio con tre archi sui quali è apposta una lastra di marmo, contenente lo stemma dei nobili signo­ri Spinelli.

STATUA DEL CRISTO

Nei pressi del santuario dedicato alla Madonna dell'Itria, su un colle che domina uno splendido panorama, è stata posta una grande statua di Cristo nell'atto di benedire l'abitato sottostante. Poggia su un basamento in cemento, costituito da un blocco rettangolare sovrastato da uno quadrato.

FARO DI PUNTA ALICE

Edificato sul promontorio di Punta Alice da cui prende il nome, si presenta come un'alta torre ottagonale attaccata a una struttura più bassa di colore bianco.

IL SANTUARIO CHIESA DI SANTA MARIS DELL' ITRIA

Sorge dove un tempo era il castrum di Licia o Alichia lungo la strada per Cirò e prende il tito­lo dall'appellativo bizantino Odigitria, dato alla Madonna. La chiesa è documentata in un privi­legio di metà Quattrocento. Sull'origine di que­sto luogo di culto la tradizione locale ha imba­stito una leggenda che data, invece, ai tempi di Costantino l'arrivo sul litorale cirotano di una tela sacra con l'immagine della Madonna, custodita in una cassa e portata dentro ad un ‘i­dria.

Il santuario è gestito dai Padri Passionisti. Al suo interno è custodita una tela in stile icono­grafico-bizantino della Vergine con il Bambino (autore ignoto del 1800). Di pertinenza della chiesa sono un salone per convegni, una biblioteca (aperta su richiesta) e una sala lettura.


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GASTRONOMIA

La cucina di Ciro' prevede alcuni piatti tipici della gastronomia calabrese: conserve, (soprattutto le alici, conservate sotto sale, sotto pepe o sott'olio), salumi, latticini, dolci (in particolare "crustoli", "tardiddri" e "pitta 'nchiusa"). Rinomato e' il "bianchetto salato", sardellina o "mustica", una specie di salsa ottenuta con neonata di pesce, confezionata con pepe rosso polverizzato, sale e olio, ed utilizzata come antipasto o salsa per pizza. Un posto speciale merita certamente il vino Ciro', il piu' celebre e il piu' rinomato tra i vini calabresi, che nell'antichita' si diceva venisse offerto agli atleti che tornavano dalle Olimpiadi. La produzione del vino D.O.C. utilizza uve provenienti dai vigneti di Melissa e Crucoli, oltre che da quelli di Ciro' e Ciro' Marina. I tre tipi di vino (rosso, rosato e bianco) possono accompagnare carni, selvaggina, pollame, primi piatti, pesce e antipasti.

La vicinanza del mare non ha influito totalmente sulla cucina ciromarinese. Quella locale è, infatti, una gastronomia mista, che sfrutta in egual misura i prodotti della terra e la ricchezza dei fondali. Nelle preparazioni si adopera molto il vino che da queste parti di certo non manca. Ma anche il peperoncino rosso, la cipolla e l'a­glio. Tra le verdure è preferita la cicoria preparata a minestra.

Nelle case è rimasta salda la tradizione di pre­parare le conserve per l'inverno. Se ne fanno di tutti i tipi (pomodoro, melanzane, funghi, pomodori secchi, alici, tonno, olive schiacciate in salamoia, peperoni a fette), ma su tutte pri­meggia la sardella piccante, il tipico caviale cirotano, preparata con le neonate (alici o sarde), il pepe rosso e il finocchio selvatico. Tra i dolci tipici: i crustoli a Natale (impasto a forma di involtino a base di farina, olio, vino e miele) e le cudduredde e Santu Catavuru (ciambelline preparate con farina, zucchero, uova, latte e ricoperte con glassa al limone).

Enciclopedia dei Comuni della Calabria con guida storico-turistica

Pipe e pisci

Ingredienti: Peperoni, pomodoro fresco, pesci (alici o altro tipo), sale.

Procedimento Friggere i peperoni. A metà cottura aggiungere il pomodoro e poco dopo il pesce già salato. Girare di tanto in tanto.

Mostarda

Ingredienti: Uva.

Procedimento: Dopo aver lavato l'uva, métterla a cuocere in una pentola per un paio d'ore. Schiacciare un poco i chicchi e girare con una paletta. Togliere dal fuoco la mostarda quando diventa densa e cremosa, trattare quindi con il passatutto. Se è troppo liquida rimetterla sul fuoco. Conservare, infine, in vasetti chiusi ermeticamente e poi capovolti (questo procedimento permette alla condensa di andare verso sopra; in alternativa bollire i vasetti).

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