SISTEMATICA ED IDENTIFICAZIONE.
Individuo metamorfosato con corpo nero provvisto di macchie gialle più o meno estese e numerose. Il dimorfismo sessuale è rilevabile a livello della cloaca, che si presenta rigonfia nel maschio, mentre è piatta o appena rilevata nella femmina. Larva con cresta dorsale della coda che si estende più o meno in avanti sul tronco, riducendosi progressivamente fino a scomparire con l'età. Apice della coda arrotondato. Colorazione dorsale inizialmente bruno-grigia o bruno-giallastra con variegatura nerastra e punteggiatura metallica, ventralmente biancastra o grigiastra; successivamente compaiono le macchie gialle. Di regola è presente una macchia chiara alla base degli arti. HABITAT, ECOLOGIA E BIOLOGIA.
Entità Europeo-Mediterranea diffusa nell'Europa centromeridionale e nel Nord Africa, lungo l'Anatolia fino all'Iran. In Italia è diffusa dall'arco alpino lungo tutta la penisola fino alla Calabria.
Specie politipica comprendente 16 sottospecie, 13 delle quali vivono in Europa.
Habitat: Ambienti del suolo (lettiera, tane di micromammiferi, sotto sassi, tronchi di alberi, ecc.) e del sottobosco di faggete, abieti-faggete, castagneti, querceti mesofili, boschi misti di caducifoglie in genere. L'habitat riproduttivo è rappresentato da pozze e ruscelli.
Biologia: Attiva in superficie soprattutto al crepuscolo e di notte, con tempo piovoso o particolarmente umido. La riproduzione ha luogo in primavera. Le uova si sviluppano nell'ovidutto della femmina: quando le larve hanno raggiunto un avanzato grado di sviluppo, questa si reca nell'acqua (pozze di piccoli ruscelli che solcano i boschi o le foreste) e vi immerge la parte posteriore del corpo partorendo così da 10 a 70 larve. In questi casi vengono partoriti anche individui già metamorfosati per cui si può parlare per questa specie sia di ovoviviparità che di viviparità.
PHYLUM: CHORDATA
CLASSE: Amphibia
ORDINE: Urodela
FAMIGLIA: SALAMANDRIDAE
NOME ITALIANO: Tritone crestato italiano
SISTEMATICA ED IDENTIFICAZIONE. Un tempo riconosciuto come razza geografica del Tritone crestato, recenti studi genetici ne hanno elevato il rango a piena specie. E’ il più grande tritone italiano (fino a 14-18 cm compresa la coda), di colore scuro che si differenzia dal Tritone crestato per le zampe anteriori proporzionalmente più lunghe, la pelle meno verrucosa, l’assenza della punteggiatura bianca sui fianchi e per la presenza di una stria vertebrale chiara, generalmente gialla, spesso presente nelle femmine. Nel periodo riproduttivo i maschi presentano una cresta vertebrale con margine dentellato alta anche più di un centimetro. Le femmine sono più grandi dei maschi. HABITAT, ECOLOGIA E BIOLOGIA.
E’ specie presente, generalmente non oltre i 400-600 m, in laghi di piccola estensione, stagni, pozze, canali e risorgive, preferibilmente con ricca vegetazione acquatica. Aterra, vive in campi, prati e boschi, mai troppo lontani dal sito di riproduzione. Sverna generalmente sotto le pietre o interrato. I maschi raggiungono l’acqua a partire dalla fine di febbraio fino ad aprile e rimangono in acqua sino ad agosto. Dopo un complesso rituale di comportamento il maschio deposita una spermatofora nella cloaca della femmina. La femmina depone fino a 400 uova attaccandole alla vegetazione o alle pietre del fondo. Le uova schiudono dopo circa 2 settimane. Lo sviluppo larvale dura circa 3 mesi. E’ specie piuttosto longeva: in taluni casi può raggiungere anche i 18 anni di età. Le larve sono predatrici di invertebrati acquatici. Negli adulti la dieta è composta da prede di più grandi dimensioni come insetti, molluschi e anellidi ed anche giovani e adulti di altri tritoni o giovani della propria specie. Tra i predatori delle larve vi sono numerosi insetti acquatici ed i salmonidi FATTORI DI MINACCIA.
La causa principale del declino di questa specie è la progressiva distruzione degli habitat riproduttivi; talvolta a questa causa si aggiunge la predazione esercitata dai salmonidi introdotti
PHYLUM: Chordata
CLASSE: Reptilia
ORDINE: Squamata
FAMIGLIA: Viperidae
NOME ITALIANO: Vipera comune
SISTEMATICA ED IDENTIFICAZIONE. Capo relativamente tozzo e massiccio, coda breve, sopratutto nelle femmine; capo subtriangolare, ben distinto dal tronco. Muso squadrato con apice saliente; occhio con pupilla verticalmente ellittica, separato dalle squame sopralabiali da 2 (talora 1) serie complete di placchette. Squame dorsali nettamente carenate. Colorazione di fondo del dorso variabile dal bruno-giallastro al rossastro, al bruno-olivastro fino al nero: su di essa si osserva un'ornamentazione assai variabile, che negli esemplari della regione ha per lo più forma di barre trasversali bruno-nerastre, più nette e marcate nei maschi. Parti ventrali dal bruno-giallastro (femmine) al grigio-nerastro (maschi), con macchie chiare laterali. La massima lunghezza totale citata è di 94 cm, ma di rado supera i 75 cm (maschi maggiori). HABITAT, ECOLOGIA E BIOLOGIA.
