![]() |
||||||||||||
|
||||||||||||
Cirò Marina
I primi insediamenti costieri del Cirotano sono documentati da materiali attribuibili all'Età del bronzo, segnalati in località Motta, altri dello stesso tipo si sono scoperti nelle località Oliveto e Taverna, per cui sembrano disporsi lungo una via costiera, punto probabile di approdo di un commercio marittimo di cui si ipotizza l'esistenza già in Età neolitica. Altri dati archeologici, risalenti alla seconda metà del VII secolo a.C., hanno portato a ritenere che l'area del Cirotano (Cirò e Cirò Marina) sia divenuta punto d'incontro non violento tra due gruppi umani: le genti indigene e i coloni greci, dai quali i primi sembrano avere assorbito costumi, oggettistica e rituali.
La presenza greca sulla costa si concentrava intorno al santuario di Apollo a Punta Alice, nel territorio di Cirò Marina. Qui, in Età ellenistica (III secolo a.C.), sulle rovine di un antico tempio (databile al V secolo a.C.), ne venne eretto uno ex novo. La tradizione mitica, che si ripercuote a vari livelli su quella storica, unisce, infatti, la fondazione di Krimisa e la costruzione del santuario sacro ad Apollo. Entrambe sarebbero opera di Filottete che, dopo alterne vicende, le consacrò al dio Apollo. Questo evento segnò la fine del suo vagabondare (da qui Apollo Aleo) e l'inizio della sua vita in Calabria.
A partire dalla metà del IV secolo a.C., Krimisa cadde in mano agli italici, ossia a genti connotabili come brettie, che si stabilirono fra i bacini idrografici del torrente Santa Venere a nord ed il torrente Lipuda a sud, dando vita ad una rete di insediamenti sparsi, qualificati come "fattorie", basati soprattutto su attività agricole e pastorali congeniali alle caratteristiche geomorfologiche del territorio. La documentazione epigrafica, recuperata nel corso del tempo nell'area sacra del santuario di Apollo, irrobustisce l'ipotesi di una conduzione brettia del tempio. Rispetto al periodo precedente, caratterizzato da un fervido attivismo commerciale, in età romana, Krimisa appare svuotata dalla sua antica vitalità. L'intenzione di Roma, infatti, era inizialmente quella di non sconvolgere la situazione economica e sociale preesistente. Non esistono informazioni accertabili sulla vita del territorio fino al V secolo d.C. Secondo l'archeologo Paolo Orsi, infatti, risale a questa data la cristianizzazione del santuario di Apollo Aleo. In seguito, almeno per un millennio, l'insediamento umano si ritirò verso le colline interne dove poi sorgerà Cirò. Sulla costa rimarrà un modesto numero di pescatori, mentre è difficile documentare l'esistenza di un sia pur modesto luogo di imbarco dei prodotti (vino e olio soprattutto) prima del XV secolo. Nel novembre del 1444, la comunità cirotana chiese la concessione di grazie e di privilegi al sovrano Alfonso d'Aragona; sono giunte a noi documentazioni riguardo un tributo ("lo pisse grosso") pagato dai pescatori al convento di S. Francesco d'Assisi; viene altresì richiesta la concessione della grazia per la ciurma catturata assieme all'imbarcazione da pesca, con a bordo 13 buoi (elemento, questo, che fa pensare all'esistenza di un approdo per il commercio locale sulla costa). In un testo di carte nautiche stampato a Venezia nel 1490, il piccolo posto d'imbarco viene denominato Lena di Lenza. Il pericolo costituito dalle incursioni turchesche, nel corso del XVI secolo, spinse l'amministrazione spagnola a costruire delle torri d'avvistamento costiero a protezione dei centri posti, come Cirò, sulle colline dell'interno. Anche i titolari del feudo, che ai primi del Cinquecento erano i Carafa, conti di Santa Severina, furono spinti a fare la loro parte a difesa della comunità amministrata, per cui oltre a costruire il castello di Cirò, i signori feudali edificarono nel 1499, alle falde della collina sovrastante la Marina, un manufatto militare dal disegno massiccio e severo, di forma quadrangolare, noto come il castelletto dei Carafa. Gli apprestamenti militari non salvarono gli scarsi abitanti della Marina e soprattutto quelli di Cirò da due importanti e sanguinosi assalti turcheschi, verificatisi il primo nel 1587 e il secondo nel 1707, che costrinsero la popolazione ad allontanarsi dalla costa con effetti rovinosi sull'economia marinaresca. Ancora per due secoli, perciò, la Marina mantenne il modesto ruolo che si è indicato, come testimoniano i dati del catasto onciario di metà Settecento, dal quale risulta addirittura assente un ceto di pescatori. Nella