Habitat: Boschi e loro margini, radure, macchie e boscaglie, pietraie e zone rocciose, litorali sabbiosi.
Biologia: Diurna, ma in parte anche notturna, la sua fisiologia ed ecologia sono strettamente correlate alle condizioni termiche dell'ambiente, e in particolare del substrato: in fase di termoregolazione, al mattino, quando il suolo è ancora freddo, si espone al sole su accumuli vegetali o salendo su bassi arbusti. Durante le ore più calde della giornata rimane in genere al riparo della vegetazione, esponendosi nuovamente al sole verso il tramonto, e restando in attività anche la notte se la temperatura del suolo lo consente. Caccia di preferenza piccoli Mammiferi, ma anche Sauri e Uccelli: ha abitudini sedentarie, restando in genere legata ad un ristretto spazio vitale. L'accoppiamento ha luogo in aprile e i piccoli (fino a una decina, lunghi 12-20 cm) nascono verso fine agosto-settembre.
Note tassonomiche: Specie politipica caratterizzata da notevole polimorfismo. Vengono riconosciute cinque sottospecie, le tre presenti in Italia secondo Zuffi & Bonnet (1998) hanno la seguente ripartizione territoriale: V. a. atra Meisner, 1820 dell'area alpina nordoccidentale, V. a. francisciredi Laurenti, 1768 delle alpi centro orientali e dell'Italia peninsulare sino alla Campania e alla Puglia settentrionale e V. a. hugy Schinz, 1833 dell'Italia meridionale, Sicilia e Isola di Montecristo.
SISTEMATICA ED IDENTIFICAZIONE. Lunghezza: 25-30 cm, fino a 40 cm, di cui i tre quinti sono costituiti dalla coda. Il ramarro costituisce senz'altro il più elegante sauro europeo: il maschio presenta tutta la parte superiore del corpo di colore verde brillante, punteggiata di nero, mentre il ventre è uniformemente di colore giallo. Nel periodo riproduttivo inoltre, la gola degli esemplari maschi assume una tonalità azzurra, caratteristica talvolta comune anche in alcune femmine; queste solitamente presentano una colorazione dorsale bruna o di un verde più chiaro rispetto ai maschi e non di rado sono caratterizzate da delle striature chiare, due o quattro, bordate da linee o punteggiature nere, che attraversano i fianchi dell'animale. I giovani di ambedue i sessi hanno spesso i fianchi rigati da queste striature, che scompaiono con la crescita. La testa è spessa e corta, e nei maschi è presente un leggero dimorfismo sessuale, a cui si devono le maggiori dimensioni del capo, e la diversa forma della coda, che risulta più allargata alla base, e che, come nelle altre lucertole, se spezzata si rigenera. HABITAT, ECOLOGIA E BIOLOGIA.
Il ramarro è un sauro largamente diffuso in tutta l'Europa centro-meridionale, e il suo areale di distribuzione comprende tutta l'Italia ad eccezione della Sardegna. Si spinge fino a 1800 m.
Si tratta di una lucertola molto attiva, esclusivamente diurna, che appena la temperatura lo permette, esce dalla propria tana alla ricerca di cibo: le prede più comuni sono gli insetti, come cavallette o coleotteri, ma il ramarro si ciba anche di larve, bruchi, frutta o uova d'uccello e a volte i grossi adulti non esitano ad attaccare piccoli vertebrati come rane, piccoli topi, giovani serpenti, nidiacei e altre lucertole. Il ramarro essendo un abile arrampicatore conduce indistintamente una vita terricola o arboricola anche se il suo rifugio, un tronco marcio, una vecchia tana o un mucchio di foglie secche, si trova quasi sempre all'altezza del suolo; è altresì un eccellente nuotatore e in caso di pericolo non esita a tuffarsi nell'acqua per nascondersi sul fondo o riemergere dopo qualche metro. Anche sul terreno è una preda difficilissima da catturare per qualsiasi predatore, uomo compreso, in quanto si sposta con eccezionale velocità su qualsiasi terreno, e riesce ad infilarsi in fessure strettissime grazie all'elasticità del suo corpo. Attorno alla metà di Novembre si ritira nella sua tana e cade in un lungo letargo che si protrae fino a metà di Febbraio.