seconda metà del Settecento, le vicende internazionali posero fine alle scorrerie piratesche, per cui i più coraggiosi tra i proprietari del centro medievale ritennero giunto il momento di spostare più a valle le proprie attività produttive, disboscando e creando colture pregiate dell'olio, della vite, degli agrumi. Così facendo seguirono l'esempio del feudatario che nel 1761 restaurò il castelletto cinquecentesco divenuto il palazzo di Alici, creandovi un'azienda tra le più importanti e dotandola anche di un allevamento di bufali. I principi di Tarsia, allora titolari della giurisdizione, istituirono altresì il "privilegio della Madonna di Mare" e ottennero nel 1785, da un diploma regale, la possibilità di tenervi una fiera dall'1 al 3 maggio. Nel 1804 alcune navi attaccarono la spiaggia di Alice proprio mentre era in corso la fiera; da allora questa perse importanza e pian piano scomparse. Solo nella seconda metà dell'Ottocento importanti fenomeni indussero il trasferimento di nuclei familiari dal centro medievale alla Marina: innanzitutto la quotizzazione di una parte del demanio comunale, che assegnò per la prima volta a contadini poveri modesti poderi in pianura, in seguito, l'iniziativa dell'amministrazione comunale e di quella provinciale di Catanzaro (di cui il territorio faceva parte dalla seconda restaurazione borbonica), volta a costruire una strada che unisse Cirò alla Marina, ed infine, la costruzione della tratta ferroviaria jonica, che collegava la Marina con Taranto e Reggio Calabria. Questi elementi furono tutti di decisiva importanza per la forte crescita del villaggio costiero, nonostante le violente mareggiate che a fine secolo colpirono il quartiere Baracca, il sostanziale disinteresse degli amministratori di Cirò verso i problemi dei nuovi quartieri (malgrado l'impegno per la costruzione dell'acquedotto) e le condizioni igienico-sanitarie del territorio a valle, che necessitava di importanti interventi di bonifica, in particolare nella zona della Lisonda-Punta Alice. Ma i rapporti di forza demografici tra le due realtà urbane che ormai costituivano Cirò erano destinati a mutare nel corso degli anni Trenta; al censimento, infatti, si verificò il sorpasso della popolazione della Marina nei confronti di quella del centro medievale. Il peso che la prima aveva ormai nella vita complessiva del paese, venne testimoniato dalla nascita di due sezioni fasciste, nel centro storico ed alla Marina, e dalla concessione della cittadinanza onoraria ad alcuni funzionari del Genio civile di Catanzaro, cui venne riconosciuto il merito di avere avviato la bonifica di Punta Alice e di avere realizzato un muraglione a difesa dei quartieri costieri. Nel 1946, alla fine della Seconda guerra mondiale, rinacque la vita democratica e venne rieletto a suffragio universale il consiglio comunale; si avviarono così le pratiche per la divisione consensuale di Cirò in due realtà amministrative. Le procedure parlamentari furono assai più lunghe del previsto. Nel frattempo ci furono incidenti spiacevoli tra le due comunità tra i quali il più famoso si verificò nel 1950, con il trafugamento da parte di alcuni abitanti della Marina della statua di S. Cataldo. Alla fine dell l'anno successivo 1'iter parlamentare della legge di separazione fu completato e il 18 maggio 1952 nacque il comune autonomo di Cirò Marina. Nei primi decenni del nuovo centro urbano, la dialettica politica e le problematiche sociali apparivano poco complesse: da una parte i proprietari terrieri che, avendo creato alla Marina moderne aziende, erano determinati a voler difendere il proprio ruolo egemone nella vita locale; dall'altra un ceto contadino con forti tradizioni di lotte per la terra, risalenti sia al primo sia al secondo dopoguerra, che aveva acquisito, anche in virtù della riforma agraria, un ruolo sempre più forte dal punto di vista economico e sociale. Nel corso degli anni le aziende vitivinicole hanno raggiunto uno sviluppo e una notorietà internazionale. I lavoratori impiegati nelle attività indotte insieme ai professionisti legati ai servizi finanziari, agli insegnanti, ai titolari di esercizi commerciali, di attrezzature turistiche e di balneazione, hanno creato una città nuova e il vecchio borgo marinaro, disposto lungo la spiaggia, è unito al borgo nato attorno alla stazione ferroviaria. Le linee di sviluppo urbano non sono state seguite a pieno, poiché gli interessi privati hanno prevalso su quelli collettivi e l'abusivismo edilizio l'ha fatta da padrone, tanto più che la cittadina si è dotata di un piano regolatore solo nel 1992. La popolazione negli ultimi quarant'anni ha superato i quattordicimila abitanti, e se permangono problemi non risolti dallo sviluppo urbano, quale la scarsità delle risorse idriche, l'inesistenza di adeguate strutture culturali ecc. al contrario, sono stati creati servizi di assistenza come il poliambulatorio e il consultorio familiare. Diverse sono le cause che hanno determinato l'ancora solo parziale ingresso della cittadina nell'era della modernità globalizzata. Fra quelle di più stringente attualità vanno ricordate lo scarso tessuto culturale e il frazionismo politico. Riguardo al primo punto è da evidenziare la pressoché totale assenza di quell'humus di strutture culturali - librerie, biblioteche, case editrici, giornali, riviste - pur presenti in diverse altre realtà calabresi. Qualche passo in avanti è stato, in verità, realizzato nel settore museale; ma, in effetti, si tratta di poca cosa. Tali carenze sono da attribuire in buona parte alla noncuranza delle pubbliche amministrazioni verso le strutture culturali di peso. Un esempio per tutti è come queste hanno fatto morire il "Premio nazionale Cirò Marina" che, pur non esente da pecche (soprattutto quelle di aver voluto, anche se inconsapevolmente, imitare in malo modo i grandi premi nazionali e tralasciare le potenzialità locali) aveva costituito un notevole punto di incontro e di dibattito culturale. La scarsa attenzione al generale tema della cultura, d'altro canto, rappresenta una problematica assai presente in tutta la provincia di Crotone con - in testa, purtroppo - lo stesso capoluogo. Riguardo al frazionismo politico va invece evidenziata l'estrema instabilità amministrativa che ha contraddistinto la cittadina. Un frazionismo (spesso accompagnato da personalismi e da trasformismi) che, nella pur ancora breve vita comunale, ha portato a più commissariamenti prefettizi. E che - caso più unico che raro - ha generato, all'interno del Pci (e poi del Pds e dei Ds) l'esistenza di sezioni cittadine contrapposte. L'ultimo commissariamento, avvenuto nel 2000, ha costretto alle dimissioni il sindaco Domenico Facente, che da circa un anno era stato eletto a capo di una giunta di centrosinistra. In seguito alle elezioni del maggio 2001, la vita amministrativa della cittadina è tornata a riprendere il suo normale corso. A guidare il comune, alla testa di una giunta ancora di centro-sinistra, è il senatore Nicodemo Filippelli che, nell'attività comunale amministrativa, pone attivamente anche il proprio prestigio di leader regionale dell'Udeur. Personaggi Giuseppe Gangale
Il 10 maggio 1950, prima di venire consegnata ai cirotani, la statua venne trafugata da alcuni marinai. La vicenda scatenò l'ira popolare nelle due comunità, ed a stento si poterono evitare fatti di sangue, grazie all'intervento risolutore del vescovo di Cariati Raffaele Faggiani, il quale pose l'interdetto sulla statua, dividendo la manifestazione religiosa dei due villaggi. "Colora la tua Pasqua" manifestazione culturale che nella domenica della Santa Pasqua gli artisti accreditati della Provincia e non si cimentano nel dipingere nella piazza centrale un oggetto in ceramica (per il 2003 stato un vaso a forma di uova pasquale) che sarà poi messo a l'asta ed il ricavato sarà dato in beneficienza. "Cirò Arte" Teatro all'aperto,che si tiene nei Mercati Saraceni sopra il Crimisa Promontorium nella prima decade di agosto; sono passati in questa rassegna personaggi come Carlo Croccolo, Leopoldo Mastelloni, Iannuzzo, Peppe Barra, E. Cannavale, A. Roncato, O.Lionello e tanti altri. "Sagra della Sardella e del Pesce Azzurro" che si tiene nella seconda decade di agosto per far degustare, ai turisti e non, tutte le specialità gastronomiche realizzate con la famosa Sardella di Cirò Marina dove per'altro è nata la ricetta originale e tante altre pietanze che hanno, come protagonista, il pesce azzurro, sarde, alici, tonno ecc. "Spiagge Pulite" un Progetto che per la prima volta vedeva una Pro Loco cimentarsi in collaborazione con il Comune locale, nella pulizia di circa otto km di spiaggia balneabile. E' stato un successo che ha contribuito a far prendere al nostro Comune il riconoscimento della Bandiera Blu 2003. l'oriente, al balcone mio c'è sole e luna. Se tu sei ricca e non ti manca niente, a me basta la sola persona) Santu Catavuru va ara guerra, ccu fucili e rivaltelli e ccu nu filu e maccarruni ar 'a mmazzati nu battagliuni.