L'accoppiamento avviene generalmente nel mese di Maggio, quando i maschi si sfidano in combattimenti a volte molto brutali che però non si concludono mai con la morte di uno dei contendenti. Del resto l'accoppiamento stesso è abbastanza brutale: il maschio, infatti, morde la femmina su un fianco, per tenerla ferma, e questa, dopo la fecondazione, depone in una buca profonda da 15 a 30 cm, scavata nella sabbia un numero di uova che va da 9 a 21. Le uova, di colore biancastro e vengono lasciate incustodite dalla femmina sin dal momento che segue la deposizione. I giovani ramarri nascono dopo 3 mesi e sono lunghi 7-8 cm, coda compresa. La maturità sessuale è raggiunta dopo il secondo anno di età. L'età che può raggiungere un ramarro va dai 12 ai 15 anni. I potenziali predatori dei giovani ramarri sono le donnole, i gatti, i serpenti e i roditori che ne saccheggiano i nidi mangiandone le uova. FATTORI DI MINACCIA.
L'unico vero nemico degli esemplari adulti sembra essere l'uomo, che, con il forte uso di pesticidi, ne ha causato la rarefazione della specie in certe zone. Protetto!
PHYLUM: CHORDATA
CLASSE: REPTILIA
ORDINE: SQUAMATA
FAMIGLIA: COLUBRIDAE
NOME ITALIANO Cervone
SISTEMATICA ED IDENTIFICAZIONE. E’ un Colubride di grosse dimensioni (anche oltre i 200 cm nelle femmine), robusto, con testa piuttosto lunga e appiattita e pupilla rotonda. Si distingue dalle altre specie congeneri, oltre che per il caratteristico disegno dorsale con colore di fondo bruno giallastro e 4 bande longitudinali scure, per la presenza di due squame preoculari e per l’accenno di carenatura sulle squame dorsali. Le parti inferiori sono di solito giallastre HABITAT, ECOLOGIA E BIOLOGIA.
E’ specie diurna, terricola e arboricola, diffusa, nelle nostre regioni, soprattutto nelle aree di pianura, spingendosi raramente oltre i 600 m. Predilige ambienti di macchia mediterranea, soprattutto i boschi di latifoglie sempreverdi, più raramente i boschi di caducifoglie. E’ presente sia in aree boscate che in zone a vegetazione più rada o in prossimità di radure, talvolta anche in coltivi. Si spinge frequentemente in prossimità di caseggiati e centri abitati, dove predilige i muretti a secco, ruderi ed edifici abbandonati. Gli accoppiamenti hanno generalmente luogo in aprile e giugno. Dopo circa 40-50 giorni, la femmina depone 3-18 grosse uova (peso di circa 30 g) alla base di cespugli, nei muretti a secco, in fessure della roccia. Le uova schiudono dopo 45-50 giorni. I neonati sono lunghi in media 35 cm. L’accrescimento corporeo è molto veloce e un animale di 3 anni è in media lungo 120 cm. Dopo il 4° anno di età l’accrescimento diminuisce piuttosto bruscamente. I giovani si cibano soprattutto di sauri, piccoli mammiferi e grossi insetti, gli adulti quasi esclusivamente di mammiferi, uccelli (soprattutto nidiacei e uova). Tra i predatori più comuni vi è il Biancone e altri grossi rapaci diurni. FATTORI DI MINACCIA.
E’ specie in progressivo declino, a causa soprattutto dell’intensa caccia cui la specie è stata soggetta in questi ultimi decenni e del continuo deterioramento e scomparsa degli habitat in cui essa vive.
AREE SIC: Foce Neto; Pescaldo; Monte Fuscaldo; Murgie di Strangoli; Stagni sotto Timpone S. Francesco; Parco Nazionale della Calabria.
PHYLUM: CHORDATA
CLASSE: REPTILIA
ORDINE: Testudines
FAMIGLIA: TESTUDINIDAE
NOME ITALIANO: Testuggine comune
SISTEMATICA ED IDENTIFICAZIONE. E’ specie di dimensioni fino a 20 cm nelle femmine dal carapace convesso e talvolta bitorzoluto, simile alla Testuggine greca, dalla quale si riconosce per la presenza di un astuccio corneo sulla punta della coda, per la mancanza di speroni sulle cosce e per la presenza di 2 placche sopra la coda. Il maschio si riconosce dalla femmina per la coda più lunga, per l’estremità posteriore del carapace molto convessa con il margine libero fortemente piegato verso il basso e per il piastrone concavo (piatto nella femmina).
HABITAT, ECOLOGIA E BIOLOGIA. E’ specie che vive in zone mediterranee, fino a 300-400 m di quota o anche i 1300-1500 m (in Sicilia). Predilige gli ambienti di gariga e le pinete, mentre utilizza macchia mediterranea e leccete come aree di svernamento ed estivazione. Abita anche le zone boscate con essenze miste o con dominanza di querce. Si accoppia da marzo a giugno e talvolta fino all’autunno. Il maschio, dopo un approccio anche piuttosto violento con la femmina, si accoppia con essa. Dopo 2-5 settimane la femmina scava una buca nel terreno e vi depone da 2-5 uova. Nel corso di una singola stagione riproduttiva essa può deporre un massimo di 12 uova. La schiusa delle uova avviene dopo 2-4 mesi Le giovani testuggini sono lunghe 3-4 cm e pesano non più di 6-8 g. L’accrescimento è piuttosto lento ed il raggiungimento della maturità sessuale avviene generalmente al 7°-12° anno per le femmine, 2-3 anni prima nei maschi. In natura vive in media 50 anni, ma può superare anche il secolo. E’ specie prevalentemente erbivora. La predazione sulla specie, che si verifica soprattutto ai nidi, è operata da diverse specie di mammiferi carnivori e uccelli rapaci.
FATTORI DI MINACCIA. Pur essendo ancora la testuggine terrestre più diffusa in Italia, la specie ha subito in questi ultimi decenni un forte declino per il degrado e la distruzione dell’habitat dovuto ad urbanizzazione ed incendi, ed a causa del prelievo, a fini commerciali, degli esemplari.
SISTEMATICA ED IDENTIFICAZIONE. Il Ramarro (lacerta viridis): fra tutti i sauri, è una delle specie di maggiore dimensioni. Infatti raggiunge una lunghezza di oltre 40 centimetri compresa la coda.
Nell'adulto la parte superiore del corpo è verde, macchiata o punteggiata di nero, mentre la parte inferiore è uniformemente gialla. Durante il periodo degli amori, il maschio ha la gola blu. Questi colori armoniosamente contrastanti fanno del ramarro uno dei più bei rappresentanti del genere Lacerta. Anche se non ha la facoltà di cambiare rapidamente colore, la sua livrea si modifica con l'età. Il giovane è bruno, ornato di una o due file di macchie bianco-giallastre. Queste macchie scompaiono a poco a poco con la crescita, ma possono anche persistere nelle femmine adulte, con la tonalità di colore meno vivace che nei maschi.
HABITAT, ECOLOGIA E BIOLOGIA. Preferisce ambienti con vegetazione ricca e cespugliosa in vicinanza di corsi d'acqua o comunque in zone non eccessivamente secche. Comune nelle siepi e nei boschi dell'Europa. L'area di diffusione del ramarro non raggiunge, a settentrione, nè il mare del Nord nè il Baltico e a Sud, comprende solo zone più umide della fascia mediterranea. In Italia è diffuso, eccetto che in Sardegna. Il ramarro è diurno, infatti lo si vede quando si scalda al sole su una pietra o su un albero. In Italia scompare per la metà di novembre fino a metà febbraio, ricominciando a nutrirsi a marzo. Questa specie presenta un leggero dimorfismo sessuale.
Nei maschi la testa è più grossa, la coda allargata alla base, il colore blu della gola è vivo. L'accoppiamento avviene in modo brutale: il maschio morde la femmina sui fianchi, tenendola tanto stretta da arrivare al punto di ferirla. I primi accoppiamenti hanno luogo durante il secondo anno di età. Nei giovani il periodo degli amori è un pò più tardivo e talvolta si protrae fino a giugno. Le femmine adulte depongono 2 volte all'anno( da 6 a 21 uova per covata), le più giovani una sola volta. La femmina scava una buca lunga circa 20 centimetri, in cui depone le uova, durante il mese di maggio, uova di circa 30 millimetri di lunghezza e 10 di larghezza. Terminata la deposizione la femmina abbandona le uova. Le uova si schiudono 3 mesi dopo. I giovani ramarri rimuovono la terra che chiude la tana e subito si disperdono.
AREE SIC: Foce Neto; Monte Gariglione; Pescaldo; Parco Nazionale della Calabria.
PHYLUM: Chordata
CLASSE: Amphibia
ORDINE: Anura
FAMIGLIA: Hylidae
NOME ITALIANO: Raganella Italiana
SISTEMATICA ED IDENTIFICAZIONE. Epidermide liscia sul dorso, granulosa sul ventre, muso arrotondato, dita provviste di dischi adesivi alle estremità. Colorazione dorsale verde brillante uniforme, ma variabile, a seconda dello stato fisiologico, dall'olivastro al grigio-bruno; fianchi attraversati da una stria giallastra che, dall'occhio e attraverso il timpano, giunge all'inguine, ove presenta un breve prolungamento verso il dorso. Parti ventrali biancastre, con gola che, nei maschi, appare bruno-giallastra per la presenza di un sacco vocale esterno. Lunghezza massima di circa 6 cm, mediamente inferiore nei maschi rispetto alle femmine. Larva caratterizzata da occhi in posizione laterale, coda appuntita e provvista di creste alte a margine convesso, estese anche sul corpo; colorazione olivastra-giallastra, più chiara sul ventre; lunghezza massima 5 cm.
HABITAT, ECOLOGIA E BIOLOGIA. È diffusa in tutto il territorio di pianura e sull'Appennino, ove appare più frequente a quote basse.
Entità centrosudeuropeo-asiatica, diffusa in tutta l'Europa centro-meridionale eccetto il sud della Penisola Iberica e della Francia e le Baleari; si spinge a est fino al Giappone.
Arboricola, vive su alberi, arbusti, canneti, in prossimità di ambienti umidi, anche temporanei e di limitata estensione, in cui scende nel periodo degli amori; è resistente all'aridità e in grado di vivere anche a notevole distanza dall'acqua.