CHIESA DI SAN CATALDO (Matrice) CHIESA DI SAN NICODEMO ABATE CHIESA DI SAN MICHELE CHIESA DI S. ANTONIO CHIESA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA CHIESETTA DEL MARE (o di Santa Croce) CAPPELLA DI SANTA LUCIA CASTELLO SABATINI I MERCATI SARACENI
PALAZZO PORTI I CASINI DI CAMPAGNA FONTANA DELL'ALICE (o del Principe) STATUA DEL CRISTO Nei pressi del santuario dedicato alla Madonna dell'Itria, su un colle che domina uno splendido panorama, è stata posta una grande statua di Cristo nell'atto di benedire l'abitato sottostante. Poggia su un basamento in cemento, costituito da un blocco rettangolare sovrastato da uno quadrato. FARO DI PUNTA ALICE Edificato sul promontorio di Punta Alice da cui prende il nome, si presenta come un'alta torre ottagonale attaccata a una struttura più bassa di colore bianco. IL SANTUARIO CHIESA DI SANTA MARIS DELL' ITRIA Sorge dove un tempo era il castrum di Licia o Alichia lungo la strada per Cirò e prende il titolo dall'appellativo bizantino Odigitria, dato alla Madonna. La chiesa è documentata in un privilegio di metà Quattrocento. Sull'origine di questo luogo di culto la tradizione locale ha imbastito una leggenda che data, invece, ai tempi di Costantino l'arrivo sul litorale cirotano di una tela sacra con l'immagine della Madonna, custodita in una cassa e portata dentro ad un ‘idria. Il santuario è gestito dai Padri Passionisti. Al suo interno è custodita una tela in stile iconografico-bizantino della Vergine con il Bambino (autore ignoto del 1800). Di pertinenza della chiesa sono un salone per convegni, una biblioteca (aperta su richiesta) e una sala lettura. La cucina di Ciro' prevede alcuni piatti tipici della gastronomia calabrese: conserve, (soprattutto le alici, conservate sotto sale, sotto pepe o sott'olio), salumi, latticini, dolci (in particolare "crustoli", "tardiddri" e "pitta 'nchiusa"). Rinomato e' il "bianchetto salato", sardellina o "mustica", una specie di salsa ottenuta con neonata di pesce, confezionata con pepe rosso polverizzato, sale e olio, ed utilizzata come antipasto o salsa per pizza. Un posto speciale merita certamente il vino Ciro', il piu' celebre e il piu' rinomato tra i vini calabresi, che nell'antichita' si diceva venisse offerto agli atleti che tornavano dalle Olimpiadi. La produzione del vino D.O.C. utilizza uve provenienti dai vigneti di Melissa e Crucoli, oltre che da quelli di Ciro' e Ciro' Marina. I tre tipi di vino (rosso, rosato e bianco) possono accompagnare carni, selvaggina, pollame, primi piatti, pesce e antipasti. La vicinanza del mare non ha influito totalmente sulla cucina ciromarinese. Quella locale è, infatti, una gastronomia mista, che sfrutta in egual misura i prodotti della terra e la ricchezza dei fondali. Nelle preparazioni si adopera molto il vino che da queste parti di certo non manca. Ma anche il peperoncino rosso, la cipolla e l'aglio. Tra le verdure è preferita la cicoria preparata a minestra. Nelle case è rimasta salda la tradizione di preparare le conserve per l'inverno. Se ne fanno di tutti i tipi (pomodoro, melanzane, funghi, pomodori secchi, alici, tonno, olive schiacciate in salamoia, peperoni a fette), ma su tutte primeggia la sardella piccante, il tipico caviale cirotano, preparata con le neonate (alici o sarde), il pepe rosso e il finocchio selvatico. Tra i dolci tipici: i crustoli a Natale (impasto a forma di involtino a base di farina, olio, vino e miele) e le cudduredde e Santu Catavuru (ciambelline preparate con farina, zucchero, uova, latte e ricoperte con glassa al limone). Enciclopedia dei Comuni della Calabria con guida storico-turistica Pipe e pisci Ingredienti: Peperoni, pomodoro fresco, pesci (alici o altro tipo), sale. Procedimento Friggere i peperoni. A metà cottura aggiungere il pomodoro e poco dopo il pesce già salato. Girare di tanto in tanto. |
||||||||||||