La fregola ha luogo generalmente tra la fine di marzo e maggio: i maschi sono i primi a scendere in acqua ove, con il loro sonoro gracidio, richiamano le femmine all' accoppiamento. Le ovature, masserelle gelatinose grandi quanto una noce, cadono sul fondo o si attaccano alla vegetazione sommersa; la metamorfosi ha luogo in 2-3 mesi. Gli adulti si nutrono soprattutto di Insetti catturati in volo.
AREE SIC: Foce Neto; Monte Fuscaldo; Murgie di Strangoli; Fiume Lepre; ; Stagni sotto timpone S. Francesco.
SISTEMATICA ED IDENTIFICAZIONE. Il colubro liscio (Coronella austriaca) è probabilmente il nostro serpente meno conosciuto, grazie alla sua piccola dimensione (50-60 cm), al suo colore grigio-bruno con piccole macchie scure su tutto il corpo (presenta una macchia a forma di “V” sulla nuca) che lo rende praticamente invisibile su suoli rocciosi e ghiaiosi, nel bosco e nelle praterie in cui vive. Gli adulti possono arrivare fino a circa 60 cm, coda inclusa, occasionalmente oltre 80 cm. Serpente moderatamente piccolo con corpo cilindrico, collo e testa poco definiti, muso abbastanza appuntito. Occhi piccoli con pupilla rotonda; squame lisce. Colorazione variabile, di solito grigiastra, brunastra, rosata o anche rossastra, talvolta più intensa dorsolateralmente conferendo spesso l'effetto di due vaghe striature longitudinali. Sul dorso sono spesso presenti punti o macchiette scure più evidenti nella regione del collo (dove spesso vi sono due piccole striature scure) che frequentemente formano irregolari barre trasversali o sono disposte in due linee. Quasi sempre preresente una striatura che dal fianco del collo attraversa l'occhio e termina alla narice, talvolta vi è anche una vaga "briglia" sul muso. Il ventre di solito piùiuttosto scuro: rosso, arancione, grigio, nerastro, generalmente con qualche punteggiatura o macchiettatura.
HABITAT, ECOLOGIA E BIOLOGIA. Si trova dal livello del mare fino a oltre 1800 m nella parte meridionale del suo areale, dove tende a essere montana. Serpente diurno e piuttosto riservato che risiede in vari ambienti soleggiati e aridi, ma lo si trova anche alla base delle siepi, lungo i limiti dei boschi, nei boschi luminosi, sui pendii cespugliosi, sui terrapieni ecc. Nel meridione si osserva in zone con poca vegetazione sparsa, come ghiareti, dirupi, mucchi di pietre dove trova rifugio nelle crepe. Si trova anche, ma raramente, in habitat umidi. Piuttosto lento nei movimenti, morde immediatamente quando viene manipolato e scarica il contenuto fetido delle ghiandole anali. Sembra essere intelligente (per quanto lo possa essere un serpente). Si nutre prevalentemente di lucertole (spesso costituiscono il 70% della sua dieta) specialmente lacertidi fino alla grandezza di un Ramarro di medie dimensioni (Lacerta viridis) e anche orbettini (Anguis). Il resto della dieta comprende piccoli serpenti (anche giovani vipere), mammiferi e loro prole e qualche insetto. Le prede più grandi vengono strette tra le spire.
Spesso chi lo vede, lo confonde con una vipera. Il mimetismo di questo serpente, oltre che farlo sfuggire agli occhi dei predatori, gli permette di passare inosservato dalle sue prede. Questo colubro non depone uova, ma i piccoli si sviluppano nel ventre della madre, che li metterà al mondo alla fine di agosto. Partorisce da 2 a 15 giovani completamente sviluppati, che raggiungono la maturità sessuale in circa 4 anni.
Gli animali dell'Italia meridionale e della Sicilia hanno spesso parti dorsali uniformi.
SISTEMATICA ED IDENTIFICAZIONE. Il rospo smeraldino (nome scientifico: 'Bufo virdis'), dalla stupenda colorazione a verde con qualche macchilina rossa, è un abitatore protetto di alcune zone della provincia di Crotone.
HABITAT, ECOLOGIA E BIOLOGIA. Meno notturno e più piccolo del rospo comune, popola giardini ed orti dove svolge un’importante funzione di lotta ai parassiti delle colture, cibandosi di insetti, larve, ragni e vermi.
Nelle serate estive si può incontrare questo buffo animaletto o se ne può sentire il caratteristico richiamo, un dolce tremolio, acuto, intenso ed armonioso, simile al frinire dei grilli.
D'inverno vive riparato per sotto il muschio, alla base dei cespugli o sotto i sassi.
SISTEMATICA ED IDENTIFICAZIONE. E’ specie di dimensioni fino a 110 cm nelle femmine e i 100-150 Kg di peso; i caratteri distintivi sono la forma allungata del carapace che ha rivestimento corneo e presenza di 5 scudi costali per lato e piastrone con 3 scudi marginali privi di pori. Il colore è rosso marrone superiormente, striato di scuro nei giovani.
HABITAT, ECOLOGIA E BIOLOGIA. E’ specie pelagica di acque con profondità massima di 150-200 m. Predilige le acque dei mari temperati e subtropicali anche se può spingersi frequentemente in mari più caldi. Le popolazioni mediterranee tendono a concentrarsi nelle parti più orientali del bacino, dove si riproducono, e in quelle meridionali, dove svernano. Durante la stagione riproduttiva si formano branchi che intraprendono migrazioni (spesso centinaia di Km), verso i luoghi di deposizione. Gli accoppiamenti hanno luogo in prossimità delle coste. Le deposizioni si hanno da fine giugno e a fine luglio. La femmina, nelle ore notturne, raggiunge la spiaggia, e scava una buca profonda circa 40-70 cm in cui depone da 60 a 200 uova; poi ricopre la buca e ritorna in mare. In una stessa stagione riproduttiva la femmina può costruire più nidi. Le femmine si riproducono in media ogni 2-3 anni. Le uova schiudono dopo 6-8 settimane dalla loro deposizione. I giovani, lunghe non più di 4 o 5 cm, si dirigono repentinamente verso il mare. L’accrescimento è relativamente veloce, i giovani di 3 anni sono lunghi in media 50 cm per 20 Kg di peso, a 4-5 anni sono lunghi circa 60 cm per 30-35 Kg. Si ciba soprattutto di molluschi e crostacei. I neonati, subito dopo la schiusa, nel tragitto che li separa dal mare, possono venire predati dagli uccelli marini.
FATTORI DI MINACCIA. Il progressivo declino in questi ultimi anni è stato causato dalla cattura accidentale nelle reti da pesca e, soprattutto, dalla progressiva scomparsa di siti adatti alla deposizione dovuta al degrado dei litorali.
PHYLUM: CHORDATA
CLASSE: REPTILIA
ORDINE: TESTUDINES
FAMIGLIA: EMYDIDAE
NOME ITALIANO: Testuggine palustre europea o Testuggine d’acqua
SISTEMATICA ED IDENTIFICAZIONE. E’ specie di dimensioni fino a 20 cm (occasionalmente 30 cm, maschi più piccoli) dal carapace nerastro o brunastro, con disegno caratteristico chiaro e punteggiature e striature spesso gialle. Si distingue facilmente dalle testuggini di terra per il carapace più appiattito e per le dita sempre palmate. Si può confondere con una specie alloctona introdotta, la Testuggine dalle orecchie rosse; quest’ultima si distingue dalla nostrana testuggine per il disegno del capo, in particolare per presenza di una banda rosso vivo dietro l’occhio.
HABITAT, ECOLOGIA E BIOLOGIA. E’ specie che predilige acque ferme o a lento decorso con ricca vegetazione, presente generalmente sotto i 500 m ed eccezionalmente a quote superiori (sino a 1500 m). Ha abitudini per lo più acquatiche, ma frequenta anche l’ambiente terrestre. Sverna, a partire da novembre – dicembre, sia sul fondo degli stagni, che a terra. Gli accoppiamenti, che avvengono per lo più in acqua, sono da marzo ad ottobre. Il maschio, una volta avvicinata la femmina, le nuota a fianco e poi le sale sul dorso. La femmina scava una buca a terra ove depone 8-10 uova, che schiudono dopo qualche mese; i piccoli alla schiusa sono lunghi 20-30 mm. L’accrescimento è molto lento e a 6 anni le dimensioni non superano i 60-70 mm. La maturità sessuale viene raggiunta a 6-8 anni. E’ specie longeva raggiungendo i 20-50 anni. E’ prevalentemente carnivora cibandosi di invertebrati e piccoli vertebrati. I giovani sono predati da mammiferi carnivori e uccelli (come gli aironi).
FATTORI DI MINACCIA. Il declino della specie è dovuto alla scomparsa e deterioramento dell’habitat In particolare l’intensa urbanizzazione delle zone di pianura, soprattutto costiere, ha causato la scomparsa di molte aree umide minori abitate dalla specie. Anche le catture operate dall’uomo hanno contribuito alla sua rarefazione ed estinzione locale. Infine il rilascio in natura di testuggini esotiche, potenziali vettori di infezioni e competitori, può creare problemi alla sopravvivenza della specie.
AREE SIC: Murgie di Strongoli; Stagni sotto Timpone S. Francesco.
SISTEMATICA ED IDENTIFICAZIONE. Corpo relativamente slanciato, muso ottusamente appuntito; distanza tra le narici maggiore di quella tra le orbite; gli arti posteriori, distesi in avanti lungo il tronco, raggiungono, o superano, con l'articolazione tibio-tarsica la punta del muso. Macchia temporale scura non sempre ben evidente, delimitata inferiormente da una stria chiara che dall'angolo della bocca giunge fin sotto l'occhio. Colorazione dorsale molto variabile, dal bruno al giallastro, al grigio, al rossastro, spesso con macchie scure e chiare; parti ventrali bianco giallastre o rosate, gola scura con una banda mediana più chiara. I maschi hanno arti anteriori più robusti e provvisti di callosità sul lato interno del primo dito. Lunghezza massima 6 cm. La larva è simile a quella di Rana temporaria, di colore grigio con fitta punteggiatura nera.
HABITAT, ECOLOGIA E BIOLOGIA. Entità appennininca, diffusa dalla Liguria centrale alla Calabria.
Vive nei pressi di Torrenti e ruscelli, specialmente in valli profonde e boscose; frequenta anche grotte e miniere.
Tra le rane "rosse" è la meno terricola, e non si allontana in genere di molto dai corsi d'acqua: spesso anzi vi cerca rifugio, intrattenendosi a lungo sul fondo di pozze e tratti a debole corrente .
Specie monotipica riconosciuta come specie separata da Rana graeca Boulenger, 1891 mediante studi morfologici su adulti e larve (Dubois, 1987; Grillitsch et al., 1993; Picariello et al., 1996) e biochimici (Picariello et al., 1990).
Tipica specie appenninica diffusa da 130 a 1667 m con prevalenza nelle fasce collinari da 400 a 600 m. E' frequente per lo più in ambienti umidi, dove presenta una elevata specializzazione per i corsi d'acqua.
AREE SIC: Monte Gariglione; Fiume Lepre; Parco Nazionale della Calabria.
SALAMANDRINA TERDIGITATA – NUMERO DELLA SPECIE 1175
PHYLUM: CHORDATA
CLASSE: AMPHIBIA
ORDINE URODELA
FAMIGLIA: SALAMANDRIDAE
NOME ITALIANO: Salamandrina dagli occhiali
SISTEMATICA ED IDENTIFICAZIONE. E’ specie con testa piuttosto lunga ed occhi sporgenti, coda più lunga della testa e del corpo, parti superiori brunastre o nerastre con macchia più o meno triangolare sul capo gialla o vermiglia, ventre pallido con macchie scure, gola nera e parti inferiori delle zampe e della coda degli adulti rosso brillante. Gli adulti misurano dai 7 agli 11 cm compresa la coda. Carattere distintivo rispetto agli altri Urodeli europei, è la presenza di 4 dita sulle zampe (anziché 5).
HABITAT, ECOLOGIA E BIOLOGIA. E’ specie tipicamente terricola, notturna e attiva con tempo coperto e piovoso. Vive, fino ai 1300m, nei boschi di latifoglie con ampie radure e spessa lettiera, e talora in vicinanza di centri abitati, campi e giardini. I siti di riproduzione sono pozze, fossi, abbeveratoi e più frequentemente tratti a debole corrente di piccoli corsi d’acqua con ricca vegetazione arbustiva sulle rive. Il corteggiamento ha luogo a terra, (in ottobre – novembre, ma anche a dicembre) quando il maschio insegue la femmina mantenendo il capo attaccato alla cloaca della compagna ed allaccia con la propria coda quella della femmina e depone una spermatofora che viene risucchiata dalla cloaca della femmina. Tra marzo e maggio le femmine migrano verso i siti riproduttivi e depongono 30 – 50 uova attaccate al substrato o alla vegetazione sommersa. Le uova schiudono dopo una ventina di giorni e terminano la metamorfosi dopo circa 2 mesi. La maturità sessuale è raggiunta ad una lunghezza di 70 mm; a un anno di vita gli esemplari hanno già la colorazione definitiva. Larve ed adulti si nutrono di piccoli invertebrati; le prime vengono predate da crostacei e larve di grossi insetti, i secondi da piccoli mammiferi, altri anfibi (es. Rospo), serpenti (bisce d’acqua) e pesci.
FATTORI DI MINACCIA. Minacce alla sopravvivenza sono dovute alla riduzione dei boschi, all’inquinamento dei corsi d’acqua ed alla loro captazione con conseguente prosciugamento di pozze e interi tratti di torrente ed alla introduzione nei corpi idrici di specie ittiche predatrici.
AREE SIC: Monte Gariglione; Parco Nazionale della Calabria.
SISTEMATICA ED IDENTIFICAZIONE. Adulti fino a circa 50 cm. La coda intatta un po' più lunga del corpo ma di frequente più corta negli adulti in quanto si rompe e raramente si rigenera. Rettile simile a un serpente, con squame lisce. Solitamente marrone o grigio o anche rossastro o color rame nella parte superiore. Le femmine hanno spesso una striscia vertebrale e fianchi e ventre piuttosto scuri; i maschi sono più uniformi ma possono avere occasionalmente degli ocelli blu, specialmente nell'areale orientale. I giovani sono fortemente colorati: dorati o argentati superiormente con fianchi, ventre e striscia vertebrale molto scuri.
Si trova su tutto il continente europeo tranne nella penisola iberica meridionale, in Irlanda e nell'estremo nord. Presente in Inghilterra. A oriente fino agli Urali, al Caucaso e a parte dell'Asia sud occidentale; presente anche in Africa nord occidentale.
HABITAT, ECOLOGIA E BIOLOGIA. Preferisce habitat ricchi di vegetazione e si trova spesso in ambienti piuttosto umidi. Rinvenibile in pascoli, radure dei boschi, sottoboschi ricchi di vegetazione, brughiere, lungo le siepi, sui terrapieni ecc. Di solito si muove lentamente e con circospezione ed difficile incontrarlo verso sera o dopo la pioggia. Occasionalmente può termoregolarsi all'aperto ma preferisce scaldarsi rimanendo sotto cose riscaldate dal sole (pietre piatte, vecchie lastre metalliche ecc.) o sotto la vegetazione. Lo si trova frequentemente rigirando le pietre, i ceppi ecc.
PHYLUM: CHORDATA
CLASSE: AMPHIBIA
ORDINE: ANURA
FAMIGLIA: DISCOGLOSSIDAE
NOME ITALIANO.
Ululone dal ventre giallo
SISTEMATICA ED IDENTIFICAZIONE. E’ specie con dimensioni fino a circa 5 cm, con pelle del dorso fortemente verrucosa, ventre con vistosa colorazione giallastra, talvolta tendente all’arancione, con macchie blu grigiastre più o meno abbondanti. Fino ad alcuni anni fa in Italia il taxon era distinto in due sottospecie: variegata e pachypus. Secondo alcuni autori pachypus sarebbe una specie distinta, ma tale dato merita di essere confermato da ulteriori ricerche.
HABITAT, ECOLOGIA E BIOLOGIA. E’ specie prevalentemente diurna che frequenta ambienti acquatici vari come torrenti e ruscelli a debole corrente, piccole pozze, laghetti, vasche e talvolta anche abbeveratoi, dove l’acqua è generalmente poco profonda. E’ più comune nelle aree collinari o pedemontane, localmente presente in pianura ed eccezionalmente oltre i 1500 m. Tra marzo e aprile gli animali raggiungono il sito riproduttivo, a seconda dell’altitudine, e vi rimangono sino a settembre o ottobre. I maschi, privi di sacchi vocali, emettono un canto flautato consistente in brevi note armoniche. L’accoppiamento è lombare. La femmina depone un totale di 40-100 uova, che attacca alla vegetazione sommersa. Le uova schiudono dopo circa una settimana. Le larve metamorfosano generalmente dopo 2-3 mesi, più raramente, nel caso di deposizioni tardive, i girini possono svernare in acqua. Appena metamorfosato l’animale ha dimensioni di poco superiori a 1 cm. La maturità è generalmente raggiunta al 2° o al 3° anno. Le larve sono onnivore, mentre gli adulti sono predatori (prevalentemente artropodi). Soprattutto le uova sono predate da specie ittiche e da altri Anfibi (come il Tritone crestato italiano).
FATTORI DI MINACCIA. Le popolazioni della specie, scarse e tendenti alla frammentazione, sono in declino, a causa dell’inquinamento chimico e il degrado dei siti riproduttivi, l’elevata mortalità negli stadi precoci di sviluppo dovuta soprattutto alla predazione, nonché la raccolta a fini collezionistici.
AREE SIC: Monte Gariglione; Parco Nazionale della Calabria.
SISTEMATICA ED IDENTIFICAZIONE. Adulti fino a 150 cm coda inclusa, occasionalmente raggiungono i 200 cm circa. Serpente piuttosto slanciato con testa piccola ovoidale e abbastanza ben definita. Squame dorsali lisce, occhi ben distinguibili con pupilla rotonda. Nella maggior parte dell'area ha colore di fondo verdastro-giallo molto oscurato dalla pigmentazione nera o verde che forma un indistinto intreccio di barre sulle parti anteriori, e riduce a striature o file di punteggiature giallastre il colore di fondo sul resto del corpo. Queste ornamentazioni caratteristiche della coda sono spesso riconoscibili anche quando i serpenti sono rintanati nel loro ricovero. Ventre giallastro o grigiastro talvolta con piccoli punti scuri. La maggior parte degli adulti delle regioni nordorientali, in Italia meridionale, Sicilia e alcune isole sono quasi completamente neri. I giovani sono grigio pallido, verde oliva, con un ampio disegno caratteristico sulla testa (marcature molto chiare); possono anche avere marcature scure sulla parte anteriore. La colorazione completa degli adulti si sviluppa al quarto anno di età circa.
HABITAT, ECOLOGIA E BIOLOGIA. Ampiamente diurno e del suolo, sebbene capace di arrampicarsi sulle rocce e sui cespugli. Si trova in un'ampia varietà di ambienti principalmente asciutti e ricchi di vegetazione, quali declivi rocciosi assolati, margini di boschi, macchie, boschi aperti, zone cespugliose, ruderi e giardini; occasionalmente anche in prati umidi e ambienti acquitrinosi. Si trova fino a 1500 metri ed è spesso molto numeroso; singoli individui stanno spesso in un territorio ristretto. Molto veloce e agile, caccia a vista. Estremamente aggressivo quando catturato, morde forte e ripetutamente. Il cibo degli adulti comprende lucertole e mammiferi; preda anche nidiacei di uccelli, serpenti (anche vipere) e rane. I giovani catturano principalmente piccole lucertole e grossi grilli.
Ha tendenze ofidiofaghe, ed è in grado di predare Serpenti, anche della sua stessa specie; sono noti anche casi di predazione nei confronti della Vipera comune. L'accoppiamento ha luogo tra aprile e giugno; le uova (5-15) vengono deposte in luglio e, tra fine agosto e settembre, schiudono neonati lunghi 20-25 cm.